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L’ultimo saluto a Orazio Russo, il Massimino si ferma. Nel pomeriggio i funerali

17-02-2026 08:09 - News Generiche
Autore: Redazione

Come raccontato da La Sicilia, l'immagine che accoglie chi entra al Massimino è impossibile da sostenere con distacco: una fotografia enorme di Orazio Russo con la maglia del Catania, il volto spalancato nella gioia di un gol, domina l'ingresso della camera ardente allestita in tribuna A. Sotto quello sguardo fissato per sempre nel momento più felice, scorre una fila silenziosa e interminabile. Dalle 13 alle 22, migliaia di persone hanno atteso il proprio turno senza una parola di troppo, quasi temendo di spezzare un equilibrio fragile. Al centro, il feretro avvolto nella casacca rossazzurra. La sua. Accanto, quella dell'Acireale, altra tappa di un percorso umano prima ancora che sportivo. Intorno, un mondo intero che si stringe.

Non è soltanto il calcio a rendere omaggio. È una comunità che si riconosce in un uomo. I tifosi della Nord e della Sud, la Vecchia Guardia, famiglie, giovani atleti delle scuole calcio, dirigenti di oggi e di ieri. Nessuno cerca una foto, nessuno alza la voce. Si entra, si guarda, si resta qualche minuto in silenzio e poi si esce con gli occhi lucidi, come se quel campo visibile dalle vetrate fosse improvvisamente diventato un luogo della memoria.

Tra i primi ad arrivare c'è stato Vincenzo Montella, oggi commissario tecnico della Turchia. Un viaggio lungo, più di tre ore tra coincidenze e attese, per restare mezz'ora accanto all'amico e poi ripartire. "Non potevo non venire", ha detto con la voce spezzata. È entrato prima dell'apertura al pubblico per esigenze di volo, ma il gesto ha avuto il peso di un abbraccio collettivo. Poche parole, molte pause. Nel calcio, ha ricordato, si incrociano centinaia di volti. Solo alcuni restano nel cuore.

In fila, come un tifoso qualunque, anche Beppe Baronchelli, capitano simbolo della promozione in Serie B ai tempi della gestione Gaucci. Vent'anni dopo l'ultima volta al Massimino, avrebbe voluto tornare per una festa. Invece è tornato per salutare un amico. È rimasto a lungo, poi via di corsa verso l'aeroporto. Stesso copione per Daniele Faggiano, direttore sportivo della Salernitana ed ex dirigente rossazzurro, arrivato in serata per un saluto rapido ma necessario. "Nemici mai", ha sussurrato chi lo ha incrociato. Perché certi legami non conoscono categorie o rivalità.

L'elenco di chi è passato davanti a quel feretro è lungo e racconta decenni di storia: Marco Biagianti, Giovanni Marchese, Mariano Izco, dirigenti, ex presidenti, collaboratori, amici di una vita. Ognuno con un ricordo diverso, ma tutti con la stessa espressione: quella di chi ha perso un punto fermo. Anche il presidente della Lnd Sicilia, Sandro Morgana, ha voluto sottolineare prima di tutto la statura morale di Russo, definendolo un dirigente capace di trasmettere valori.

Prima dell'apertura al pubblico, il Catania si è raccolto in privato. I ragazzi dei club giovanili della provincia hanno deposto corone di fiori, quasi tutte composte da rose rosse e azzurre. All'ingresso dello Stadio Angelo Massimino, un'altra immagine: Russo dirigente, con la divisa ufficiale e lo scudetto rossazzurro cucito sul petto. Una vita intera spesa per quei colori, senza mai cercare la ribalta.

Oggi alle 15.30 i funerali al Duomo di Catania. Prima, alle 13.30, il feretro farà l'ultimo giro di campo. Non sarà una passerella, ma un commiato collettivo. L'ultima corsa dentro quello stadio che lo ha visto esultare, lavorare, lottare. Senza cori di vittoria, senza bandiere al vento per un gol. Solo un silenzio pieno di gratitudine e una rabbia sommessa che non si scioglierà in una notte.