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Meta Catania, il presidente Musumeci rilancia: "Il 2025 non è un punto d’arrivo"

29-12-2025 09:08 - Futsal
Autore: Redazione

La sconfitta maturata contro il Torino non cambia la sostanza di un anno che resta straordinario. La Covei Meta Catania Bricocity chiude il 2025 da assoluta protagonista del futsal italiano, anche se – dato inusuale rispetto al recente passato – lo fa senza occupare la vetta della classifica, distante appena un punto. Un dettaglio che non intacca il valore del percorso, come evidenziato anche da La Sicilia, che ha raccolto le parole del presidente rossazzurro.

Enrico Musumeci, fedele al suo stile misurato, guarda oltre il risultato negativo e inquadra il ko come parte naturale di un cammino ad altissima intensità: "Questo ko, maturato dopo una partita intensa tra due formazioni top, fa comprendere al movimento che le vittorie ottenute nel 2025 sono state frutto di sacrificio e di una lotta che affrontiamo quotidianamente allenandoci al massimo".

Il 2025 resta comunque un anno da incorniciare. Supercoppa italiana e secondo scudetto consecutivo arricchiscono una bacheca già prestigiosa, mentre sul piano europeo la Meta ha compiuto ulteriori passi avanti, stabilizzandosi tra le prime dieci realtà del continente. Un dominio che, come sottolinea il presidente, non è mai stato scontato: "In finale di Supercoppa avevamo dominato la gara contro Napoli, abbiamo vinto il secondo scudetto di fila ancora contro i campani dopo sfide da copertina. Affermarsi non è facile, confermarsi è un fatto straordinario".

Oltre ai trofei, c’è un progetto che continua a produrre risultati strutturali. La Meta non è più soltanto una squadra vincente, ma un punto di riferimento nazionale per il calcio a cinque: "La Meta Catania in Italia è diventata la capitale del calcio a 5, abbiamo confermato la nostra forza e il progetto ha funzionato. Ed è stato l'anno della consacrazione, ma non lo consideriamo un punto d'arrivo. Tutto il contrario, piuttosto".

La crescita del club è certificata anche dal contributo alla Nazionale. Quattro giocatori convocati in azzurro, più Drahovsky impegnato con la Slovacchia, rappresentano un record storico per la società, ma anche una difficoltà gestionale: "Anche questo è un segnale importante. Da un lato ci rende orgoglioso e io sono tifoso della nazionale come tutti. Dall'altro lato questi impegni che arrivano in modo continuo ci stanno penalizzando di più rispetto ad altre squadre. Viene difficile allenarsi al massimo sempre. In realtà diamo anche un quinto giocatore, Drahovsky alla rappresentativa maggiore della Slovacchia. E quando ti mancano cinque giocatori di movimenti fai fatica a mantenere costante il livello del lavoro quotidiano in palestra".

A febbraio scatterà l’Europeo, con il campionato che si fermerà per un mese: "E il campionato si fermerà per un mese. Dovremo tenerci in allenamento, ma ripeto in formazione rimaneggiata".

Segnali incoraggianti arrivano anche dal settore giovanile, sempre più centrale nella visione del club: "Con le Under 15 e 17 siamo arrivati alla fase regionale vincendola. Con l'Under 19 è andata ancora meglio: abbiamo incontrato la Roma in Coppa Italia semifinale e anche per lo scudetto. Ci hanno battuti come sempre: il secondo posto in Italia credo sia un bel risultato. Ci sono tante squadre che in A2 Elité e in Serie A e contano sul vivaio e hanno under 19 molto forti. Particolare che stiamo costruendo e valorizzando anche noi. Molti dei ragazzi vanno in prima squadra e stanno assicurando un ricambio generazionale. Sono la Meta del futuro".

Con l’apertura del mercato invernale, però, non è previsto un intervento massiccio: "Non c'è una necessità impellente. Abbiamo Dian Luka in fase di recupero e si allena già con il gruppo e in dieci o quindici giorni sarà a disposizione. Lo ritengo un acquisto importante. Vedremo. Non c'è urgenza di rafforzare o aggiungere. Se ci sarà l'occasione la prenderemo al volo, non vogliamo rompere gli equilibri del gruppo".

Il discorso torna inevitabilmente sulla corsa scudetto, che resta apertissima: "Finiamo l'anno secondi e non primi, le cose vanno esaminate a 360 gradi. Non abbiamo vinto due scudetti passeggiando, siamo una squadra che nelle fasi finali ha dimostrato qualcosa in più. Questo particolare ci ha concesso di vincere due scudetti. Ci sono stati anche periodi meno fortunati. Contro il Torino mancavano Turmena e Silvestri, ma abbiamo sempre tirato fuori personalità e gioco grazie al tecnico e ai calciatori. Ma non siamo extraterrestri. Ricordo che l'anno del primo scudetto ci eravamo piazzati quarti, poi abbiamo disputato play off da protagonisti. L'anno scorso con 10 vittorie di fila alla fine del girone di ritorno siamo arrivati primi. E contro Avellino siamo arrivati a gara 3, contro il Napoli Siqueira ha effettuato all'ultimo istante la parata scudetto. Questo sia chiaro nella nostra mente e nella mente dei tifosi: si vince per impegno, nello sport se non dai tutto perdi, E Torino è una squadra costruita per vincere. Forse ha avuto più motivazioni di noi, ci ha scavalcati e ora tenteremo di rifarci nel 2026".

Il nuovo anno porterà anche altri obiettivi da inseguire: "Per la Coppa Divisione giocheremo a Cosenza a febbraio probabilmente. Il 4 gennaio disputeremo a Eboli e non a Catania - accogliendo la richiesta del club avversario - la semifinale di Supercoppa contro Genzano. L'altra sfida sarà Eboli-Napoli, il 5 si giocherà la finale. Siamo detentori del trofeo e vorremmo vincere ancora. Ci manca la Coppa Italia in bacheca e la fase finale si giocherà a marzo. La corsa continua".

Parole che confermano una certezza: la Meta Catania non vive di rendita. Anche dopo un passo falso, il progetto guarda avanti, con l’ambizione di restare al vertice e di continuare a costruire successi sul lavoro quotidiano.