Catania, quattro sconfitte di fila: crisi profonda e identità ancora lontana
03-09-2026 07:55 - Campionato
Autore: Redazione
Il Catania continua a precipitare in un avvio di stagione che sta assumendo contorni sempre più inquietanti. La sconfitta interna contro il Savoia non è soltanto costata l’eliminazione dalla Coppa Italia Serie C, ma ha certificato una crisi che ormai non può più essere considerata transitoria. Quattro sconfitte consecutive tra campionato e coppe rappresentano un dato troppo pesante per essere archiviato come semplice fase di assestamento.
Come sottolinea una volta La Sicilia, il problema non è soltanto il risultato. È soprattutto ciò che il Catania continua a mostrare sul campo: una squadra fragile, discontinua, poco coesa e ancora lontana dall’avere una propria identità riconoscibile.
Contro il Savoia, i rossazzurri hanno confermato tutti i limiti già emersi nelle precedenti uscite. Il primo tempo è stato emblematico: dopo un avvio timido, la formazione campana ha trovato il vantaggio con Tumbarello e poco dopo ha raddoppiato con Nepi, sfruttando ancora una volta le enormi difficoltà del Catania nella gestione delle transizioni e degli spazi tra i reparti.
La reazione è stata soprattutto episodica. Perrotta e Russo hanno provato a rendersi pericolosi di testa, Cicerelli ha impegnato Leonardo, Corbari ha cercato la conclusione dalla distanza, ma il Savoia ha continuato a dare la sensazione di poter colpire ogni volta che accelerava. La traversa colpita dagli ospiti prima dell’intervallo è stata un altro segnale della precarietà difensiva della squadra di Longo.
Nella ripresa il tecnico ha provato a modificare il sistema inserendo Massimo Coda al fianco di Russo e aumentando il peso offensivo. La scelta non ha però prodotto la svolta sperata. Il Catania ha mantenuto a lungo il possesso, ma senza riuscire a trasformarlo in un vero dominio territoriale o in una pressione costante. Il terzo gol, arrivato su calcio di rigore trasformato ancora da Nepi, ha chiuso definitivamente una serata già compromessa.
Il dato dei tiri e del possesso, richiamato anche da Emilio Longo nel post partita, racconta soltanto una parte della storia. Il Catania può anche arrivare più volte alla conclusione e mantenere il pallone per lunghi tratti, ma se continua a concedere occasioni nitide con estrema facilità e a non concretizzare quelle create, il problema diventa strutturale.
Longo si è assunto pubblicamente le responsabilità del momento, ammettendo di non aver ancora trovato la soluzione giusta. È un passaggio importante, ma adesso le parole devono necessariamente trasformarsi in risposte concrete. Il tecnico continua a difendere l’idea di una squadra capace di controllare le partite attraverso il gioco, ma finora questo principio non è riuscito a tradursi né in equilibrio né in risultati.
Anche il mercato appena concluso aumenta inevitabilmente il livello delle aspettative. Il Catania ha inserito giocatori come Coda, Insigne, Caligara, Torrasi, Cabianca e Cavuoti, modificando profondamente l’organico. Non può quindi essere sufficiente attendere che i nuovi arrivati risolvano automaticamente ogni problema: serve soprattutto trovare una struttura collettiva capace di valorizzarli.
Il nodo più preoccupante resta la fragilità mentale. Ogni volta che il Catania subisce un gol, la squadra sembra perdere sicurezza, distanze e lucidità. È accaduto contro l’Inter U23, è successo a Monopoli ed è ricapitato contro il Savoia. Tre partite differenti, ma con una dinamica molto simile.
E intanto il Massimino comincia a perdere la pazienza. I fischi, le proteste e i cori rivolti alla proprietà raccontano una frattura che non nasce soltanto dai risultati di queste settimane. Il malcontento affonda le proprie radici anche nelle vicende societarie, nelle scadenze, nelle incertezze e in una fiducia che negli ultimi mesi è stata progressivamente erosa.
La sfida contro il Cosenza, a questo punto, assume un peso enorme. Non può essere definita decisiva per una stagione appena iniziata, ma rappresenta certamente il primo vero crocevia emotivo e tecnico. Il Catania ha bisogno di interrompere immediatamente la serie negativa e, ancora prima, di mostrare di essere finalmente una squadra.
Perché quattro sconfitte consecutive possono ancora essere recuperate. Quello che il Catania non può permettersi è continuare a perdere senza capire davvero perché.
Il Catania continua a precipitare in un avvio di stagione che sta assumendo contorni sempre più inquietanti. La sconfitta interna contro il Savoia non è soltanto costata l’eliminazione dalla Coppa Italia Serie C, ma ha certificato una crisi che ormai non può più essere considerata transitoria. Quattro sconfitte consecutive tra campionato e coppe rappresentano un dato troppo pesante per essere archiviato come semplice fase di assestamento.
Come sottolinea una volta La Sicilia, il problema non è soltanto il risultato. È soprattutto ciò che il Catania continua a mostrare sul campo: una squadra fragile, discontinua, poco coesa e ancora lontana dall’avere una propria identità riconoscibile.
Contro il Savoia, i rossazzurri hanno confermato tutti i limiti già emersi nelle precedenti uscite. Il primo tempo è stato emblematico: dopo un avvio timido, la formazione campana ha trovato il vantaggio con Tumbarello e poco dopo ha raddoppiato con Nepi, sfruttando ancora una volta le enormi difficoltà del Catania nella gestione delle transizioni e degli spazi tra i reparti.
La reazione è stata soprattutto episodica. Perrotta e Russo hanno provato a rendersi pericolosi di testa, Cicerelli ha impegnato Leonardo, Corbari ha cercato la conclusione dalla distanza, ma il Savoia ha continuato a dare la sensazione di poter colpire ogni volta che accelerava. La traversa colpita dagli ospiti prima dell’intervallo è stata un altro segnale della precarietà difensiva della squadra di Longo.
Nella ripresa il tecnico ha provato a modificare il sistema inserendo Massimo Coda al fianco di Russo e aumentando il peso offensivo. La scelta non ha però prodotto la svolta sperata. Il Catania ha mantenuto a lungo il possesso, ma senza riuscire a trasformarlo in un vero dominio territoriale o in una pressione costante. Il terzo gol, arrivato su calcio di rigore trasformato ancora da Nepi, ha chiuso definitivamente una serata già compromessa.
Il dato dei tiri e del possesso, richiamato anche da Emilio Longo nel post partita, racconta soltanto una parte della storia. Il Catania può anche arrivare più volte alla conclusione e mantenere il pallone per lunghi tratti, ma se continua a concedere occasioni nitide con estrema facilità e a non concretizzare quelle create, il problema diventa strutturale.
Longo si è assunto pubblicamente le responsabilità del momento, ammettendo di non aver ancora trovato la soluzione giusta. È un passaggio importante, ma adesso le parole devono necessariamente trasformarsi in risposte concrete. Il tecnico continua a difendere l’idea di una squadra capace di controllare le partite attraverso il gioco, ma finora questo principio non è riuscito a tradursi né in equilibrio né in risultati.
Anche il mercato appena concluso aumenta inevitabilmente il livello delle aspettative. Il Catania ha inserito giocatori come Coda, Insigne, Caligara, Torrasi, Cabianca e Cavuoti, modificando profondamente l’organico. Non può quindi essere sufficiente attendere che i nuovi arrivati risolvano automaticamente ogni problema: serve soprattutto trovare una struttura collettiva capace di valorizzarli.
Il nodo più preoccupante resta la fragilità mentale. Ogni volta che il Catania subisce un gol, la squadra sembra perdere sicurezza, distanze e lucidità. È accaduto contro l’Inter U23, è successo a Monopoli ed è ricapitato contro il Savoia. Tre partite differenti, ma con una dinamica molto simile.
E intanto il Massimino comincia a perdere la pazienza. I fischi, le proteste e i cori rivolti alla proprietà raccontano una frattura che non nasce soltanto dai risultati di queste settimane. Il malcontento affonda le proprie radici anche nelle vicende societarie, nelle scadenze, nelle incertezze e in una fiducia che negli ultimi mesi è stata progressivamente erosa.
La sfida contro il Cosenza, a questo punto, assume un peso enorme. Non può essere definita decisiva per una stagione appena iniziata, ma rappresenta certamente il primo vero crocevia emotivo e tecnico. Il Catania ha bisogno di interrompere immediatamente la serie negativa e, ancora prima, di mostrare di essere finalmente una squadra.
Perché quattro sconfitte consecutive possono ancora essere recuperate. Quello che il Catania non può permettersi è continuare a perdere senza capire davvero perché.









