Catania, un anno di maturazione: basi solide e mercato mirato
25-12-2025 11:53 - Campionato
Autore: Redazione
Il 2025 del Catania non è stato un anno da slogan o da copertina patinata. È stato piuttosto un anno di assestamento, di maturazione silenziosa, di quei passaggi che non fanno rumore nell'immediato ma cambiano la direzione di marcia di un progetto. Dopo stagioni segnate da fratture profonde, fallimenti sportivi e ripartenze spesso affrettate, il club rossazzurro ha iniziato finalmente a metabolizzare il proprio passato recente, trasformandolo in scelte più razionali e coerenti.
Il primo cambiamento si è visto a livello societario. La sensazione, diffusa e costante nel corso dell'anno, è che la dirigenza abbia deciso di abbandonare definitivamente la logica dell'emergenza per abbracciare quella della programmazione. In questo quadro si inserisce l'arrivo di Alessandro Zarbano nel ruolo di direttore generale, una figura chiamata non a fare scena ma a dare struttura, metodo e continuità. Un segnale chiaro: il Catania vuole crescere, ma farlo con equilibrio, senza bruciare tappe né risorse.
Anche il campo ha restituito indicazioni incoraggianti. Dopo la delusione della stagione 2024/2025, la costruzione della squadra è avvenuta con maggiore attenzione, puntando su profili capaci di reggere la pressione di una piazza esigente come Catania. Non solo qualità tecniche, ma personalità, senso di appartenenza, disponibilità al sacrificio. Elementi che, col tempo, hanno contribuito a creare uno spogliatoio più solido e credibile. E in questo contesto, la figura di Ivano Pastore è risultata determinante.
Al centro di questo percorso c'è Mimmo Toscano, confermato e responsabilizzato nel suo secondo anno sulla panchina rossazzurra. Un aspetto tutt'altro che secondario, soprattutto in un ambiente che in passato ha spesso cambiato guida tecnica al primo scossone. Toscano ha potuto lavorare sulla continuità, sulla conoscenza reciproca con il gruppo, su un'identità tattica chiara, partendo dal 3-4-2-1 come base di lavoro più che come gabbia rigida.
Nel corso del 2025 il Catania ha mostrato una crescita evidente, riconosciuta dallo stesso allenatore più volte. Una squadra che ha imparato a fidarsi del proprio tecnico anche nei momenti meno semplici: cambi di ruolo, rotazioni, panchine accettate senza fratture interne. Un lavoro che ha pagato soprattutto nelle gare interne, dove il rendimento è stato elevato, eccezion fatta per il pareggio contro il Sorrento. Fuori casa, invece, i numeri raccontano di un Catania spesso capace di creare ma non sempre di raccogliere quanto meritato, tra prestazioni opache come quella di Cosenza ed episodi sfavorevoli che hanno alimentato discussioni e polemiche.
Non sono mancati gli imprevisti. Gli infortuni di Aloi e soprattutto di Cicerelli, i rigori non concessi, i gol annullati hanno rappresentato ostacoli pesanti. Eppure proprio da queste difficoltà la squadra ha tratto nuova forza, arrivando a esprimersi per lunghi tratti con l'atteggiamento di una capolista, mostrando una solidità mentale che in passato spesso era mancata.
Anche la gestione della pausa natalizia racconta molto del lavoro impostato. Toscano ha anticipato il periodo di riposo, concedendo sei giorni di stop – quelli previsti dagli accordi AIC – prima della ripresa fissata per il 28 dicembre. Una scelta lucida, vissuta non come concessione ma come parte integrante del percorso di allenamento. Il messaggio è chiaro: fermarsi è necessario, perdere il focus no. La testa resta già proiettata verso Foggia e verso un girone di ritorno che si annuncia lungo, complesso e privo di scorciatoie.
Il 2025, però, non sarà ricordato solo per quanto visto sul campo. L'acquisizione del centro sportivo di Torre del Grifo rappresenta una svolta che va oltre il risultato della domenica. Una ferita aperta da anni che finalmente inizia a rimarginarsi. I benefici concreti arriveranno soprattutto nel medio-lungo periodo, ma il valore simbolico è enorme: avere una casa significa poter programmare davvero, pensare al Catania come a un sistema e non come a una semplice squadra di passaggio.
In questo scenario si inserisce il mercato di riparazione, che la dirigenza sta affrontando con lo stesso approccio prudente e selettivo. I nomi accostati al Catania sono stati tanti, tra contatti diretti, sondaggi e semplici voci. In difesa sono circolati con insistenza profili come Mirko Miceli (Monopoli), Claudio Manzi (Avellino) e Gabriele Rocchi (Casertana).
A centrocampo il ventaglio è ampio e comprende giocatori di esperienza e affidabilità come Emmanuel Gyabuaa (Avellino), Giuseppe Carriero (Trapani), Luca Palmiero (Avellino), Andrea Vallocchia (Ternana), Andrea Gallo (Crotone), Lorenzo Crisetig (Padova) e Giuseppe Leone (Juve Stabia). Molti sono più una suggestione che una vera trattativa avviata.
Sulla corsia esterna di sinistra, l'attenzione si è concentrata su Gianluca Di Chiara (Catanzaro), Francesco Belli (Padova), Maxime Giron (Trapani), Luca Russo (Audace Cerignola) e Andrea Cagnano (Avellino).
In attacco, l'infortunio di Emmanuele Cicerelli impone riflessioni attente: il nome più caldo resta Giovanni Bruzzaniti (Pineto), con Giuseppe Panico (Avellino), Luigi Cuppone (Audace Cerignola) e Francesco Galuppini (Mantova) come alternative monitorate.
Il 2025, in definitiva, non è l'anno dell'arrivo ma quello della trasformazione. Il Catania ha iniziato a pensarsi credibile, solido, ambizioso prima ancora di esserlo pienamente nei risultati. Il 2026 eredita un progetto più maturo, una struttura più definita e una responsabilità chiara: trasformare il potenziale in realtà, senza alibi e senza tornare indietro. Questa volta, con la consapevolezza di sapere davvero dove si vuole andare.
Il 2025 del Catania non è stato un anno da slogan o da copertina patinata. È stato piuttosto un anno di assestamento, di maturazione silenziosa, di quei passaggi che non fanno rumore nell'immediato ma cambiano la direzione di marcia di un progetto. Dopo stagioni segnate da fratture profonde, fallimenti sportivi e ripartenze spesso affrettate, il club rossazzurro ha iniziato finalmente a metabolizzare il proprio passato recente, trasformandolo in scelte più razionali e coerenti.
Il primo cambiamento si è visto a livello societario. La sensazione, diffusa e costante nel corso dell'anno, è che la dirigenza abbia deciso di abbandonare definitivamente la logica dell'emergenza per abbracciare quella della programmazione. In questo quadro si inserisce l'arrivo di Alessandro Zarbano nel ruolo di direttore generale, una figura chiamata non a fare scena ma a dare struttura, metodo e continuità. Un segnale chiaro: il Catania vuole crescere, ma farlo con equilibrio, senza bruciare tappe né risorse.
Anche il campo ha restituito indicazioni incoraggianti. Dopo la delusione della stagione 2024/2025, la costruzione della squadra è avvenuta con maggiore attenzione, puntando su profili capaci di reggere la pressione di una piazza esigente come Catania. Non solo qualità tecniche, ma personalità, senso di appartenenza, disponibilità al sacrificio. Elementi che, col tempo, hanno contribuito a creare uno spogliatoio più solido e credibile. E in questo contesto, la figura di Ivano Pastore è risultata determinante.
Al centro di questo percorso c'è Mimmo Toscano, confermato e responsabilizzato nel suo secondo anno sulla panchina rossazzurra. Un aspetto tutt'altro che secondario, soprattutto in un ambiente che in passato ha spesso cambiato guida tecnica al primo scossone. Toscano ha potuto lavorare sulla continuità, sulla conoscenza reciproca con il gruppo, su un'identità tattica chiara, partendo dal 3-4-2-1 come base di lavoro più che come gabbia rigida.
Nel corso del 2025 il Catania ha mostrato una crescita evidente, riconosciuta dallo stesso allenatore più volte. Una squadra che ha imparato a fidarsi del proprio tecnico anche nei momenti meno semplici: cambi di ruolo, rotazioni, panchine accettate senza fratture interne. Un lavoro che ha pagato soprattutto nelle gare interne, dove il rendimento è stato elevato, eccezion fatta per il pareggio contro il Sorrento. Fuori casa, invece, i numeri raccontano di un Catania spesso capace di creare ma non sempre di raccogliere quanto meritato, tra prestazioni opache come quella di Cosenza ed episodi sfavorevoli che hanno alimentato discussioni e polemiche.
Non sono mancati gli imprevisti. Gli infortuni di Aloi e soprattutto di Cicerelli, i rigori non concessi, i gol annullati hanno rappresentato ostacoli pesanti. Eppure proprio da queste difficoltà la squadra ha tratto nuova forza, arrivando a esprimersi per lunghi tratti con l'atteggiamento di una capolista, mostrando una solidità mentale che in passato spesso era mancata.
Anche la gestione della pausa natalizia racconta molto del lavoro impostato. Toscano ha anticipato il periodo di riposo, concedendo sei giorni di stop – quelli previsti dagli accordi AIC – prima della ripresa fissata per il 28 dicembre. Una scelta lucida, vissuta non come concessione ma come parte integrante del percorso di allenamento. Il messaggio è chiaro: fermarsi è necessario, perdere il focus no. La testa resta già proiettata verso Foggia e verso un girone di ritorno che si annuncia lungo, complesso e privo di scorciatoie.
Il 2025, però, non sarà ricordato solo per quanto visto sul campo. L'acquisizione del centro sportivo di Torre del Grifo rappresenta una svolta che va oltre il risultato della domenica. Una ferita aperta da anni che finalmente inizia a rimarginarsi. I benefici concreti arriveranno soprattutto nel medio-lungo periodo, ma il valore simbolico è enorme: avere una casa significa poter programmare davvero, pensare al Catania come a un sistema e non come a una semplice squadra di passaggio.
In questo scenario si inserisce il mercato di riparazione, che la dirigenza sta affrontando con lo stesso approccio prudente e selettivo. I nomi accostati al Catania sono stati tanti, tra contatti diretti, sondaggi e semplici voci. In difesa sono circolati con insistenza profili come Mirko Miceli (Monopoli), Claudio Manzi (Avellino) e Gabriele Rocchi (Casertana).
A centrocampo il ventaglio è ampio e comprende giocatori di esperienza e affidabilità come Emmanuel Gyabuaa (Avellino), Giuseppe Carriero (Trapani), Luca Palmiero (Avellino), Andrea Vallocchia (Ternana), Andrea Gallo (Crotone), Lorenzo Crisetig (Padova) e Giuseppe Leone (Juve Stabia). Molti sono più una suggestione che una vera trattativa avviata.
Sulla corsia esterna di sinistra, l'attenzione si è concentrata su Gianluca Di Chiara (Catanzaro), Francesco Belli (Padova), Maxime Giron (Trapani), Luca Russo (Audace Cerignola) e Andrea Cagnano (Avellino).
In attacco, l'infortunio di Emmanuele Cicerelli impone riflessioni attente: il nome più caldo resta Giovanni Bruzzaniti (Pineto), con Giuseppe Panico (Avellino), Luigi Cuppone (Audace Cerignola) e Francesco Galuppini (Mantova) come alternative monitorate.
Il 2025, in definitiva, non è l'anno dell'arrivo ma quello della trasformazione. Il Catania ha iniziato a pensarsi credibile, solido, ambizioso prima ancora di esserlo pienamente nei risultati. Il 2026 eredita un progetto più maturo, una struttura più definita e una responsabilità chiara: trasformare il potenziale in realtà, senza alibi e senza tornare indietro. Questa volta, con la consapevolezza di sapere davvero dove si vuole andare.









