Catania, il campo ha parlato: ora la società deve completare la squadra
24-08-2026 11:19 - Campionato
Autore: Pier Andrea Aidala
Finalmente, si fa per dire, ieri sera al Massimino il campo ha parlato. Purtroppo, però, il rettangolo verde ha raccontato una verità amara, che si aggiunge a un’estate tra le meno semplici che i tifosi etnei ricordino tra quelle dell’era Pelligra. Sarebbe stato decisamente meglio iniziare con una vittoria e accantonare momentaneamente i cattivi pensieri derivanti dalle questioni fideiussione, budget, Torre del Grifo e via discorrendo. La realtà del club rossazzurro, però, ad oggi viaggia sul doppio binario di una rosa da completare e di una società con diverse questioni “extra campo” da sistemare.
Impossibile, o quantomeno poco onesto, scindere i fatti di campo da quelli degli alti uffici di Piazza Spedini. La sconfitta interna all’esordio in campionato, occorre ammetterlo, è figlia delle turbolenze estive patite dal Catania FC. La squadra mandata in campo dal nuovo allenatore Longo è ancora un cantiere aperto, con diverse pedine mancanti e numerosi punti di domanda.
Partendo dalla difesa, l’unico calciatore apparso degno della sufficienza contro l’Inter U23 è stato Raimo. Sulle corsie, né Donnarumma né Pagliai hanno offerto una prova convincente e capace di far dormire sonni tranquilli a una piazza a cui è stato promesso un campionato di vertice. In particolare, il titolare della corsia mancina non è sembrato l’interprete più adatto per una difesa a quattro. I centrali, in tale contesto, sono apparsi lenti e spesso fuori giri, tanto da chiedersi perché non si comprenda quanto Matteo Di Gennaro possa rappresentare un innesto di assoluto livello. Qualora la società decidesse di farne a meno, le soluzioni potrebbero essere soltanto due: o un forte intervento sul mercato con un elemento top di categoria, oppure la definitiva investitura di Quaini come leader difensivo. Quest’ultimo, da centrocampista, ha mostrato il consueto repertorio di recuperi e pressing sul portatore di palla avversario, pur predicando nel deserto. Con i fastidi fisici di Perrotta e la conseguente ricollocazione al centro della difesa del numero 16, però, la luce sembra essersi accesa, regalando al reparto arretrato maggiore solidità e piedi più educati per far partire l’azione dal basso.
Il vero problema del Catania nella sconfitta d’esordio risiede però nel centrocampo. A meno che non si voglia “menare il can per l’aia”, Varrà dovrà mettere la parola fine al dilemma che affligge la formazione rossazzurra ormai da troppe stagioni. Senza giri di parole, la formazione etnea ha un assoluto e urgente bisogno di un costruttore di gioco importante. Ieri troppo spesso si è avuta la sensazione che il possesso palla fosse sterile e che lo schema, prima o poi, prevedesse “palla a Cicerelli e segno della croce”. Senza un playmaker di livello, il Catania è probabilmente destinato a un campionato altalenante e non da prime posizioni. Le stesse mezzali non hanno dato il contributo sperato, con Corbari poco incisivo sulla scia della precedente annata e Jimenez tutt’altro che irresistibile. Lo spagnolo è a un bivio: o crescere in mentalità, cattiveria agonistica e convinzione, oppure rimanere il calciatore discontinuo visto ieri. Anche in questo caso la palla passa alla società, che dovrà trovare soluzioni di mercato adatte a mister Longo.
L’attacco, infine. Lo schema già citato del “palla a Cicerelli e segno della croce” ha prodotto, nella quasi totalità dei casi, preghiere vane. Il neo capitano ha provato a inventare qualcosa, ma è apparso ancora lontano dalla miglior condizione e, per larghi tratti di gara, ha faticato a saltare l’uomo. Stesso discorso per Liguori e Leonardi, mai realmente pericolosi. I subentrati, Bruzzaniti e Lunetta su tutti, non hanno cambiato spartito. L’unico a dare la scossa è stato Flavio Russo, autore di un gol da attaccante vero, fatto e finito. Ripartire dalla sua voglia di rappresentare al meglio la maglia e di aggredire l’area avversaria sarà d’obbligo per il prosieguo del torneo.
In attesa di prossime novità sulle questioni marchio, centro sportivo e penalizzazioni, occorrerà dimenticare in fretta la brutta serata del Massimino. La dirigenza e lo staff tecnico adesso hanno il dovere di migliorare quanto visto ieri, sia in sede di mercato sia durante le sessioni di allenamento. Il campo continuerà a parlare da qui sino al termine del campionato e l’unico augurio è che la storia finale sia decisamente diversa da quella raccontata dal prato un po’ ingiallito del Cibali in una caldissima serata catanese d’agosto.
Finalmente, si fa per dire, ieri sera al Massimino il campo ha parlato. Purtroppo, però, il rettangolo verde ha raccontato una verità amara, che si aggiunge a un’estate tra le meno semplici che i tifosi etnei ricordino tra quelle dell’era Pelligra. Sarebbe stato decisamente meglio iniziare con una vittoria e accantonare momentaneamente i cattivi pensieri derivanti dalle questioni fideiussione, budget, Torre del Grifo e via discorrendo. La realtà del club rossazzurro, però, ad oggi viaggia sul doppio binario di una rosa da completare e di una società con diverse questioni “extra campo” da sistemare.
Impossibile, o quantomeno poco onesto, scindere i fatti di campo da quelli degli alti uffici di Piazza Spedini. La sconfitta interna all’esordio in campionato, occorre ammetterlo, è figlia delle turbolenze estive patite dal Catania FC. La squadra mandata in campo dal nuovo allenatore Longo è ancora un cantiere aperto, con diverse pedine mancanti e numerosi punti di domanda.
Partendo dalla difesa, l’unico calciatore apparso degno della sufficienza contro l’Inter U23 è stato Raimo. Sulle corsie, né Donnarumma né Pagliai hanno offerto una prova convincente e capace di far dormire sonni tranquilli a una piazza a cui è stato promesso un campionato di vertice. In particolare, il titolare della corsia mancina non è sembrato l’interprete più adatto per una difesa a quattro. I centrali, in tale contesto, sono apparsi lenti e spesso fuori giri, tanto da chiedersi perché non si comprenda quanto Matteo Di Gennaro possa rappresentare un innesto di assoluto livello. Qualora la società decidesse di farne a meno, le soluzioni potrebbero essere soltanto due: o un forte intervento sul mercato con un elemento top di categoria, oppure la definitiva investitura di Quaini come leader difensivo. Quest’ultimo, da centrocampista, ha mostrato il consueto repertorio di recuperi e pressing sul portatore di palla avversario, pur predicando nel deserto. Con i fastidi fisici di Perrotta e la conseguente ricollocazione al centro della difesa del numero 16, però, la luce sembra essersi accesa, regalando al reparto arretrato maggiore solidità e piedi più educati per far partire l’azione dal basso.
Il vero problema del Catania nella sconfitta d’esordio risiede però nel centrocampo. A meno che non si voglia “menare il can per l’aia”, Varrà dovrà mettere la parola fine al dilemma che affligge la formazione rossazzurra ormai da troppe stagioni. Senza giri di parole, la formazione etnea ha un assoluto e urgente bisogno di un costruttore di gioco importante. Ieri troppo spesso si è avuta la sensazione che il possesso palla fosse sterile e che lo schema, prima o poi, prevedesse “palla a Cicerelli e segno della croce”. Senza un playmaker di livello, il Catania è probabilmente destinato a un campionato altalenante e non da prime posizioni. Le stesse mezzali non hanno dato il contributo sperato, con Corbari poco incisivo sulla scia della precedente annata e Jimenez tutt’altro che irresistibile. Lo spagnolo è a un bivio: o crescere in mentalità, cattiveria agonistica e convinzione, oppure rimanere il calciatore discontinuo visto ieri. Anche in questo caso la palla passa alla società, che dovrà trovare soluzioni di mercato adatte a mister Longo.
L’attacco, infine. Lo schema già citato del “palla a Cicerelli e segno della croce” ha prodotto, nella quasi totalità dei casi, preghiere vane. Il neo capitano ha provato a inventare qualcosa, ma è apparso ancora lontano dalla miglior condizione e, per larghi tratti di gara, ha faticato a saltare l’uomo. Stesso discorso per Liguori e Leonardi, mai realmente pericolosi. I subentrati, Bruzzaniti e Lunetta su tutti, non hanno cambiato spartito. L’unico a dare la scossa è stato Flavio Russo, autore di un gol da attaccante vero, fatto e finito. Ripartire dalla sua voglia di rappresentare al meglio la maglia e di aggredire l’area avversaria sarà d’obbligo per il prosieguo del torneo.
In attesa di prossime novità sulle questioni marchio, centro sportivo e penalizzazioni, occorrerà dimenticare in fretta la brutta serata del Massimino. La dirigenza e lo staff tecnico adesso hanno il dovere di migliorare quanto visto ieri, sia in sede di mercato sia durante le sessioni di allenamento. Il campo continuerà a parlare da qui sino al termine del campionato e l’unico augurio è che la storia finale sia decisamente diversa da quella raccontata dal prato un po’ ingiallito del Cibali in una caldissima serata catanese d’agosto.









