Catania, profondo rosso: Longo in bilico e società chiamata a fare chiarezza
14-09-2026 15:25 - Campionato
Autore: Pier Andrea Aidala
Profondo rosso al Massimino. Analizzare il pessimo momento del Catania alla luce della sconfitta interna contro la Scafatese rischia di far giungere a rapide e inesatte valutazioni. Non a caso però il peggiore avvio dell’era Pelligra si è materializzato in concomitanza con un’estate segnata da incertezze, errori e scelte a dir poco tardive se non discutibili. L’incertezza è inevitabilmente sfociata in una sfiducia piuttosto diffusa, non solo per ciò che racconta il rettangolo verde, ma soprattutto per il silenzio ingiustificato da parte dei vertici societari. Una società di calcio di una piazza importante come Catania non può e non deve affidarsi alle sole voci del DS o del mister.
Emilio Longo dal canto suo, come ogni allenatore dall’invenzione del gioco del calcio in assenza di risultati, è il protagonista principale dei rumors e delle indiscrezioni, con Caserta sullo sfondo. Il tecnico rossazzurro contro la Scafatese per la prima volta ha palesato qualche disorientante segnale di retromarcia rispetto al proprio credo tattico. Il passaggio alla difesa a tre operato nel secondo tempo di sabato ha di colpo azzerato tutti i discorsi relativi alla costruzione di un solido progetto tattico caratterizzato da una linea arretrata a quattro.
Un’eventuale riconferma del sopracitato schieramento anche a Picerno, in un match che rischierebbe di essere da “dentro o fuori”, solleverebbe per l’ennesima volta un’antica questione: a Catania è possibile fondare un nuovo progetto tecnico a lungo termine o piuttosto si procede a tentoni, quasi a tentativi sperando di azzeccare prima o poi l’ideale terno al lotto?
Profondo rosso al Massimino. Analizzare il pessimo momento del Catania alla luce della sconfitta interna contro la Scafatese rischia di far giungere a rapide e inesatte valutazioni. Non a caso però il peggiore avvio dell’era Pelligra si è materializzato in concomitanza con un’estate segnata da incertezze, errori e scelte a dir poco tardive se non discutibili. L’incertezza è inevitabilmente sfociata in una sfiducia piuttosto diffusa, non solo per ciò che racconta il rettangolo verde, ma soprattutto per il silenzio ingiustificato da parte dei vertici societari. Una società di calcio di una piazza importante come Catania non può e non deve affidarsi alle sole voci del DS o del mister.
Emilio Longo dal canto suo, come ogni allenatore dall’invenzione del gioco del calcio in assenza di risultati, è il protagonista principale dei rumors e delle indiscrezioni, con Caserta sullo sfondo. Il tecnico rossazzurro contro la Scafatese per la prima volta ha palesato qualche disorientante segnale di retromarcia rispetto al proprio credo tattico. Il passaggio alla difesa a tre operato nel secondo tempo di sabato ha di colpo azzerato tutti i discorsi relativi alla costruzione di un solido progetto tattico caratterizzato da una linea arretrata a quattro.
Un’eventuale riconferma del sopracitato schieramento anche a Picerno, in un match che rischierebbe di essere da “dentro o fuori”, solleverebbe per l’ennesima volta un’antica questione: a Catania è possibile fondare un nuovo progetto tecnico a lungo termine o piuttosto si procede a tentoni, quasi a tentativi sperando di azzeccare prima o poi l’ideale terno al lotto?
Se pure un allenatore abbastanza fermo sulle proprie convinzioni, che sin dal primo istante in terra etnea ha predicato pazienza e costruzione di identità, oggi è almeno apparentemente in difficoltà, le ragioni non possono essere esclusivamente attribuite a fattori di campo. È altrettanto vero che la società avrebbe il dovere di comunicare al di là dello scarno post su X quanto è disposta ad aspettare Longo e quanto crede nel progetto avviato a luglio, smentendo ufficialmente sul nascere le voci di un esonero in caso di debacle a Picerno. La squadra non può non risentire di questi continui movimenti tellurici. Nel 2026 è ingenuo pensare ad una sorta di ritiro spirituale dei calciatori, senza smartphone e social a far incespicare pensieri e certezze.
Quella del Donato Curcio sarà dunque un crocevia importantissimo per l’elefante. Prima di tutto per il club e per la dirigenza, in secondo luogo per lo staff tecnico e la squadra, tutti chiamati a responsabilizzarsi e comprendere appieno l’importanza di chiamarsi Catania. O, per tendere una mano al leitmotiv stagionale, “essere Catania”. Come sempre, parola al campo, in attesa di quella di Pelligra e Grella.
Quella del Donato Curcio sarà dunque un crocevia importantissimo per l’elefante. Prima di tutto per il club e per la dirigenza, in secondo luogo per lo staff tecnico e la squadra, tutti chiamati a responsabilizzarsi e comprendere appieno l’importanza di chiamarsi Catania. O, per tendere una mano al leitmotiv stagionale, “essere Catania”. Come sempre, parola al campo, in attesa di quella di Pelligra e Grella.









