Varrà: “Squadra competitiva, ora servono risultati”
Autore: Andrea Mazzeo
Una conferenza lunga, diretta e senza troppi filtri. Fortunato Varrà, direttore sportivo del Catania, ha affrontato in sala stampa al “Massimino” praticamente tutti i temi del momento rossazzurro: il bilancio del mercato, la costruzione della rosa, le difficoltà nelle prime uscite ufficiali, il rapporto con Emilio Longo, la contestazione del pubblico, la lista dei 23, le condizioni dei nuovi arrivati e alcune operazioni che hanno caratterizzato gli ultimi giorni.
Il punto di partenza è stato il giudizio sulla campagna trasferimenti appena conclusa. Varrà non si è nascosto: “La valutazione personale deve essere positiva ed è positiva. Il problema è che poi c’è il rettangolo verde a determinare tutto. Sono soddisfatto di quello che abbiamo fatto in una sessione di mercato che, alla fine, si è sviluppata tra luglio e agosto e non è stata semplice”.
Il direttore ha spiegato di non voler individuare un singolo colpo come il migliore dell’estate: “Quando un direttore sportivo costruisce una squadra non c’è la singola operazione, ma ci sono tutte le 19 operazioni. Io mi sento soddisfatto di tutto. Naturalmente ci sono giocatori più rappresentativi e altri meno rappresentativi per background o curriculum, cosa che a me interessa relativamente”.
Un passaggio particolare è stato dedicato alle ultimissime ore del mercato e all’arrivo di Roberto Insigne: “La cosa più bella è stata la chiusura del mercato, anche perché per me è stato un record personale: abbiamo chiuso Roberto alle 19.58. Ma soprattutto mi è piaciuta l’unione che ho visto in sede. Eravamo tutti lì, con una tensione importante, perché erano operazioni last minute e andavano fatte in quel momento”.
Varrà ha poi ribadito il principio che ha guidato la costruzione dell’organico: “Non posso prendere un giocatore che non sia funzionale a una richiesta dell’allenatore per gusto personale. Io non sono per i giocatori che mi piacciono, sono per i giocatori funzionali”.
La società aveva inoltre fissato alcuni parametri precisi: “Abbiamo deciso di abbassare il monte ingaggi e l’età media. Molti giocatori non erano funzionali a questo modo di vedere il calcio del mister. Siamo riusciti ad abbassare il monte ingaggi, ad abbassare l’età media e a costruire una squadra competitiva. Io ne sono convinto e, almeno a detta degli addetti ai lavori, è così”.
Ma il mercato passa inevitabilmente in secondo piano davanti a un dato che pesa: quattro sconfitte consecutive. Ed è qui che Varrà cambia registro. “Sul pragmatismo sono d’accordo. In questo momento dobbiamo fare di necessità virtù. Ad oggi dobbiamo cercare di fare risultati, perché è la cosa importante e quella che interessa di più”.
Nessuna polemica nei confronti dei tifosi, anzi. “I fischi del pubblico li accettiamo perché sono giusti. Penso che il pubblico di Catania sia maturo. Alla fine ti chiede solo una prestazione, ti chiede di dare tutto. In questo momento, nonostante la volontà dei calciatori, non siamo riusciti a soddisfarlo”.
Poi una frase che sintetizza bene il momento: “La maglia del Catania pesa, ma può essere anche una piuma. Dipende da come la interpretiamo noi”.
Varrà ha ricordato anche la risposta della piazza durante l’estate: “Pensare che ci siano quasi 12 mila abbonati al buio, quando ancora non avevo fatto acquisti, significa che hanno avuto fiducia. Alla prima partita, ad agosto, sono arrivati 17 mila spettatori. Credo sia un motivo d’orgoglio. Dobbiamo restituire qualcosa a questa gente e fino adesso non ci siamo riusciti”.
Il direttore ha insistito sul concetto di appartenenza: “Deve scoppiare quella scintilla dentro di noi e dobbiamo capire il senso di appartenenza nei confronti di questa città, perché per adesso la città ci ha dato”.
Sulle difficoltà societarie dell’estate e sulla vicenda fideiussione, Varrà ha spiegato di essersi isolato volontariamente dal rumore esterno: “Non ho avuto tempo né per arrabbiarmi né per pensare alle cose negative o positive. Ho pensato solo a lavorare. Mi sono isolato, non leggo i giornali e non guardo i social. Cerco di concentrarmi solo sul bene della società e della città, perché per me società e città devono essere un’unica cosa”.
Lo stesso Varrà ha però rivolto un invito alla responsabilità sul fronte delle indiscrezioni di mercato: “Riportate le cose vere, perché altrimenti si destabilizza la squadra e si destabilizza una città. Poi sia chiaro: le responsabilità del momento negativo sono nostre. Siamo noi che scegliamo e siamo noi che dobbiamo rispettare le aspettative”.
Sul piano societario, il direttore ha assicurato di aver ricevuto garanzie: “Sono in stretto contatto con l’amministratore tutti i giorni. Ho avuto tutte le rassicurazioni e viviamo un momento tranquillo. Purtroppo i risultati non ci stanno dando una mano, perché alla fine gira tutto intorno ai risultati”.
Spazio poi alla lista. Qui Varrà è stato molto chiaro: “Di Marco è fuori perché è infortunato e Raimo resterà fuori. Tutti gli altri sono in lista. Abbiamo preso Cabianca e abbiamo sostituito Di Marco con Vallocchia. Quindi, al netto dell’infortunio di Di Marco, l’unico fuori lista sarà Raimo”.
Sul progetto giovani ha aggiunto: “Catania è rimasto stabilmente con noi, così come Vitale come quarto portiere. Poi piano piano potrà essere inserito qualcun altro. Abbiamo già due 2007 che arrivano da una Primavera 1 e sono più pronti a reggere l’urto della categoria”.
Uno dei passaggi più significativi ha riguardato il rapporto tra squadra e Massimino. Varrà respinge l’idea che lo stadio possa trasformarsi in un peso: “Non posso pensare che un calciatore oggi soffra il Massimino. Per me deve essere un valore aggiunto, perché lo è sempre. Io non ho sentito fischi al primo minuto, li ho sentiti al novantesimo e sono legittimi”.
La richiesta alla squadra è semplice e immediata: “Siamo a Catania e ci dobbiamo dare una sveglia. Abbiamo bisogno di risultati e dobbiamo cercare di fare tutto il possibile per ottenerli. Attraverso il bel gioco, attraverso il gioco brutto, attraverso qualunque cosa: l’importante è fare il risultato”.
Varrà ha comunque difeso il gruppo e lo spogliatoio: “È un gruppo sano, formato da ragazzi eccezionali. Però devono tirare fuori qualcosa in più. Devono capire dove si trovano, perché giocare a Catania per me è un lusso”.
E ancora: “Per l’assemblaggio della squadra ci vorrà un po’ di tempo, ma questo non significa che dobbiamo rinunciare al risultato. C’è una componente che non è tecnica ed è quella del cuore. È quella che chiedo ai miei calciatori in questo momento. Quando saremo tutti in condizione saremo molto più esigenti”.
Il direttore ha parlato anche delle situazioni individuali. Su Mihai, ha lasciato intendere che dietro la rescissione ci fossero anche aspetti non divulgabili: “Stiamo parlando di un ragazzo di 23 anni arrivato dalla Romania con mille difficoltà. Ci sono dati sensibili e questioni personali che devono rimanere all’interno. Non possiamo essere invasivi”.
Su Leonardi, invece, ha chiarito: “Ha chiesto di andare via. Per me è un giocatore forte, con doti tecniche importanti. Però con il sistema di gioco iniziale, il 4-3-3, sentiva di non riuscire a esprimere al meglio le proprie qualità. Se ci fosse stata la possibilità sarebbe andato via, e così è stato”.
Quanto ai giocatori in scadenza, Varrà ha spiegato di avere parlato singolarmente con tutti: “Ognuno sa se rinnoverà o meno. Se un giocatore vuole andare via, non gli metterò mai il bastone tra le ruote. Se rimane a Catania, però, deve dare il massimo. Poi tra un mese posso cambiare idea in base alle prestazioni”.
E ha voluto sgomberare il campo da qualsiasi dubbio interno: “Lo spogliatoio è sano. È assolutamente sano ed è dalla parte dell’allenatore. Il gruppo è molto unito e il rapporto con il mister è buono”.
Sulle rotazioni di Longo, Varrà ha scelto di non invadere il campo del tecnico: “Da direttore sportivo dico che abbiamo 24 giocatori e per me sono tutti potenzialmente titolari. Da allenatore, invece, le scelte spettano a lui. Se ha sette-otto certezze e poi cambia tre o quattro uomini è una valutazione che compete al mister. Se ho piena fiducia nel mio allenatore, penso che ogni scelta sia ponderata”.
Poi il tema tattico. Varrà ha riconosciuto le difficoltà di adattamento a un modo di difendere completamente diverso rispetto alla scorsa stagione: “Molti dei ragazzi arrivano da una squadra abituata a difendere a blocco basso e ripartire. Oggi stiamo facendo un altro sistema di gioco: pressing offensivo, uomo contro uomo, linea più alta. È normale che ci siano difficoltà. Dobbiamo trovare il pragmatismo e la compattezza giusta”.
Nessuna intenzione, però, di rinnegare Longo: “La filosofia resta quella per cui abbiamo scelto il mister. In questo momento serve pragmatismo, ma questo non significa tornare a difendersi bassi. I ragazzi devono imparare ad alzarsi di dieci, venti, cinquanta metri. È un percorso, ma dobbiamo accompagnarlo con qualche risultato”.
Sulle partenze dell’ultimo giorno, Varrà ha distinto i casi di Di Tacchio e Jimenez. “Con Di Tacchio l’uscita era preventivata. Francesco lo sapeva dall’inizio ed è stato un professionista serio fino alla fine. Mi ha dato tutto e lo ringrazio”.
Diverso il discorso per Jimenez: “Non era in uscita. L’ultimo giorno mi ha chiamato Angelozzi chiedendomi se fosse disponibile. Ho parlato con il ragazzo, mi ha dato l’ok e abbiamo fatto l’operazione. Se un giocatore mi dice che vuole restare, io sono felice di tenerlo. Se lo vedo titubante, significa che ci ha già pensato”.
Sul Salary Cap, risposta secca: “Non l’abbiamo sforato”.
Alla domanda se fosse rimasto qualche rimpianto di mercato, Varrà ha risposto: “Sono soddisfatto, anche se sono ambizioso e cerco sempre la perfezione. La frase che mi piace è: sbagliare il meno possibile. Le dinamiche del mercato in alcune situazioni non mi hanno consentito di intervenire, ma non ho un ruolo preciso sul quale dire che avrei voluto fare altro”.
Infine, la domanda più diretta: il Catania può vincere il campionato? Varrà evita proclami ma non ridimensiona le ambizioni: “Non ho la sfera magica. Da operatore di mercato dico che questa è una squadra competitiva. Vedo un campionato molto livellato, perché anche squadre come Casarano, Barletta e Casertana si sono rinforzate e hanno costruito monte ingaggi importanti. Non sarà facile per nessuno, ma noi siamo una squadra competitiva. Questo mi sento di dirlo perché è la realtà”.
Mercato promosso, dunque, almeno nelle intenzioni. Ma Varrà lo sa bene: adesso tutto dipende da ciò che accadrà sul campo. E il suo messaggio finale, in fondo, è sempre lo stesso: “Io devo risolvere il problema Catania. Devo trovare una soluzione per il Catania. Il resto non mi interessa”.
scritto da Fortunato Varrà
