Catania, non chiamatela soltanto goleada: c'è molto di più nel 6-0
26-10-2026 09:25 - Campionato
Autore: Andrea Mazzeo
Per una volta, il tabellone del Massimino sembrava quasi voler rubare la scena a tutto il resto. Sei reti segnate, nessuna subita, un Giugliano travolto e un pubblico che avrebbe voluto prolungare all'infinito quella domenica di festa. Eppure, mentre il Catania continuava ad attaccare anche a risultato acquisito, il pensiero correva a una domanda ben precisa: perché una squadra capace di esprimere un calcio così convincente ha lasciato per strada tanti punti nelle prime giornate? È questo, a mio avviso, l'interrogativo più interessante che emerge dal 6-0 rifilato ai campani. Non tanto la dimensione del successo, quanto la sensazione che i rossazzurri abbiano finalmente cominciato a mostrare il loro vero potenziale.
Qualcuno potrebbe obiettare che il Giugliano sia un avversario modesto, attraversi una crisi tecnica e abbia mostrato limiti evidenti soprattutto in fase difensiva. Tutto vero, ma non vorrei che questa considerazione diventasse il solito espediente per ridimensionare i meriti del Catania. Le partite apparentemente semplici bisogna renderle tali attraverso l'atteggiamento, l'organizzazione e la qualità delle giocate. E domenica i rossazzurri non si sono limitati a vincere: hanno cercato il risultato con convinzione, hanno attaccato con continuità e, soprattutto, non si sono accontentati. Sei gol sono tanti contro chiunque, ma ciò che mi interessa maggiormente è il modo in cui sono arrivati.
Prima del calcio, però, voglio soffermarmi sulle emozioni vissute al Massimino. Le coreografie delle due curve dedicate al ritorno dello storico stemma del Calcio Catania 1946 hanno rappresentato uno dei momenti più intensi della giornata. Non era soltanto una festa per un marchio recuperato attraverso un'operazione societaria. Era il riconoscimento di una storia, di un'identità e di un'appartenenza che nessuna vicenda amministrativa o sportiva è mai riuscita a cancellare. Ho trovato particolarmente significativo vedere migliaia di persone ritrovarsi attorno a quel simbolo, trasformando lo stadio in una straordinaria manifestazione d'amore. Alla società di Ross Pelligra va riconosciuto il merito di aver compiuto un passo importante per ricucire il rapporto tra il presente e il passato del calcio cittadino. Adesso, naturalmente, sarà il campo a dover accompagnare questo percorso con risultati all'altezza delle aspettative.
E il campo, contro il Giugliano, ha restituito risposte incoraggianti. Emilio Longo ha avuto il coraggio di modificare alcune scelte rispetto alla trasferta di Potenza, rilanciando Cavuoti e riportando Lunetta nell'undici iniziale, con Insigne e Bruzzaniti in panchina. Una decisione premiata soprattutto dalla prestazione del giovane trequartista, capace di illuminare il Massimino dopo appena otto minuti. La sua accelerazione, gli avversari saltati e il destro violentissimo sotto la traversa sono stati qualcosa di straordinario. Un gol che merita di essere rivisto più volte, non soltanto per la bellezza del gesto tecnico, ma per la personalità con cui è stato realizzato.
Non voglio però commettere l'errore di trasformare Cavuoti in un campione consacrato dopo una sola partita. Longo ha ragione quando invita a proteggerlo dagli entusiasmi eccessivi. Il talento è evidente, ma la differenza tra una promessa e un calciatore determinante sta nella continuità. Quello che mi convince, oltre alla rete, è la partecipazione del ragazzo alle azioni successive: l'avvio della manovra che porta al primo gol di Coda, il recupero del pallone e l'assist per il secondo. Segnali di una crescita che deve essere accompagnata con pazienza, senza pretendere che ogni domenica si ripetano giocate da copertina.
Accanto a lui, finalmente, ho visto un Coda sempre più inserito nei meccanismi offensivi. La doppietta racconta soltanto una parte della sua prestazione. L'attaccante ha attaccato l'area con i tempi giusti, ha sfruttato il lavoro dei compagni e nella ripresa ha dimostrato anche la lucidità necessaria per servire a Cicerelli il pallone del quarto gol. È questo il centravanti che il Catania aveva cercato sul mercato: un giocatore capace di trasformare in risultati concreti il lavoro collettivo. Se la squadra continuerà a metterlo nelle condizioni di concludere, il suo contributo potrà diventare determinante nella rincorsa alle prime posizioni.
Mi è piaciuto molto anche Cicerelli. Non soltanto per la rete e gli assist, ma per l'intelligenza con cui ha interpretato una posizione meno legata alla fascia e più orientata a occupare gli spazi centrali. Il dialogo con Cavuoti e Coda ha rappresentato una delle chiavi della partita. Quando i giocatori di maggiore qualità riescono a trovare queste intese, il Catania diventa imprevedibile e difficile da contenere. E non sottovaluterei il gesto di lasciare a Caturano il calcio di rigore del 5-0: non determina la classifica, ma dice molto sul clima che si sta costruendo all'interno dello spogliatoio.
Proprio il contributo dei subentrati costituisce un altro elemento sul quale desidero soffermarmi. Liguori è entrato con una determinazione esemplare, si è procurato il rigore e ha trovato il gol che gli mancava dal ritorno in rossazzurro. Caturano ha finalmente interrotto il digiuno realizzativo, mentre i rientri di Pagliai e Corbari restituiscono a Longo ulteriori possibilità di scelta. In una stagione lunga, con una rosa ampia e una concorrenza importante in ogni reparto, la disponibilità di chi parte dalla panchina può fare la differenza. La qualità dei singoli non basta se non viene accompagnata da uno spirito collettivo autentico.
Naturalmente non è stato tutto perfetto, e sarebbe sbagliato sostenere il contrario soltanto perché il risultato finale è stato così largo. Dopo il vantaggio iniziale il Catania ha attraversato una fase nella quale il Giugliano ha provato a prendere campo, mentre nei primi minuti della ripresa Dini ha dovuto compiere due interventi di assoluto valore per evitare che gli ospiti rientrassero in partita. Sono situazioni che contro avversari più organizzati potrebbero pesare maggiormente. Ecco perché condivido l'insistenza di Longo sulla necessità di correggere anche gli errori nascosti dalle vittorie. Il risultato deve dare fiducia, non generare la convinzione di aver già raggiunto il livello necessario per vincere il campionato.
C'è però una differenza sostanziale rispetto ad altre stagioni che non posso ignorare. Questo Catania cerca di arrivare alla vittoria attraverso il gioco. Prova a costruire, ad attaccare gli spazi, a creare superiorità numerica e a coinvolgere più uomini nella manovra offensiva. Non si affida esclusivamente alla giocata del singolo o all'episodio favorevole. È una squadra che sta assumendo progressivamente le caratteristiche richieste dal proprio allenatore e che, soprattutto, sembra divertirsi quando riesce a esprimere il proprio calcio. Non significa che il percorso sia completato, ma rappresenta un cambiamento che considero incoraggiante.
La vittoria contro il Giugliano permette inoltre ai rossazzurri di salire a 19 punti, riducendo a sette lunghezze il distacco dalla vetta e a due quello dal Bari. Sono distanze ancora importanti, soprattutto considerando il terreno perso nelle prime giornate, ma il campionato offre il tempo necessario per recuperare. Non mi interessa, tuttavia, alimentare calcoli prematuri o immaginare scenari trionfalistici dopo una goleada casalinga. Preferisco guardare alla crescita della squadra, alla qualità delle prestazioni e alla capacità di mantenere questo atteggiamento anche quando le partite diventeranno più complicate.
Ed è proprio qui che arriva il punto decisivo del mio ragionamento. Il Catania ha dato una risposta convincente dopo Potenza, ma adesso deve dimostrare di saperla ripetere lontano dal Massimino. La prossima trasferta di Cerignola sarà un banco di prova molto più indicativo di quanto possa suggerire la classifica. Serviranno intensità, equilibrio, personalità e soprattutto la capacità di affrontare le difficoltà senza perdere la propria identità. Vincere 6-0 davanti a uno stadio in festa è bellissimo; costruire una squadra capace di imporsi anche nelle giornate meno brillanti è ciò che distingue una buona formazione da una candidata concreta alla promozione.
Mi auguro che il Catania abbia finalmente compreso che il proprio destino dipende prima di tutto dalla continuità. Non servono dichiarazioni roboanti, né promesse che il campo potrebbe smentire. Servono prestazioni, lavoro quotidiano e la capacità di trasformare le potenzialità di una rosa importante in una squadra sempre più competitiva.
La domenica del Massimino ci ha restituito sei gol, un giovane talento capace di entusiasmare, un centravanti che ritrova la propria dimensione, una tifoseria straordinaria e soprattutto un simbolo storico finalmente tornato a casa. È stata una giornata da custodire nella memoria, ma non deve diventare un punto d'arrivo.
Perché il vero successo non sarà ricordare quanto è stato bello il Catania contro il Giugliano. Sarà poter dire, tra qualche mese, che quella partita rappresentava una tappa di un percorso finalmente capace di riportare i colori rossazzurri dove meritano di stare.
Per una volta, il tabellone del Massimino sembrava quasi voler rubare la scena a tutto il resto. Sei reti segnate, nessuna subita, un Giugliano travolto e un pubblico che avrebbe voluto prolungare all'infinito quella domenica di festa. Eppure, mentre il Catania continuava ad attaccare anche a risultato acquisito, il pensiero correva a una domanda ben precisa: perché una squadra capace di esprimere un calcio così convincente ha lasciato per strada tanti punti nelle prime giornate? È questo, a mio avviso, l'interrogativo più interessante che emerge dal 6-0 rifilato ai campani. Non tanto la dimensione del successo, quanto la sensazione che i rossazzurri abbiano finalmente cominciato a mostrare il loro vero potenziale.
Qualcuno potrebbe obiettare che il Giugliano sia un avversario modesto, attraversi una crisi tecnica e abbia mostrato limiti evidenti soprattutto in fase difensiva. Tutto vero, ma non vorrei che questa considerazione diventasse il solito espediente per ridimensionare i meriti del Catania. Le partite apparentemente semplici bisogna renderle tali attraverso l'atteggiamento, l'organizzazione e la qualità delle giocate. E domenica i rossazzurri non si sono limitati a vincere: hanno cercato il risultato con convinzione, hanno attaccato con continuità e, soprattutto, non si sono accontentati. Sei gol sono tanti contro chiunque, ma ciò che mi interessa maggiormente è il modo in cui sono arrivati.
Prima del calcio, però, voglio soffermarmi sulle emozioni vissute al Massimino. Le coreografie delle due curve dedicate al ritorno dello storico stemma del Calcio Catania 1946 hanno rappresentato uno dei momenti più intensi della giornata. Non era soltanto una festa per un marchio recuperato attraverso un'operazione societaria. Era il riconoscimento di una storia, di un'identità e di un'appartenenza che nessuna vicenda amministrativa o sportiva è mai riuscita a cancellare. Ho trovato particolarmente significativo vedere migliaia di persone ritrovarsi attorno a quel simbolo, trasformando lo stadio in una straordinaria manifestazione d'amore. Alla società di Ross Pelligra va riconosciuto il merito di aver compiuto un passo importante per ricucire il rapporto tra il presente e il passato del calcio cittadino. Adesso, naturalmente, sarà il campo a dover accompagnare questo percorso con risultati all'altezza delle aspettative.
E il campo, contro il Giugliano, ha restituito risposte incoraggianti. Emilio Longo ha avuto il coraggio di modificare alcune scelte rispetto alla trasferta di Potenza, rilanciando Cavuoti e riportando Lunetta nell'undici iniziale, con Insigne e Bruzzaniti in panchina. Una decisione premiata soprattutto dalla prestazione del giovane trequartista, capace di illuminare il Massimino dopo appena otto minuti. La sua accelerazione, gli avversari saltati e il destro violentissimo sotto la traversa sono stati qualcosa di straordinario. Un gol che merita di essere rivisto più volte, non soltanto per la bellezza del gesto tecnico, ma per la personalità con cui è stato realizzato.
Non voglio però commettere l'errore di trasformare Cavuoti in un campione consacrato dopo una sola partita. Longo ha ragione quando invita a proteggerlo dagli entusiasmi eccessivi. Il talento è evidente, ma la differenza tra una promessa e un calciatore determinante sta nella continuità. Quello che mi convince, oltre alla rete, è la partecipazione del ragazzo alle azioni successive: l'avvio della manovra che porta al primo gol di Coda, il recupero del pallone e l'assist per il secondo. Segnali di una crescita che deve essere accompagnata con pazienza, senza pretendere che ogni domenica si ripetano giocate da copertina.
Accanto a lui, finalmente, ho visto un Coda sempre più inserito nei meccanismi offensivi. La doppietta racconta soltanto una parte della sua prestazione. L'attaccante ha attaccato l'area con i tempi giusti, ha sfruttato il lavoro dei compagni e nella ripresa ha dimostrato anche la lucidità necessaria per servire a Cicerelli il pallone del quarto gol. È questo il centravanti che il Catania aveva cercato sul mercato: un giocatore capace di trasformare in risultati concreti il lavoro collettivo. Se la squadra continuerà a metterlo nelle condizioni di concludere, il suo contributo potrà diventare determinante nella rincorsa alle prime posizioni.
Mi è piaciuto molto anche Cicerelli. Non soltanto per la rete e gli assist, ma per l'intelligenza con cui ha interpretato una posizione meno legata alla fascia e più orientata a occupare gli spazi centrali. Il dialogo con Cavuoti e Coda ha rappresentato una delle chiavi della partita. Quando i giocatori di maggiore qualità riescono a trovare queste intese, il Catania diventa imprevedibile e difficile da contenere. E non sottovaluterei il gesto di lasciare a Caturano il calcio di rigore del 5-0: non determina la classifica, ma dice molto sul clima che si sta costruendo all'interno dello spogliatoio.
Proprio il contributo dei subentrati costituisce un altro elemento sul quale desidero soffermarmi. Liguori è entrato con una determinazione esemplare, si è procurato il rigore e ha trovato il gol che gli mancava dal ritorno in rossazzurro. Caturano ha finalmente interrotto il digiuno realizzativo, mentre i rientri di Pagliai e Corbari restituiscono a Longo ulteriori possibilità di scelta. In una stagione lunga, con una rosa ampia e una concorrenza importante in ogni reparto, la disponibilità di chi parte dalla panchina può fare la differenza. La qualità dei singoli non basta se non viene accompagnata da uno spirito collettivo autentico.
Naturalmente non è stato tutto perfetto, e sarebbe sbagliato sostenere il contrario soltanto perché il risultato finale è stato così largo. Dopo il vantaggio iniziale il Catania ha attraversato una fase nella quale il Giugliano ha provato a prendere campo, mentre nei primi minuti della ripresa Dini ha dovuto compiere due interventi di assoluto valore per evitare che gli ospiti rientrassero in partita. Sono situazioni che contro avversari più organizzati potrebbero pesare maggiormente. Ecco perché condivido l'insistenza di Longo sulla necessità di correggere anche gli errori nascosti dalle vittorie. Il risultato deve dare fiducia, non generare la convinzione di aver già raggiunto il livello necessario per vincere il campionato.
C'è però una differenza sostanziale rispetto ad altre stagioni che non posso ignorare. Questo Catania cerca di arrivare alla vittoria attraverso il gioco. Prova a costruire, ad attaccare gli spazi, a creare superiorità numerica e a coinvolgere più uomini nella manovra offensiva. Non si affida esclusivamente alla giocata del singolo o all'episodio favorevole. È una squadra che sta assumendo progressivamente le caratteristiche richieste dal proprio allenatore e che, soprattutto, sembra divertirsi quando riesce a esprimere il proprio calcio. Non significa che il percorso sia completato, ma rappresenta un cambiamento che considero incoraggiante.
La vittoria contro il Giugliano permette inoltre ai rossazzurri di salire a 19 punti, riducendo a sette lunghezze il distacco dalla vetta e a due quello dal Bari. Sono distanze ancora importanti, soprattutto considerando il terreno perso nelle prime giornate, ma il campionato offre il tempo necessario per recuperare. Non mi interessa, tuttavia, alimentare calcoli prematuri o immaginare scenari trionfalistici dopo una goleada casalinga. Preferisco guardare alla crescita della squadra, alla qualità delle prestazioni e alla capacità di mantenere questo atteggiamento anche quando le partite diventeranno più complicate.
Ed è proprio qui che arriva il punto decisivo del mio ragionamento. Il Catania ha dato una risposta convincente dopo Potenza, ma adesso deve dimostrare di saperla ripetere lontano dal Massimino. La prossima trasferta di Cerignola sarà un banco di prova molto più indicativo di quanto possa suggerire la classifica. Serviranno intensità, equilibrio, personalità e soprattutto la capacità di affrontare le difficoltà senza perdere la propria identità. Vincere 6-0 davanti a uno stadio in festa è bellissimo; costruire una squadra capace di imporsi anche nelle giornate meno brillanti è ciò che distingue una buona formazione da una candidata concreta alla promozione.
Mi auguro che il Catania abbia finalmente compreso che il proprio destino dipende prima di tutto dalla continuità. Non servono dichiarazioni roboanti, né promesse che il campo potrebbe smentire. Servono prestazioni, lavoro quotidiano e la capacità di trasformare le potenzialità di una rosa importante in una squadra sempre più competitiva.
La domenica del Massimino ci ha restituito sei gol, un giovane talento capace di entusiasmare, un centravanti che ritrova la propria dimensione, una tifoseria straordinaria e soprattutto un simbolo storico finalmente tornato a casa. È stata una giornata da custodire nella memoria, ma non deve diventare un punto d'arrivo.
Perché il vero successo non sarà ricordare quanto è stato bello il Catania contro il Giugliano. Sarà poter dire, tra qualche mese, che quella partita rappresentava una tappa di un percorso finalmente capace di riportare i colori rossazzurri dove meritano di stare.









