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Longo: "Nel secondo tempo ho visto la squadra che voglio"

Autore: Redazione

Dopo la vittoria per 2-1 contro il Crotone, arrivata al 94’ grazie al rigore trasformato da Massimo Coda, Emilio Longo ha analizzato in sala stampa una gara dai due volti. Il tecnico rossazzurro ha parlato senza giri di parole del primo tempo, spiegando le ragioni dei quattro cambi effettuati all’intervallo e soffermandosi sulla crescita di alcuni singoli, a cominciare da Roberto Insigne.

Longo è partito proprio dalle difficoltà incontrate nella prima frazione: "La preparazione del piano gara era molto lineare. Volevamo andare uomo contro uomo, mettendo i nostri braccetti nella condizione di lavorare con maggiore ampiezza sulle tre punte avversarie. Le pressioni, però, non sono state corrette e siamo arrivati in ritardo, mettendo in difficoltà i nostri difensori. A metà primo tempo ho cambiato struttura, tornando a quattro per limitare la loro superiorità, ma così abbiamo concesso loro di palleggiare davanti a noi. Tra primo e secondo tempo ho deciso di cambiare ancora struttura e mentalità, tornando al nostro piano gara. Mi è piaciuto molto ciò che abbiamo fatto nella ripresa".

Uno dei temi principali è stato l’impatto di Roberto Insigne, sempre più incisivo: "Non esistono calciatori che non possano giocare dall’inizio. La carriera di Roberto parla da sola, ma al di là di questo mi è piaciuto per l’umiltà con cui si è messo a disposizione del gruppo. È sempre stato dalla parte della squadra, qualunque scelta io abbia fatto. Anche quando si riscaldava tra primo e secondo tempo era dentro la partita, protestava, viveva il match. A me servono giocatori così. Se continua in questo modo, la titolarità non gliela toglie nessuno".

Longo ha poi spiegato il senso dei quattro cambi all’intervallo: "Se avessi potuto farne di più, probabilmente ne avrei fatti di più. Ho conservato un cambio soltanto per non rischiare di restare senza sostituzioni in caso di infortunio. La squadra deve capire che dobbiamo essere noi la locomotiva dell’entusiasmo. Nel primo tempo abbiamo fatto una prestazione troppo passiva. Conoscevamo tutto del Crotone, sapevamo che era una squadra competente e che meritava una classifica diversa. Per cinque minuti non siamo riusciti a uscire dalla nostra metà campo: recuperavamo palla e la perdevamo subito. A quel punto bisogna darsi una mossa".

Il tecnico ha insistito molto sul tema della concretezza: "Le chiacchiere non servono. Se diciamo che la squadra è forte, deve dimostrarlo in campo. Se hai un’occasione devi fare gol. Nel secondo tempo abbiamo dovuto tirare otto volte nello specchio per segnare due reti e una è arrivata su rigore: non va bene. Qui non si può pensare di avere bisogno di dieci tiri per fare un gol. A Catania bisogna capire che ci saranno partite in cui avrai una sola occasione e dovrai segnare".

Longo ha chiarito anche che i quattro sostituiti non erano necessariamente i peggiori in campo: "Non voglio che passi un messaggio sbagliato. I quattro cambi non significano che fossero i quattro che stavano facendo peggio. Ho fatto valutazioni tecniche e tattiche. È stata la squadra nel suo complesso a non disputare un buon primo tempo. Non bisogna mandare veleno, bisogna dire le cose come stanno: la squadra non ha fatto bene nella prima frazione".

Interessante anche il passaggio sulla scelta tra Lunetta e Coda: "Lunetta, in questo momento, mi dà una capacità di pressione diversa rispetto a Massimo. Se scelgo Gabriele è perché voglio giocare uomo contro uomo a tutto campo e sfruttare la sua corsa. Ma se poi gli attaccanti non vanno a pressare e ci stacchiamo, la scelta perde senso. Se devo fare le stesse pressioni che può fare Coda, allora gioco tutta la vita con Massimo".

Longo ha spiegato poi cosa vuole vedere dalla squadra senza palla: "Dobbiamo stare come nel secondo tempo, dobbiamo mangiare in avanti. Se metto freschezza atletica in campo, quella freschezza deve essere messa al servizio della squadra. Altrimenti si fa una scelta più cauta, si abbassa il baricentro e si lavora sulla qualità del gioco. La mia idea era fare già nel primo tempo la partita che poi abbiamo fatto nella ripresa".

Il tecnico ha anche respinto l’idea che il rendimento casalingo possa ancora essere condizionato dalla pressione del "Massimino": "Dobbiamo smetterla di dire che in casa sentiamo pressione. La gente è stata fantastica, ci ha spinto dal primo all’ultimo minuto. Io non riesco quasi a comunicare con i miei calciatori per quanto rumore c’è. Anche dopo un primo tempo negativo ho sentito pochissimo contro la squadra. Adesso abbiamo anche ribaltato una partita in casa e dobbiamo essere fieri. Dobbiamo andare in campo e fare con coraggio ciò che prepariamo durante la settimana".

Sulla ripresa, Longo ha sottolineato soprattutto la mentalità: "Mi è piaciuta l’interpretazione coraggiosa, a volte anche un po’ folle, della squadra. Abbiamo rischiato due o tre transizioni e non eravamo messi benissimo, perché avevamo tanti uomini sopra la linea della palla. Ma c’era la voglia di andare a prendere la partita. Questo è l’aspetto che dobbiamo portarci dietro".

Tra i singoli, parole importanti per Eddy Cabianca: "Mi ha impressionato. Ha fatto una grandissima partita. Negli ultimi dieci minuti è calato un po’, perché non ha ancora grande minutaggio, ma ha una gamba eccezionale, una gamba da categoria. Attacca bene lo spazio, regge l’urto e ha impattato la gara molto bene. È un calciatore importante".

Longo ha elogiato anche Mario Ierardi: "Si è districato con esperienza. Non ha le stesse caratteristiche fisiche di Zunno e Musso, ma ha compensato con forza, esperienza e voglia di fare bene. Deve migliorare in alcuni aspetti quando dobbiamo legare il gioco e pulire prima l’area di rigore, ma nel secondo tempo lui e Cabianca hanno tirato la carretta. Giocare uomo contro uomo a tutto campo non è semplice e hanno vinto tanti duelli".

Il tecnico si è soffermato anche su Cicerelli e sul suo posizionamento: "Quando giochiamo a tre, Emanuele deve lavorare di più nei mezzi spazi. Capisco che lì ci sia maggiore densità e meno possibilità di andare in uno contro uno, ma è proprio in quello spazio che deve crescere, fare rifinitura e finalizzazione. Se si allarga troppo e va sullo stesso corridoio di Masciangelo, rischiamo di giocare posizionalmente con un uomo in meno".

Longo ha inoltre collegato la crescita nella gestione degli spazi al futuro ritorno a Torre del Grifo: "Quando torneremo a lavorare lì, con un campo più vicino per dimensioni e caratteristiche a quello del Massimino, secondo me potremo crescere ulteriormente nella lettura degli spazi. Nell’ultimo periodo questo aspetto ci è un po’ mancato".

Sulla scelta del centravanti, Longo ha spiegato che dipende soprattutto dal modo in cui vuole preparare la fase di non possesso: "Dipende molto da come vogliamo giocare senza palla e da come prepariamo le pressioni. Questa partita non l’abbiamo vinta quando avevamo il pallone, ma per come abbiamo pressato gli avversari. In Serie C andare uomo contro uomo ti dà ancora un vantaggio, perché recuperi palla più vicino alla porta avversaria e non permetti loro di respirare".

Il tecnico ha poi affrontato il tema della fame e della mentalità: "È una domanda che ci facciamo spesso. Questa settimana ho cambiato anche il modo di comunicare con la squadra, distribuendo piccoli messaggi durante ogni allenamento. Ho parlato molto di fame. Puoi portare un cammello alla fonte, ma deve essere lui a voler bere. Io devo fare in modo che i miei ragazzi sentano sempre un po’ di fame e di sete".

La rimonta contro il Crotone, secondo Longo, può rappresentare un passaggio importante: "Questa volta abbiamo cambiato una partita che all’inizio sembrava persa. I ragazzi stanno capendo le lezioni e stanno crescendo. La cosa più bella è il connubio che si è creato tra squadra e pubblico. Anche sull’1-1 ero convinto che, se fosse finita così, la squadra avrebbe ricevuto comunque gli applausi delle curve, perché la gente ha visto lo spirito con cui siamo andati a prenderci la partita".

Parlando di Caligara, Longo ha sottolineato le sue qualità tecniche ma anche ciò che deve ancora migliorare: "Quando si parla di qualità, si deve scrivere Caligara. Fabrizio può giocare a due, da interno, può giocare sottopunta e può fare la mezzala. Nei ruoli centrali può fare praticamente tutto con grande qualità. Ma in Serie C deve capire che senza quantità non si esalta nemmeno la qualità. La sua tecnica deve essere messa al servizio del risultato".

Infine, Longo ha raccontato cosa è successo nello spogliatoio all’intervallo, smentendo qualsiasi ricostruzione legata a una sfuriata: "Io e i miei collaboratori abbiamo fatto una riunione durata meno di un minuto. Abbiamo deciso i quattro cambi, li abbiamo scritti e abbiamo indicato la nuova strategia di gioco alla squadra. Non c’è stata nessuna sgridata. Sono andato ad abbracciare i quattro giocatori sostituiti e li ho rimandati fuori per finire il riscaldamento".

Il tecnico ha chiuso con una riflessione sul proprio ruolo: "Chi ha una responsabilità di leadership non deve dire alle persone quello che vogliono sentirsi dire, ma quello che serve loro per crescere. Il mio compito non è soltanto comunicare positività e fare complimenti. I miei giocatori devono ascoltarmi soprattutto quando non parlo bene di loro, perché probabilmente è proprio quello il momento in cui possono crescere di più".


scritto da Sala Stampa Catania-Crotone
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Le dichiarazioni integrali di Emilio Longo