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EDITORIALE - Arechi amaro: vetta lontana e sogno B appeso al filo dei Play Off

01-03-2026 21:00 - Campionato
Autore: Andrea Mazzeo

Sono passate diverse ore dal triplice fischio dell’Stadio Arechi, ma la sensazione che accompagna il post gara tra Salernitana e Catania è rimasta intatta: una delusione profonda, che va oltre lo 0-0 e oltre le dichiarazioni di circostanza.

L’orgoglio rivendicato da Mimmo Toscano è legittimo. La prestazione, soprattutto nel primo tempo, è stata di livello. Il Catania ha imposto ritmo, ha controllato il gioco, ha creato occasioni nitide. Ma il calcio non si misura in buone sensazioni: si misura in punti. E il punto di Salerno, classifica alla mano, non serve a nessuno. Non serve ai rossazzurri, che sapevano già di essere lontani dal Benevento di Floro Flores, non serve ai granata, che rischiano di vedersi scavalcare da un ritrovato Cosenza nella corsa al podio.

La verità, per quanto scomoda, è che il girone di ritorno avrebbe dovuto raccontare un’altra storia. Non si pretendeva un cammino immacolato come quello dei sanniti, ma almeno la capacità di restare in scia, senza arrivare alla vigilia della sfida del Stadio Ciro Vigorito con la speranza — onestamente complicata — di riaprire tutto in novanta minuti.

Ammettiamo pure che l’imponderabile si verifichi e che il Catania riesca a espugnare Benevento. Resterebbe comunque un margine consistente da colmare, con otto giornate ancora da disputare e una squadra davanti che ha dimostrato di saper vincere anche le partite sporche. È qui che si misura la differenza tra chi ambisce alla promozione diretta e chi insegue.

Il problema principale non è la prestazione di Salerno, ma il percorso complessivo. Una squadra che vuole andare in Serie B non può avere il passo da bulldozer in casa e quello da formazione impaurita in trasferta. Il rendimento esterno del Catania è stato il vero tallone d’Achille della stagione: troppi punti lasciati per strada, troppe occasioni mancate lontano dal “Massimino”.

All’Arechi si è rivisto il copione abituale: primo tempo dominante, avversario schiacciato, ma incapacità cronica di trovare la via del gol. Senza Forte, questa squadra dimostra di non avere un terminale offensivo credibile. Rolfini, dopo un avvio incoraggiante, si è progressivamente smarrito. Un attaccante vive di gol: chiudere la stagione senza reti significherebbe fallimento, al di là dell’impegno. Discorso analogo per Caturano, la cui involuzione sotto porta è diventata un caso tecnico. Statico, prevedibile, facilmente marcabile: ben lontano dall’attaccante da doppia cifra che serviva.

Se la difesa resta il reparto più affidabile, l’involuzione dell’out sinistro è un altro campanello d’allarme. Donnarumma non è più quello brillante di inizio stagione. Così il Catania finisce per pungere quasi esclusivamente sulla destra, dove Casasola rappresenta probabilmente l’innesto più riuscito della campagna acquisti. Ma non basta un esterno per sostenere un progetto di promozione, specie se il tuo gioco diventa incredibilmente prevedibile.

La sensazione è che il mercato sia rimasto incompleto: manca un centrocampista capace di mettere fosforo nella manovra nei momenti chiave e, soprattutto, manca un attaccante strutturalmente in grado di garantire continuità realizzativa. Le belle parole non riempiono la classifica.

E poi c’è la gestione della partita. Senza voler trasformare la critica in processo, alcune scelte di Toscano lasciano perplessi. Inserire Caturano a dieci minuti dalla fine senza modificare l’assetto tattico significa cambiare interpreti ma non spartito. Pareggiare o perdere non avrebbe cambiato molto in ottica classifica: serviva osare. Anche gli ingressi nel recupero di Di Tacchio e Corbari sono sembrati più funzionali a spezzare il ritmo che a cercare davvero il colpo vincente.

Al contrario, Serse Cosmi ha letto meglio la gara nella ripresa. Con gli innesti di Anastasio e Quirini e con il cambio modulo, la Salernitana ha imbrigliato il palleggio rossazzurro, togliendo profondità e costringendo il Catania a un possesso sterile. Nel finale, paradossalmente, il rischio del gol beffa è stato più concreto per gli ospiti.

Si può essere orgogliosi della prestazione e, allo stesso tempo, lucidamente delusi per la classifica. L’onestà intellettuale impone di ammettere che la promozione diretta appare oggi un obiettivo remoto. Non impossibile, ma altamente improbabile.

A questo punto la strada più realistica passa dai play-off. Ma attenzione: non con l’atteggiamento attendista visto troppe volte in trasferta. Non con la mentalità di chi si chiude per non perdere. Servirà una squadra consapevole dei propri errori, capace di trasformare il dominio territoriale in concretezza, di vincere i duelli nei momenti decisivi e di non tremare lontano da casa.

Perché il rischio più grande non è perdere il primo posto. Il rischio è chiudere la stagione con la sensazione di non aver fatto tutto il possibile. E quello sì, sarebbe l’epilogo più beffardo.