Catania, novembre decisivo: Longo e la squadra davanti alla prova della verità
04-11-2026 12:04 - Campionato
Autore: Pier Andrea Aidala
Il Catania non può più permettersi di inciampare quando conta. Alla vigilia della sfida interna con il Sorrento, la squadra di Longo porta ancora addosso gli strascichi di Cerignola: al Monterisi i rossazzurri hanno affrontato male la gara, offrendo un primo tempo non all’altezza e subendo al 56' un gol assurdo, nato da una rimessa laterale passata agli avversari per i cinque secondi scaduti. Ma al di là dell’episodio, a preoccupare è un difetto ricorrente: ogniqualvolta serve una prova di forza per scuotere il campionato, il Catania si ferma. Troppo spesso.
Che siano problemi di personalità, di condizione atletica o di schieramento tattico, le cinque sconfitte incassate in dodici turni sono decisamente troppe e gettano ombre pesantissime sulle ambizioni di vertice della squadra rossazzurra. L’abbuffata di gol contro il Giugliano aveva probabilmente illuso l’ambiente che finalmente fosse giunto il momento della maturità, ma l’immediata doccia fredda di Cerignola ha congelato ogni sogno di gloria riportando alla realtà gli smarriti tifosi etnei.
Se è vero che mister Longo ha ricevuto tardivamente gli innesti desiderati in chiusura di mercato, è altrettanto vero che parlare ancora di processo di crescita o di ricerca di identità tattica a novembre non è esattamente ciò che ci si attendeva dal nuovo corso tecnico. Nello specifico, dato per assodato che nel momento di massima emergenza per i numerosi infortuni la veste tattica prediletta dallo stesso Longo sia stata accantonata per permettere maggiore confidenza e rapidità di crescita ai calciatori, oggi ci si chiede perché il tecnico non torni a imporre con decisione i dettami che gli hanno permesso di giungere a Catania.
Insistere su una difesa a tre che sin qui, oggettivamente, non ha prodotto continuità di risultati potrebbe rivelarsi un errore fatale. Con il recupero di Pagliai e la conferma di Cabianca sarebbe forse opportuno indossare un vestito nuovo e maggiormente cucito sulle idee dell’allenatore salernitano. D’altronde il ds Varrà parrebbe aver costruito la rosa proprio in virtù delle caratteristiche di Longo. A Catania, chiaramente, non si può vivacchiare nella parte sinistra della classifica e in un’annata senza corazzate inarrestabili ogni tentativo di dare una svolta alla stagione va fatto, anche a costo di effettuare scelte difficili e apparentemente divisive nello spogliatoio. Le redini devono essere ben salde nelle mani dell’allenatore, con un supporto costante e deciso da parte della società.
La tattica, come sottolineato, non è tuttavia l’unico aspetto da porre sotto la lente d’ingrandimento. I rossazzurri fin qui hanno incontrato sette compagini piazzate nella parte sinistra della classifica, guadagnando solo sei punti su ventuno disponibili. Le uniche vittorie, in trasferta, sono giunte contro Picerno e Casertana, rispettivamente settima e decima in classifica.
Le altre sfide hanno riguardato le squadre dal quindicesimo al ventesimo posto, con almeno due punti lasciati per strada contro il Barletta. A novembre Cicerelli e compagni saranno chiamati a una prova di carattere contro Sorrento, Salernitana, Bari e Casarano, un vero tour de force che rivelerà pressoché definitivamente i vero volto dell’équipe etnea. L’andamento altalenante e le debacle nelle partite chiave suggeriscono una lacuna in termini di cattiveria agonistica e personalità assolutamente da colmare. Ricompattarsi senza malumori e restando impermeabili alle pressioni esterne è d’obbligo nell’ennesimo crocevia della stagione.
Ora o mai più il Catania, dallo spogliatoio agli uffici di Piazza Spedini, deve diventare una sorta di schieramento a testuggine e respingere ogni input negativo per tramutare la delusione di risultati insoddisfacenti in orgoglio e rinascita. In caso contrario si vivrà l’ennesima stagione deludente iniziata con i favori del pronostico e conclusa con l’amaro in bocca.
La piazza appare finalmente matura e in grado di supportare il lavoro di un tecnico nuovo e preparato a patto che vi siano tutte le condizioni ottimali per raggiungere con determinazione l’obiettivo. Ai tifosi, per la natura stessa del loro amore viscerale per la maglia, è consentito di vivere in maniera umorale i risultati domenica dopo domenica. La società, lo staff tecnico e i calciatori devono invece rappresentare un territorio senza farsi schiacciare dal peso dell’ambiente ma trasformando la pressione in risultati concreti. Perché solo imparando dagli errori passati si potrà ritornare in luoghi maggiormente consoni alla storia e alla grandezza sportiva di Catania.
Il Catania non può più permettersi di inciampare quando conta. Alla vigilia della sfida interna con il Sorrento, la squadra di Longo porta ancora addosso gli strascichi di Cerignola: al Monterisi i rossazzurri hanno affrontato male la gara, offrendo un primo tempo non all’altezza e subendo al 56' un gol assurdo, nato da una rimessa laterale passata agli avversari per i cinque secondi scaduti. Ma al di là dell’episodio, a preoccupare è un difetto ricorrente: ogniqualvolta serve una prova di forza per scuotere il campionato, il Catania si ferma. Troppo spesso.
Che siano problemi di personalità, di condizione atletica o di schieramento tattico, le cinque sconfitte incassate in dodici turni sono decisamente troppe e gettano ombre pesantissime sulle ambizioni di vertice della squadra rossazzurra. L’abbuffata di gol contro il Giugliano aveva probabilmente illuso l’ambiente che finalmente fosse giunto il momento della maturità, ma l’immediata doccia fredda di Cerignola ha congelato ogni sogno di gloria riportando alla realtà gli smarriti tifosi etnei.
Se è vero che mister Longo ha ricevuto tardivamente gli innesti desiderati in chiusura di mercato, è altrettanto vero che parlare ancora di processo di crescita o di ricerca di identità tattica a novembre non è esattamente ciò che ci si attendeva dal nuovo corso tecnico. Nello specifico, dato per assodato che nel momento di massima emergenza per i numerosi infortuni la veste tattica prediletta dallo stesso Longo sia stata accantonata per permettere maggiore confidenza e rapidità di crescita ai calciatori, oggi ci si chiede perché il tecnico non torni a imporre con decisione i dettami che gli hanno permesso di giungere a Catania.
Insistere su una difesa a tre che sin qui, oggettivamente, non ha prodotto continuità di risultati potrebbe rivelarsi un errore fatale. Con il recupero di Pagliai e la conferma di Cabianca sarebbe forse opportuno indossare un vestito nuovo e maggiormente cucito sulle idee dell’allenatore salernitano. D’altronde il ds Varrà parrebbe aver costruito la rosa proprio in virtù delle caratteristiche di Longo. A Catania, chiaramente, non si può vivacchiare nella parte sinistra della classifica e in un’annata senza corazzate inarrestabili ogni tentativo di dare una svolta alla stagione va fatto, anche a costo di effettuare scelte difficili e apparentemente divisive nello spogliatoio. Le redini devono essere ben salde nelle mani dell’allenatore, con un supporto costante e deciso da parte della società.
La tattica, come sottolineato, non è tuttavia l’unico aspetto da porre sotto la lente d’ingrandimento. I rossazzurri fin qui hanno incontrato sette compagini piazzate nella parte sinistra della classifica, guadagnando solo sei punti su ventuno disponibili. Le uniche vittorie, in trasferta, sono giunte contro Picerno e Casertana, rispettivamente settima e decima in classifica.
Le altre sfide hanno riguardato le squadre dal quindicesimo al ventesimo posto, con almeno due punti lasciati per strada contro il Barletta. A novembre Cicerelli e compagni saranno chiamati a una prova di carattere contro Sorrento, Salernitana, Bari e Casarano, un vero tour de force che rivelerà pressoché definitivamente i vero volto dell’équipe etnea. L’andamento altalenante e le debacle nelle partite chiave suggeriscono una lacuna in termini di cattiveria agonistica e personalità assolutamente da colmare. Ricompattarsi senza malumori e restando impermeabili alle pressioni esterne è d’obbligo nell’ennesimo crocevia della stagione.
Ora o mai più il Catania, dallo spogliatoio agli uffici di Piazza Spedini, deve diventare una sorta di schieramento a testuggine e respingere ogni input negativo per tramutare la delusione di risultati insoddisfacenti in orgoglio e rinascita. In caso contrario si vivrà l’ennesima stagione deludente iniziata con i favori del pronostico e conclusa con l’amaro in bocca.
La piazza appare finalmente matura e in grado di supportare il lavoro di un tecnico nuovo e preparato a patto che vi siano tutte le condizioni ottimali per raggiungere con determinazione l’obiettivo. Ai tifosi, per la natura stessa del loro amore viscerale per la maglia, è consentito di vivere in maniera umorale i risultati domenica dopo domenica. La società, lo staff tecnico e i calciatori devono invece rappresentare un territorio senza farsi schiacciare dal peso dell’ambiente ma trasformando la pressione in risultati concreti. Perché solo imparando dagli errori passati si potrà ritornare in luoghi maggiormente consoni alla storia e alla grandezza sportiva di Catania.









