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Longo: "Dodici minuti folli hanno deciso la gara, dobbiamo essere più cinici"

23-08-2026 22:00 - Campionato
Autore: Redazione

Emilio Longo non cerca alibi dopo la sconfitta per 2-1 del Catania contro l’Inter U23. Intervenuto ai microfoni di Telecolor nel corso della trasmissione “Diretta Stadio”, il tecnico rossazzurro ha analizzato con lucidità il passo falso del “Massimino”, soffermandosi soprattutto sulla lentezza della manovra nel primo tempo, sul blackout che ha prodotto i due gol nerazzurri e sulla necessità di diventare più incisivi negli ultimi metri.

Longo ha preferito parlare di problemi emersi piuttosto che di delusione, sottolineando come alcune difficoltà non fossero ancora affiorate nelle precedenti uscite: "Non parlerei di delusioni, parlerei di un allenatore che ha visto delle difficoltà che, in questo momento, non erano state valutate durante questa prima parte del percorso. Più che di delusioni, parlerei di una squadra lenta nel primo tempo. Per 32 minuti la squadra avversaria non aveva tirato in porta. Noi avevamo fatto male, avevamo un palleggio lento, ma avevamo creato almeno due o tre opportunità per poter andare in vantaggio".

Il primo gol subito, arrivato sugli sviluppi di un calcio d’angolo, resta uno degli episodi che hanno maggiormente infastidito il tecnico. "Non mi è piaciuta un’ulteriore marcatura a zona sull’angolo: è stato un gol facile, per come lo intendo io. Lì rimane il rammarico perché, per uno o due minuti, abbiamo lasciato salire la delusione per il gol subito. Siamo usciti dalla partita e ci siamo ritrovati sotto 2-0".

Nella ripresa Longo ha provato a modificare il volto del Catania, inserendo maggior peso offensivo e arretrando Bruzzaniti in una posizione più interna. La reazione, per l’allenatore, è stata quella che avrebbe voluto vedere fin dall’inizio: "Nel secondo tempo, per mezz’ora, ho visto la squadra che mi aspettavo di vedere per 90 minuti. Poi abbiamo concesso delle ripartenze, ma c’era una squadra che aveva voglia di ribaltare la partita. Noi, però, non dobbiamo avere voglia di ribaltarla: dobbiamo avere voglia di vincerla dall’inizio. Devo lavorare su questo, dobbiamo velocizzare meccanismi che sono abbastanza chiari e dobbiamo essere bravi a rimanere dentro la partita anche quando si va in svantaggio".

Uno dei temi principali riguarda la poca concretezza negli ultimi metri. Longo ha richiamato alcune situazioni nelle quali il Catania avrebbe potuto concludere anziché cercare un passaggio ulteriore: "Il rammarico risiede nel fatto che ci sono state almeno tre situazioni nelle quali potevamo spingere il pallone o provare a tirare in porta e, invece, siamo stati leziosi. Mi viene difficile utilizzare la parola cattiveria perché è un po’ stucchevole, ma bisogna essere più cinici. Quando parlavo di Kaleb Jimenez dicevo proprio questo: c’è una palla dentro l’area di rigore che bisogna spingere per fare gol, non si può continuare a rifinire negli ultimi dieci metri".

Il tecnico ha poi escluso che la sconfitta possa essere utilizzata per spostare immediatamente il discorso sul mercato. "Io mi attengo ai ragazzi che ho e devo cercare di migliorarli. È normale che nell’analisi complessiva rimanga una sconfitta che fa male, e le assicuro che fa male, però devo cercare di guardare a quello che posso migliorare. Sarebbe troppo facile, e anche poco da uomini, pensare di dover ricevere qualcosa dall’esterno per fare meglio. Questa sera, con la squadra che avevo a disposizione, ero nelle condizioni di poter fare risultato. Non ci sono riuscito e devo capire dove lavorare meglio".

Sul possibile completamento della rosa, Longo ha mantenuto la linea già adottata nelle precedenti conferenze: "Ho detto da un po’ di tempo che non parlo di mercato, anche per rispetto delle persone che svolgono questo lavoro all’interno della società. Sia il direttore Varrà sia Grella sanno quali possono essere le migliorie da apportare alla squadra. Soprattutto oggi non mi va di parlare di mercato perché sembrerebbe voler scappare dalle responsabilità. Continuo a sostenere che, con la squadra che avevo a disposizione questa sera, potevo fare meglio".

Il tecnico ha comunque riconosciuto che la gara gli ha fornito indicazioni nuove e più precise: "La società si preoccuperà entro il 2 settembre di mettermi eventualmente a disposizione altro. Qualora lo facesse saremo tutti contenti; qualora non lo facesse, vuol dire che il lavoro dovrà essere ancora più importante. Devo essere un allenatore caratterizzante nel migliorare i calciatori a disposizione. Sicuramente da stasera ho una visione molto più chiara di dove devo andare a migliorare e di cosa bisogna fare".

Longo ha anche spiegato il confronto avvenuto a fine partita con Fortunato Varrà, chiarendo che l’analisi si è concentrata soprattutto sulla prestazione appena conclusa. "Con il direttore parliamo spesso, anche durante la settimana. Ci confrontiamo su quello che abbiamo visto ed è giusto che sia così. Il ragionamento è stato tutto incentrato sulla partita di questa sera ed eravamo abbastanza allineati su quanto la squadra avesse fatto. Voglio uscire da questa serata, non bella sul piano del risultato, con la correttezza di chi deve parlare prima di tutto di quello che ha visto in campo e trovare soluzioni alle problematiche emerse".

Particolarmente severo il giudizio sulla circolazione del pallone nella prima frazione: "La circolazione di palla del primo tempo è stata stucchevole, non c’è stata conduzione. Eravamo tutti incastrati nelle posizioni, con una squadra avversaria sotto palla, e nessuno si è assunto la responsabilità di filtrare. Nonostante questo, nei primi 32 minuti avevamo creato tre condizioni per poter fare gol e dobbiamo concretizzarle. Una squadra così schiacciata come l’Inter va attirata e poi bisogna provare a punirla, ma soprattutto bisogna rimanere dentro la partita".

Secondo Longo, la sconfitta si è concentrata sostanzialmente in un breve segmento del primo tempo: "Ci sono stati dodici minuti folli. Se guardiamo il tabellino, in quei dodici minuti si è caratterizzata la sconfitta di questa sera. Nel secondo tempo, invece, credo ci sia stata una partita non paritaria perché abbiamo fatto sicuramente meglio. L’Inter ha provato soprattutto a ripartire e, naturalmente, nelle transizioni ha creato ancora delle occasioni".

Il tecnico chiede però una maggiore concretezza, ricordando che possesso palla e statistiche non hanno valore senza il risultato. "Le situazioni che abbiamo creato potevano essere gestite meglio. Devo mettere il sale sulla coda a qualcuno perché bisogna capire che non basta fare un bel passaggio: contano i risultati. Per fare risultati servono prestazioni, gli attaccanti devono fare gol e i difensori devono fare meglio di quanto abbiamo fatto stasera. E deve fare meglio anche l’allenatore, perché oggi non mi è piaciuto per come ha fatto rendere la squadra".

Longo ha poi analizzato anche alcuni dettagli che hanno condotto alle reti nerazzurre: "La partita, quando era ancora in pieno equilibrio, si è decisa su dettagli. Il calcio d’angolo nasce da una disattenzione di Perrotta: aveva preso bene posizione, avrebbe dovuto mantenerla e andare in anticipo. Poi, sul secondo gol, si è vista più voglia dell’Inter di andare a segnare rispetto alla nostra di ribadire il pallone".

Riprendendo la metafora utilizzata alla vigilia sulla "fase di innamoramento" con il gruppo, Longo ha spiegato che la prima sconfitta apre inevitabilmente una fase diversa nel rapporto con i giocatori: "Nasce il primo conflitto, com’è giusto che sia. Non finisce quella fase, ma ne inizia una conflittuale. È all’interno del conflitto che dobbiamo trovare la sintesi per arrivare a sposarci. Ci sono situazioni che non mi sono piaciute, ma sono situazioni che attengono alla conduzione tecnica e io ho la responsabilità di far rendere meglio i calciatori".

Ciò che ha maggiormente sorpreso il tecnico è stato il calo mentale successivo allo svantaggio, un comportamento che non si era verificato nelle precedenti partite contro Ravenna, Vicenza e Parma. "Mi dispiace essere stato quasi preso alla sprovvista dalla prestazione. Nelle partite disputate finora, anche contro avversari di livello alto, l’approccio e l’atteggiamento erano stati differenti, sia nella qualità sia nella capacità di essere squadra. Anche quando siamo andati sotto a Vicenza non abbiamo mai perso il lume della partita. Qui, invece, non possiamo prendere il secondo gol così facilmente dopo essere andati in svantaggio. Dobbiamo rimanere dentro la gara e sapere gestire anche un momento difficile".

La conclusione è un richiamo netto alla necessità di trasformare organizzazione e disponibilità in risultati concreti: "Non mi interessa uscire dal campo con un vantaggio nel possesso palla o nel numero delle conclusioni. Sono numeri che non fanno classifica. La nostra classifica si muoverà quando faremo un gol più degli avversari. Dobbiamo avere quel fuoco di cui parlavo ieri. Riconosco nei miei ragazzi un’attenzione, un’attitudine e una disponibilità uniche: una partita non mi fa cambiare idea. Però questa partita mi pone problematiche che fino a oggi non avevo avuto e devo essere bravo a risolverle".