Catania, troppi dubbi dopo il Barletta: serve una svolta immediata
21-09-2026 17:34 - Campionato
Autore: Pier Andrea Aidala
A Catania, a due giorni dallo scialbo pareggio casalingo a reti bianche contro il Barletta, la scia di amarezza non si è ancora dissipata. I rossazzurri non sono riusciti a proseguire nel solco di Picerno e hanno palesato una stanchezza prima ancora mentale che fisica. Il primo tiro in porta dell'elefante è andato a referto a metà del secondo tempo e malgrado i tentativi finali di Insigne e Coda, soltanto una bandierina alzata dal guardalinee sul finale di gara ha impedito al fato di accanirsi sugli etnei con una sconfitta beffarda.
Il triplice fischio ha dunque consegnato ai ragazzi di Longo un brodino tiepido che non soddisfa una piazza ormai esausta dopo tanti, troppi, anni nell'inferno della C. Per la prima volta dall'inizio del campionato, inoltre, l'allenatore di Salerno sembra aver almeno parzialmente abdicato ai propri ideali di gioco, proponendo un undici iniziale di “Toscaniana memoria”, relegando Lunetta e Bruzzaniti in posizione arretrata a fare i terzini a tutto campo e costringendo gli attaccanti a prendere palla sempre lontano dall'area avversaria. La prestazione incolore del reparto avanzato dovrebbe far riflettere sulla direzione intrapresa, a maggior ragione dopo aver assistito ad una delle migliori gare recenti del Catania in quel di Picerno. In Basilicata, nonostante la difesa a tre figlia di un modulo cangiante, fluido e votato all'offesa prima che alla protezione dei propri pali, sembrava essersi intravista la luce in fondo al tunnel. Al Massimino, sabato, invece, non si può non ammettere che i passi indietro siano stati molteplici. Troppe le formazioni cambiate, una differente per ogni gara ufficiale disputata, per non chiedersi quale identità stia costruendo lo staff tecnico. Contro il Barletta l'appannamento è sembrato occupare la testa prima ancora delle gambe, al di là delle sempre meno convincenti scusanti sulle tante gare in una settimana, sul mercato tardivo e sui soliti, maledetti, infortuni patiti dai calciatori rossazzurri.
Proprio la problematica legata ai guai muscolari dei giocatori etnei fa riemergere preoccupanti ombre sulla condizione atletica del team dell'elefante. Possibile che la stragrande maggioranza delle avversarie viste sin qui in stagione abbia palesato una forma fisica e una tenuta maggiori nell'arco dei novanta minuti di gioco? Possibile già a fine settembre avere out per infortunio Pagliai, Torrasi e, ancor più allarmante, Flavio Russo? In attesa di novità inerenti all'attaccante catanese, i tifosi etnei già tremano al solo pensiero di affidare per settimane ogni speranza di rete a un Coda ancora lontano dalla miglior condizione e a un Caturano del quale, squalifica a parte, non si hanno notizie su forma fisica e disponibilità, data l'assenza per infortunio in Coppa. Il destino del reparto avanzato resta per ora un rebus di difficile soluzione, ma l'ipotesi di un ritorno al Lunetta falso nove è più di un'idea marginale.
Troppi dunque gli interrogativi lasciati dall'impalpabile sabato catanese del Massimino. Qualcuno verrà sciolto dal rettangolo di gioco nel prossimo weekend calcistico, altri sono stati consegnati al Patron Pelligra da uno striscione esposto in Curva Nord. In campo e negli uffici di Piazza Spedini, in mancanza di una direzione chiara e forte, il prezzo da pagare sarà l'ennesimo campionato nel segno di un'atavica mediocrità che la città non merita. L'augurio è che la nebbia possa diradarsi e che, malgrado le difficoltà sul prato verde, l'elefante possa vivere una stagione da protagonista, cambiando immediatamente passo e accorciando le lunghezze da una vetta sempre più distante. Tutto ciò, in attesa di capire quali pezzi del puzzle verranno ricomposti dalla proprietà, tra gli imminenti e fondamentali nodi di Torre del Grifo e del marchio storico. Un'attesa, lunga ed estenuante, che non è più il piacere che vorrebbe un famoso aforisma abusato negli spot pubblicitari, ma apprensione e stanchezza di una piazza bisognosa di certezze e una seria programmazione, nient'altro.
A Catania, a due giorni dallo scialbo pareggio casalingo a reti bianche contro il Barletta, la scia di amarezza non si è ancora dissipata. I rossazzurri non sono riusciti a proseguire nel solco di Picerno e hanno palesato una stanchezza prima ancora mentale che fisica. Il primo tiro in porta dell'elefante è andato a referto a metà del secondo tempo e malgrado i tentativi finali di Insigne e Coda, soltanto una bandierina alzata dal guardalinee sul finale di gara ha impedito al fato di accanirsi sugli etnei con una sconfitta beffarda.
Il triplice fischio ha dunque consegnato ai ragazzi di Longo un brodino tiepido che non soddisfa una piazza ormai esausta dopo tanti, troppi, anni nell'inferno della C. Per la prima volta dall'inizio del campionato, inoltre, l'allenatore di Salerno sembra aver almeno parzialmente abdicato ai propri ideali di gioco, proponendo un undici iniziale di “Toscaniana memoria”, relegando Lunetta e Bruzzaniti in posizione arretrata a fare i terzini a tutto campo e costringendo gli attaccanti a prendere palla sempre lontano dall'area avversaria. La prestazione incolore del reparto avanzato dovrebbe far riflettere sulla direzione intrapresa, a maggior ragione dopo aver assistito ad una delle migliori gare recenti del Catania in quel di Picerno. In Basilicata, nonostante la difesa a tre figlia di un modulo cangiante, fluido e votato all'offesa prima che alla protezione dei propri pali, sembrava essersi intravista la luce in fondo al tunnel. Al Massimino, sabato, invece, non si può non ammettere che i passi indietro siano stati molteplici. Troppe le formazioni cambiate, una differente per ogni gara ufficiale disputata, per non chiedersi quale identità stia costruendo lo staff tecnico. Contro il Barletta l'appannamento è sembrato occupare la testa prima ancora delle gambe, al di là delle sempre meno convincenti scusanti sulle tante gare in una settimana, sul mercato tardivo e sui soliti, maledetti, infortuni patiti dai calciatori rossazzurri.
Proprio la problematica legata ai guai muscolari dei giocatori etnei fa riemergere preoccupanti ombre sulla condizione atletica del team dell'elefante. Possibile che la stragrande maggioranza delle avversarie viste sin qui in stagione abbia palesato una forma fisica e una tenuta maggiori nell'arco dei novanta minuti di gioco? Possibile già a fine settembre avere out per infortunio Pagliai, Torrasi e, ancor più allarmante, Flavio Russo? In attesa di novità inerenti all'attaccante catanese, i tifosi etnei già tremano al solo pensiero di affidare per settimane ogni speranza di rete a un Coda ancora lontano dalla miglior condizione e a un Caturano del quale, squalifica a parte, non si hanno notizie su forma fisica e disponibilità, data l'assenza per infortunio in Coppa. Il destino del reparto avanzato resta per ora un rebus di difficile soluzione, ma l'ipotesi di un ritorno al Lunetta falso nove è più di un'idea marginale.
Troppi dunque gli interrogativi lasciati dall'impalpabile sabato catanese del Massimino. Qualcuno verrà sciolto dal rettangolo di gioco nel prossimo weekend calcistico, altri sono stati consegnati al Patron Pelligra da uno striscione esposto in Curva Nord. In campo e negli uffici di Piazza Spedini, in mancanza di una direzione chiara e forte, il prezzo da pagare sarà l'ennesimo campionato nel segno di un'atavica mediocrità che la città non merita. L'augurio è che la nebbia possa diradarsi e che, malgrado le difficoltà sul prato verde, l'elefante possa vivere una stagione da protagonista, cambiando immediatamente passo e accorciando le lunghezze da una vetta sempre più distante. Tutto ciò, in attesa di capire quali pezzi del puzzle verranno ricomposti dalla proprietà, tra gli imminenti e fondamentali nodi di Torre del Grifo e del marchio storico. Un'attesa, lunga ed estenuante, che non è più il piacere che vorrebbe un famoso aforisma abusato negli spot pubblicitari, ma apprensione e stanchezza di una piazza bisognosa di certezze e una seria programmazione, nient'altro.









