Catania, dal 7 agosto nulla è cambiato: la fideiussione resta il grande nodo
11-08-2026 16:54 - Campionato
Autore: Andrea Mazzeo
Il comunicato di ieri sera lasciava almeno una speranza: che quelle parole sul lavoro continuo di proprietà e board si traducessero rapidamente in un fatto concreto. La penalizzazione, ormai inevitabile dopo il mancato rispetto della scadenza del 10 agosto, non poteva più essere cancellata. Ma depositare immediatamente la fideiussione avrebbe almeno consentito al Catania di dimostrare che l’accaduto fosse davvero un’anomalia gestionale, grave ma circoscritta e soprattutto risolvibile nel giro di poche ore. Al momento, invece, non risulta alcun nuovo annuncio ufficiale del club che certifichi la soluzione del problema. Il 7 agosto il Catania aveva già ammesso le difficoltà e dichiarato di lavorare “senza soste”; il 10 agosto ha comunicato di non essere riuscito a rispettare neppure il secondo termine.
Ed è questo che oggi rende la vicenda ancora più difficile da comprendere. Non si discute più soltanto dei punti che verranno sottratti in campionato, ma della capacità della società di rimuovere in tempi rapidi un ostacolo che sta condizionando direttamente anche il lavoro della squadra. Mancano appena 72 ore alla partita contro il Parma e, finché la situazione non verrà regolarizzata, resta concreto il problema relativo all’utilizzo dei nuovi tesserati. Già a Vicenza Emilio Longo aveva dovuto fare a meno degli ultimi arrivati; tra questi anche Filippo Rinaldi, portiere prelevato proprio dal Parma il 23 luglio e ancora al centro delle conseguenze provocate dalla vicenda fideiussione.
Il paradosso assume proporzioni ancora maggiori se confrontato con il progetto raccontato in questi anni dalla proprietà. L’idea dichiarata non era quella di comprare immediatamente il successo attraverso investimenti fuori scala, ma di costruire progressivamente un club sostenibile, professionale e capace di crescere attraverso strutture solide. Oggi è proprio quella parola, professionalità, a essere inevitabilmente messa in discussione. Perché la sostenibilità non significa semplicemente spendere meno: significa soprattutto programmare, rispettare gli impegni e arrivare alle scadenze con gli strumenti necessari per affrontarle.
Attorno al club, nel frattempo, continuano a circolare indiscrezioni riguardanti altre difficoltà economiche. Su questo punto, però, è necessario distinguere ciò che è documentato dai rumors. È verificabile che nelle scorse settimane fossero emerse difficoltà di liquidità legate ai lavori di Torre del Grifo, mentre non abbiamo trovato riscontri pubblici sufficientemente solidi per affermare come fatto accertato l’esistenza di debiti attuali verso Erreà o Piagreen. Anzi, ancora nei primi giorni di agosto risultavano pubblicati aggiornamenti sui lavori ai campi curati proprio da Piagreen. Eventuali pendenze verso queste società, quindi, restano allo stato attuale informazioni da verificare e non possono essere trattate come circostanze definitivamente provate.
Molto più documentata è invece la situazione australiana del Perth Glory, altro club controllato da Ross Pelligra. A luglio la Professional Footballers Australia ha denunciato una sequenza di pagamenti degli stipendi effettuati in ritardo, con episodi segnalati a marzo, giugno e luglio 2026. Il sindacato dei calciatori australiani ha definito la situazione un modello ormai ripetuto, mentre il club ha parlato di problemi legati alle tempistiche dei pagamenti e ha sostenuto di trovarsi comunque in una posizione finanziaria solida.
Sono elementi che inevitabilmente alimentano interrogativi anche a Catania. Non perché le vicende dei due club siano automaticamente sovrapponibili, ma perché raccontano difficoltà amministrative che rendono sempre più complicato liquidare tutto come semplice imprevisto tecnico. E soprattutto perché contrastano in maniera evidente con quella sensazione di sicurezza economica che per lungo tempo aveva accompagnato la presenza di Pelligra alle pendici dell’Etna.
I proclami, oggi, interessano molto meno. Non servono assegni immaginari da cento milioni, così come non servono rassicurazioni sulla solidità della proprietà se poi una scadenza federale conosciuta da tempo diventa un ostacolo capace di produrre una penalizzazione e di privare nuovamente l’allenatore di una parte consistente della rosa. Il punto non è chiedere a Pelligra di spendere cifre faraoniche. È chiedere al Catania di funzionare come una normale società professionistica.
Dopo il comunicato di ieri sera ci si sarebbe aspettati almeno questo: una rapida regolarizzazione, seguita da una spiegazione completa. Invece la giornata continua a trascorrere senza una comunicazione risolutiva. E dopo quanto accaduto, il tradizionale stile comunicativo estremamente prudente della società rischia ormai di assumere contorni grotteschi.
La Curva Nord ha chiesto pubblicamente risposte, ma la richiesta non arriva più soltanto dal tifo organizzato. La pretende una città che ha nuovamente dato fiducia al club, la pretendono migliaia di abbonati e la pretendono anche gli organi d’informazione chiamati a raccontare una situazione che continua a produrre domande senza ricevere spiegazioni sufficienti.
La penalizzazione è ormai il passato prossimo di questa vicenda. Il problema del presente è capire quando arriverà finalmente la fideiussione e perché, dopo quattro giorni di “lavoro senza soste”, il Catania sia ancora costretto a convivere con lo stesso problema. Perché venerdì c’è il Parma. E sarebbe quasi surreale vedere Longo costretto ancora una volta a presentarsi in Coppa Italia con una squadra mutilata non dalle scelte tecniche, ma dagli errori amministrativi di chi quella squadra dovrebbe metterla nelle condizioni di competere.
Il comunicato di ieri sera lasciava almeno una speranza: che quelle parole sul lavoro continuo di proprietà e board si traducessero rapidamente in un fatto concreto. La penalizzazione, ormai inevitabile dopo il mancato rispetto della scadenza del 10 agosto, non poteva più essere cancellata. Ma depositare immediatamente la fideiussione avrebbe almeno consentito al Catania di dimostrare che l’accaduto fosse davvero un’anomalia gestionale, grave ma circoscritta e soprattutto risolvibile nel giro di poche ore. Al momento, invece, non risulta alcun nuovo annuncio ufficiale del club che certifichi la soluzione del problema. Il 7 agosto il Catania aveva già ammesso le difficoltà e dichiarato di lavorare “senza soste”; il 10 agosto ha comunicato di non essere riuscito a rispettare neppure il secondo termine.
Ed è questo che oggi rende la vicenda ancora più difficile da comprendere. Non si discute più soltanto dei punti che verranno sottratti in campionato, ma della capacità della società di rimuovere in tempi rapidi un ostacolo che sta condizionando direttamente anche il lavoro della squadra. Mancano appena 72 ore alla partita contro il Parma e, finché la situazione non verrà regolarizzata, resta concreto il problema relativo all’utilizzo dei nuovi tesserati. Già a Vicenza Emilio Longo aveva dovuto fare a meno degli ultimi arrivati; tra questi anche Filippo Rinaldi, portiere prelevato proprio dal Parma il 23 luglio e ancora al centro delle conseguenze provocate dalla vicenda fideiussione.
Il paradosso assume proporzioni ancora maggiori se confrontato con il progetto raccontato in questi anni dalla proprietà. L’idea dichiarata non era quella di comprare immediatamente il successo attraverso investimenti fuori scala, ma di costruire progressivamente un club sostenibile, professionale e capace di crescere attraverso strutture solide. Oggi è proprio quella parola, professionalità, a essere inevitabilmente messa in discussione. Perché la sostenibilità non significa semplicemente spendere meno: significa soprattutto programmare, rispettare gli impegni e arrivare alle scadenze con gli strumenti necessari per affrontarle.
Attorno al club, nel frattempo, continuano a circolare indiscrezioni riguardanti altre difficoltà economiche. Su questo punto, però, è necessario distinguere ciò che è documentato dai rumors. È verificabile che nelle scorse settimane fossero emerse difficoltà di liquidità legate ai lavori di Torre del Grifo, mentre non abbiamo trovato riscontri pubblici sufficientemente solidi per affermare come fatto accertato l’esistenza di debiti attuali verso Erreà o Piagreen. Anzi, ancora nei primi giorni di agosto risultavano pubblicati aggiornamenti sui lavori ai campi curati proprio da Piagreen. Eventuali pendenze verso queste società, quindi, restano allo stato attuale informazioni da verificare e non possono essere trattate come circostanze definitivamente provate.
Molto più documentata è invece la situazione australiana del Perth Glory, altro club controllato da Ross Pelligra. A luglio la Professional Footballers Australia ha denunciato una sequenza di pagamenti degli stipendi effettuati in ritardo, con episodi segnalati a marzo, giugno e luglio 2026. Il sindacato dei calciatori australiani ha definito la situazione un modello ormai ripetuto, mentre il club ha parlato di problemi legati alle tempistiche dei pagamenti e ha sostenuto di trovarsi comunque in una posizione finanziaria solida.
Sono elementi che inevitabilmente alimentano interrogativi anche a Catania. Non perché le vicende dei due club siano automaticamente sovrapponibili, ma perché raccontano difficoltà amministrative che rendono sempre più complicato liquidare tutto come semplice imprevisto tecnico. E soprattutto perché contrastano in maniera evidente con quella sensazione di sicurezza economica che per lungo tempo aveva accompagnato la presenza di Pelligra alle pendici dell’Etna.
I proclami, oggi, interessano molto meno. Non servono assegni immaginari da cento milioni, così come non servono rassicurazioni sulla solidità della proprietà se poi una scadenza federale conosciuta da tempo diventa un ostacolo capace di produrre una penalizzazione e di privare nuovamente l’allenatore di una parte consistente della rosa. Il punto non è chiedere a Pelligra di spendere cifre faraoniche. È chiedere al Catania di funzionare come una normale società professionistica.
Dopo il comunicato di ieri sera ci si sarebbe aspettati almeno questo: una rapida regolarizzazione, seguita da una spiegazione completa. Invece la giornata continua a trascorrere senza una comunicazione risolutiva. E dopo quanto accaduto, il tradizionale stile comunicativo estremamente prudente della società rischia ormai di assumere contorni grotteschi.
La Curva Nord ha chiesto pubblicamente risposte, ma la richiesta non arriva più soltanto dal tifo organizzato. La pretende una città che ha nuovamente dato fiducia al club, la pretendono migliaia di abbonati e la pretendono anche gli organi d’informazione chiamati a raccontare una situazione che continua a produrre domande senza ricevere spiegazioni sufficienti.
La penalizzazione è ormai il passato prossimo di questa vicenda. Il problema del presente è capire quando arriverà finalmente la fideiussione e perché, dopo quattro giorni di “lavoro senza soste”, il Catania sia ancora costretto a convivere con lo stesso problema. Perché venerdì c’è il Parma. E sarebbe quasi surreale vedere Longo costretto ancora una volta a presentarsi in Coppa Italia con una squadra mutilata non dalle scelte tecniche, ma dagli errori amministrativi di chi quella squadra dovrebbe metterla nelle condizioni di competere.









