Catania, Cabianca, Caligara e Perrotta si presentano al Massimino
18-09-2026 16:33 - Conferenze Stampa
Il Catania presenta ufficialmente tre dei volti nuovi della rosa rossazzurra. Eddy Cabianca, Fabrizio Caligara e Marco Perrotta hanno incontrato la stampa al "Massimino", raccontando le prime sensazioni vissute in città, il rapporto con il gruppo e con Emilio Longo, ma anche le aspettative personali e collettive in vista del prosieguo della stagione.
A rompere il ghiaccio è stato Fabrizio Caligara, arrivato con un bagaglio di esperienza importante maturato anche in categorie superiori. Il centrocampista ha spiegato di aver trovato subito un ambiente positivo: "Le prime sensazioni sono state molto positive. Ho trovato un gran gruppo e un allenatore preparato. L’auspicio per questa stagione è pensare partita dopo partita e arrivare all’obiettivo che vogliamo".
Caligara si è soffermato anche sull’avvio non semplice del Catania, evidenziando come il processo di costruzione della squadra richieda inevitabilmente tempo. "All’inizio ci può stare, perché abbiamo cambiato mister rispetto all’anno scorso e ci sono stati tanti innesti nuovi. Quando un allenatore ti chiede di fare determinate cose e di proporre gioco, non è una cosa che dall’oggi al domani esce fuori. Ha bisogno di tempo. Magari ci sono state partite che, se fosse arrivato il risultato, non si parlerebbe di questo, ma fa parte del calcio".
Sul piano tattico, il nuovo centrocampista rossazzurro non pone limiti alla propria duttilità, pur indicando una preferenza precisa. "In mezzo al campo ho fatto praticamente tutti i ruoli. Se fossi allenatore, mi metterei mezzala, ma poi le scelte le fa il mister. Non mi cambia molto dove gioco".
Un altro tema affrontato è stato quello della condizione fisica, visto il ritardo accumulato rispetto ai compagni nella fase iniziale. Caligara ha chiarito di essere ormai pienamente disponibile. "Ero stato chiaro quando il direttore mi ha chiamato. Non avendo fatto il ritiro, avevo bisogno di dieci giorni per rimettermi al pari con i compagni. Il direttore ha accettato questa cosa e in questi dieci giorni mi sono messo a posto. Adesso sono a disposizione".
L’esperienza maturata in Serie A e nelle categorie superiori rappresenta certamente un valore aggiunto, ma lo stesso Caligara ha sottolineato la necessità di adattarsi alle caratteristiche della Serie C. "Porto un po’ di esperienza di altre categorie, ma devo farmi aiutare dai compagni che conoscono bene questo campionato per calarmi nella categoria. È un campionato totalmente diverso e bisogna usare quelle caratteristiche che servono qui, perché non è la stessa cosa".
La trattativa che lo ha portato in Sicilia, secondo quanto raccontato dal diretto interessato, è stata rapida e senza particolari esitazioni. "Ho parlato con il direttore verso il 15 agosto. Ci siamo sentiti due o tre volte e non ho avuto nessun dubbio nello scegliere Catania. Gli avevo già detto che, nel momento in cui fossi sceso di categoria, sarei venuto solo qui".
Il fascino del "Massimino" e della piazza rossazzurra ha avuto un peso importante nella sua decisione. "Come piazza me ne hanno parlato tutti benissimo. Non avevo mai avuto l’opportunità di giocarci contro, ma tutti mi avevano detto che è una piazza caldissima. In queste prime partite ho visto l’amore che la gente ha per questa maglia".
Caligara non considera il passaggio al Catania come un ridimensionamento della propria carriera. "La scelta di venire qua non la vedo come un passo indietro, come magari alcuni possono pensare. La vedo come farne uno indietro per farne due in avanti".
Anche il rapporto con il pubblico è stato uno dei temi affrontati durante la conferenza. Caligara ha spiegato come la pressione di una piazza così numerosa debba essere trasformata in stimolo. "Per chi fa questo sport, avere 20 mila persone che vengono allo stadio per tifarti non la definirei ansia. È un piacere e un orgoglio, perché porti i colori della città in tutta Italia e li rappresenti. Devi essere orgoglioso, non ansioso. Alla fine fai il lavoro più bello del mondo. Qual è la paura? Sbagliare? Sbagliano tutti, dal giocatore più esperto a quello più giovane".
Marco Perrotta ha invece concentrato gran parte del proprio intervento sul momento attraversato dalla squadra e sulla necessità di trasformare la vittoria di Picerno in un punto di ripartenza. "Dopo la partita di Picerno ci siamo fatti i complimenti l’uno con l’altro, soprattutto per l’atteggiamento che abbiamo avuto in campo. Credo che, rispetto alle altre partite, ci sia stato qualcosa in più non solo a livello tecnico, ma anche come atteggiamento e cuore da parte di tutti. Questo deve essere il nostro punto di forza da cui ripartire".
Il difensore ha riconosciuto le difficoltà incontrate nelle prime giornate, individuando soprattutto nei cali di concentrazione uno degli aspetti da correggere. "Nelle prime partite c’è stata un po’ di difficoltà, soprattutto nella nostra identità. Avevamo cali di concentrazione troppo rapidi e questa cosa ci ha creato problemi. Dobbiamo lavorare su questo, perché giochiamo in una piazza bellissima, che ambisce a tanto, e dobbiamo sentire il peso delle responsabilità addosso. Questo deve essere il nostro punto di forza".
Perrotta ha insistito molto sul concetto di gruppo, ritenuto indispensabile per trasformare il potenziale individuale in rendimento collettivo. "Sappiamo tutti che la nostra squadra, nei singoli, è molto forte, ma dobbiamo compattarci per creare qualcosa di bello tutti insieme. Dobbiamo metterci qualcosa di straordinario, perché per fare cose veramente importanti bisogna sacrificarsi tanto".
Sul piano tattico, il difensore ha manifestato apprezzamento per le richieste di Longo e per un sistema che prevede aggressività e coraggio nella gestione della linea arretrata. "Sono contento di quello che il mister ci ha richiesto, cioè andare in avanti e stare molto alti con la linea difensiva. È una cosa che, una volta rodata, secondo me può darci tanti vantaggi. Mi trovo molto bene con tutti i miei compagni e sono felice".
Perrotta ha poi escluso che le difficoltà incontrate contro la Scafatese siano state esclusivamente legate al modulo. "La voglia e la concentrazione ci sono state in tutte le partite. Forse, inconsciamente, abbiamo sofferto un po’ la stanchezza mentale nel finale contro la Scafatese. Poi un episodio ci ha condannato ed è stato un dolore forte, perché ci tenevamo molto. Abbiamo preso quel dolore e lo abbiamo riportato in campo a Picerno".
Il difensore ha quindi ribadito che la vera differenza deve arrivare soprattutto dall’atteggiamento. "Non credo ci sia un problema di modulo o non modulo, almeno non sta a me giudicarlo. Con l’atteggiamento giusto e con la voglia giusta possiamo fare veramente bene anche con sistemi differenti, perché abbiamo giocatori forti e duttili. La cosa più importante in questo campionato è sacrificarsi, perché ogni risultato non è mai scontato fino al novantesimo".
Perrotta si è soffermato anche sulla preparazione fisica di un gruppo costruito in gran parte durante le ultime settimane di mercato. "Siamo un gruppo nuovo e molti sono arrivati negli ultimi giorni. Sicuramente non siamo tutti al cento per cento della forma fisica, ma le richieste del mister sono importanti e ogni giorno cerchiamo di metterci qualcosa in più per assimilarle il prima possibile. Dobbiamo diventare squadra al più presto".
La duttilità resta una delle sue caratteristiche principali. "Negli ultimi anni sono stato abituato a giocare a tre e mi trovo bene, ma in passato ho giocato anche a quattro. Non vedo molta differenza. La richiesta del mister è quella di andare forte sull’uomo e, nella fase di non possesso, il modulo diventa relativo perché si creano molti duelli individuali".
Un altro aspetto sul quale Perrotta ha insistito è quello della reazione alle difficoltà. "È una cosa che ci siamo detti e ridetti più volte nello spogliatoio. Sicuramente non lo facciamo volontariamente, ma è qualcosa che inconsciamente ci capita. Dobbiamo lavorarci, perché una squadra forte si vede soprattutto in questi momenti, da come reagisce e da come riprende la partita".
Il difensore crede molto nelle possibilità di crescita del gruppo. "Quando andiamo in vantaggio, le nostre qualità vengono fuori. Dobbiamo migliorare nella gestione dei momenti difficili, perché il campionato è lungo. Lo dico perché penso che siamo una squadra forte e che ci siano davvero tanti margini di miglioramento da parte di tutti"
Anche la scelta di Catania per Perrotta è maturata rapidamente. "La trattativa è stata molto veloce, si è chiusa in due o tre giorni. Ero a casa, mi sono sentito subito con il direttore e ci siamo venuti incontro. Poi mi sono ritrovato a Norcia con i miei nuovi compagni".
Il suo obiettivo personale coincide soprattutto con il desiderio di creare una connessione forte con l’ambiente. "L’auspicio è quello di far sognare questa città e dare il meglio. Al di là degli obiettivi, il mio desiderio più grande è che la piazza si riconosca in noi attraverso l’atteggiamento, il cuore e tutto quello che mettiamo in campo".
Perrotta ha inoltre definito il girone C estremamente equilibrato. "È un campionato molto, molto equilibrato. Ci sono squadre veramente organizzate e squadre che giocano un bel calcio. Secondo me si arriverà fino alla fine. Il mio sogno è arrivare all’ultimo minuto dell’ultima giornata giocandoci qualcosa di importante, perché credo che questo gruppo possa affrontare un percorso del genere".
Il centrale rossazzurro ha poi lanciato un messaggio chiaro sulle difficoltà già vissute dal Catania. "Questo è un problema che ci portiamo un po’ dietro e dobbiamo migliorarlo subito. I nostri bonus ce li siamo già giocati. A differenza di altre squadre partite meglio, noi sappiamo già cos’è il dolore dopo una sconfitta e sappiamo cosa significa arrivare al novantesimo e subire un episodio negativo. Dobbiamo portarci dentro tutto questo affinché non succeda più".
Eddy Cabianca ha invece rassicurato sulle proprie condizioni fisiche. Il laterale, arrivato nell’ultima fase del mercato, ha spiegato di essere ormai vicino al pieno recupero. "Sto molto meglio. Ho avuto un piccolo problema quando ero a Cremona, sto recuperando e penso di essere già a disposizione da domani".
Il giovane difensore ha illustrato anche le proprie caratteristiche tecniche. "In una difesa a quattro mi vedo molto più come terzino, soprattutto perché la mia caratteristica principale è la velocità. È una qualità che mi aiuta molto anche in fase difensiva, nel recuperare magari un avversario. Però sono duttile: posso fare anche il braccetto di destra o il quinto a destra in una difesa a tre".
Cabianca ha subito individuato nella continuità uno dei concetti chiave in vista delle prossime partite. "È la cosa che stiamo cercando principalmente. Quello che ci siamo detti per la prossima gara è che vogliamo vincere assolutamente, per dare continuità a questa strada".
Il nuovo arrivato ha parlato positivamente anche dell’ambiente trovato nello spogliatoio. "Appena sono arrivato ho trovato subito un gruppo che mi ha accolto benissimo. Posso dire che tutti i ragazzi sono simpatici. Con Fabrizio ho passato magari i primi giorni insieme, ma anche Roberto Insigne è uno di quelli con cui si scherza. Siamo un gruppo di ragazzi molto unito e questa è una cosa che dovrà portarci avanti".
Sul girone C, Cabianca ha già maturato un’opinione precisa. "È la mia seconda stagione nel girone C. L’anno scorso non ho fatto molte presenze perché sono stato fermo a lungo per gli infortuni, ma posso dire che secondo me è il girone più complicato. È anche quello che dà più soddisfazioni a livello di tifoseria e ambiente. Nel girone A magari c’è un clima meno caloroso, qui invece si vedono squadre che possono mettere in difficoltà chiunque".
La trattativa che lo ha condotto a Catania si è sviluppata nelle ultime ore di mercato. "È stata molto veloce, è successo tutto nelle ultime 72 ore. Ho parlato con il mio procuratore e poi con il direttore. L’ultimo giorno di mercato ho firmato qui a Catania".
Cabianca ha raccontato anche i primi colloqui con Longo. "Quello che mi hanno chiesto, sia il direttore sia il mister, è di dare il cento per cento. Ho parlato con il mister fin da subito e gli avevo detto che avevo avuto questo problemino circa un mese e mezzo fa. Mi ha detto di stare tranquillo e di recuperare il prima possibile, perché servono tutti".
Dal confronto collettivo è emerso anche un forte sostegno nei confronti dell’allenatore. A sintetizzarlo è stato Caligara: "È normale che quando cambi così tanti giocatori non puoi avere subito l’armonia di un gruppo che gioca insieme da anni. Piano piano, stando insieme, si crea quella sintonia che ti permette di entrare in campo più sicuro perché conosci meglio il compagno che hai accanto. Per quanto riguarda il mister, noi siamo totalmente con lui. Lo siamo stati fin dal primo giorno, nelle vittorie e nelle sconfitte".
Caligara ha poi ribadito ancora una volta la propria disponibilità a ricoprire più ruoli. "Io nasco mezzala, poi ho fatto il trequartista giocando con il 4-3-2-1 o con il 4-3-1-2. Ho fatto praticamente tutti i ruoli e tutti i moduli possibili. Non cambia molto: quello che conta è il risultato finale".
Tre profili differenti per età, caratteristiche ed esperienza, ma accomunati da un messaggio preciso: il Catania deve diventare squadra nel più breve tempo possibile. Caligara porta esperienza e qualità, Perrotta insiste su sacrificio e responsabilità, Cabianca offre freschezza e duttilità. Tutti e tre, però, convergono sulla stessa necessità: costruire continuità, assimilare rapidamente le richieste di Emilio Longo e trasformare il potenziale della rosa in un’identità riconoscibile.
A rompere il ghiaccio è stato Fabrizio Caligara, arrivato con un bagaglio di esperienza importante maturato anche in categorie superiori. Il centrocampista ha spiegato di aver trovato subito un ambiente positivo: "Le prime sensazioni sono state molto positive. Ho trovato un gran gruppo e un allenatore preparato. L’auspicio per questa stagione è pensare partita dopo partita e arrivare all’obiettivo che vogliamo".
Caligara si è soffermato anche sull’avvio non semplice del Catania, evidenziando come il processo di costruzione della squadra richieda inevitabilmente tempo. "All’inizio ci può stare, perché abbiamo cambiato mister rispetto all’anno scorso e ci sono stati tanti innesti nuovi. Quando un allenatore ti chiede di fare determinate cose e di proporre gioco, non è una cosa che dall’oggi al domani esce fuori. Ha bisogno di tempo. Magari ci sono state partite che, se fosse arrivato il risultato, non si parlerebbe di questo, ma fa parte del calcio".
Sul piano tattico, il nuovo centrocampista rossazzurro non pone limiti alla propria duttilità, pur indicando una preferenza precisa. "In mezzo al campo ho fatto praticamente tutti i ruoli. Se fossi allenatore, mi metterei mezzala, ma poi le scelte le fa il mister. Non mi cambia molto dove gioco".
Un altro tema affrontato è stato quello della condizione fisica, visto il ritardo accumulato rispetto ai compagni nella fase iniziale. Caligara ha chiarito di essere ormai pienamente disponibile. "Ero stato chiaro quando il direttore mi ha chiamato. Non avendo fatto il ritiro, avevo bisogno di dieci giorni per rimettermi al pari con i compagni. Il direttore ha accettato questa cosa e in questi dieci giorni mi sono messo a posto. Adesso sono a disposizione".
L’esperienza maturata in Serie A e nelle categorie superiori rappresenta certamente un valore aggiunto, ma lo stesso Caligara ha sottolineato la necessità di adattarsi alle caratteristiche della Serie C. "Porto un po’ di esperienza di altre categorie, ma devo farmi aiutare dai compagni che conoscono bene questo campionato per calarmi nella categoria. È un campionato totalmente diverso e bisogna usare quelle caratteristiche che servono qui, perché non è la stessa cosa".
La trattativa che lo ha portato in Sicilia, secondo quanto raccontato dal diretto interessato, è stata rapida e senza particolari esitazioni. "Ho parlato con il direttore verso il 15 agosto. Ci siamo sentiti due o tre volte e non ho avuto nessun dubbio nello scegliere Catania. Gli avevo già detto che, nel momento in cui fossi sceso di categoria, sarei venuto solo qui".
Il fascino del "Massimino" e della piazza rossazzurra ha avuto un peso importante nella sua decisione. "Come piazza me ne hanno parlato tutti benissimo. Non avevo mai avuto l’opportunità di giocarci contro, ma tutti mi avevano detto che è una piazza caldissima. In queste prime partite ho visto l’amore che la gente ha per questa maglia".
Caligara non considera il passaggio al Catania come un ridimensionamento della propria carriera. "La scelta di venire qua non la vedo come un passo indietro, come magari alcuni possono pensare. La vedo come farne uno indietro per farne due in avanti".
Anche il rapporto con il pubblico è stato uno dei temi affrontati durante la conferenza. Caligara ha spiegato come la pressione di una piazza così numerosa debba essere trasformata in stimolo. "Per chi fa questo sport, avere 20 mila persone che vengono allo stadio per tifarti non la definirei ansia. È un piacere e un orgoglio, perché porti i colori della città in tutta Italia e li rappresenti. Devi essere orgoglioso, non ansioso. Alla fine fai il lavoro più bello del mondo. Qual è la paura? Sbagliare? Sbagliano tutti, dal giocatore più esperto a quello più giovane".
Marco Perrotta ha invece concentrato gran parte del proprio intervento sul momento attraversato dalla squadra e sulla necessità di trasformare la vittoria di Picerno in un punto di ripartenza. "Dopo la partita di Picerno ci siamo fatti i complimenti l’uno con l’altro, soprattutto per l’atteggiamento che abbiamo avuto in campo. Credo che, rispetto alle altre partite, ci sia stato qualcosa in più non solo a livello tecnico, ma anche come atteggiamento e cuore da parte di tutti. Questo deve essere il nostro punto di forza da cui ripartire".
Il difensore ha riconosciuto le difficoltà incontrate nelle prime giornate, individuando soprattutto nei cali di concentrazione uno degli aspetti da correggere. "Nelle prime partite c’è stata un po’ di difficoltà, soprattutto nella nostra identità. Avevamo cali di concentrazione troppo rapidi e questa cosa ci ha creato problemi. Dobbiamo lavorare su questo, perché giochiamo in una piazza bellissima, che ambisce a tanto, e dobbiamo sentire il peso delle responsabilità addosso. Questo deve essere il nostro punto di forza".
Perrotta ha insistito molto sul concetto di gruppo, ritenuto indispensabile per trasformare il potenziale individuale in rendimento collettivo. "Sappiamo tutti che la nostra squadra, nei singoli, è molto forte, ma dobbiamo compattarci per creare qualcosa di bello tutti insieme. Dobbiamo metterci qualcosa di straordinario, perché per fare cose veramente importanti bisogna sacrificarsi tanto".
Sul piano tattico, il difensore ha manifestato apprezzamento per le richieste di Longo e per un sistema che prevede aggressività e coraggio nella gestione della linea arretrata. "Sono contento di quello che il mister ci ha richiesto, cioè andare in avanti e stare molto alti con la linea difensiva. È una cosa che, una volta rodata, secondo me può darci tanti vantaggi. Mi trovo molto bene con tutti i miei compagni e sono felice".
Perrotta ha poi escluso che le difficoltà incontrate contro la Scafatese siano state esclusivamente legate al modulo. "La voglia e la concentrazione ci sono state in tutte le partite. Forse, inconsciamente, abbiamo sofferto un po’ la stanchezza mentale nel finale contro la Scafatese. Poi un episodio ci ha condannato ed è stato un dolore forte, perché ci tenevamo molto. Abbiamo preso quel dolore e lo abbiamo riportato in campo a Picerno".
Il difensore ha quindi ribadito che la vera differenza deve arrivare soprattutto dall’atteggiamento. "Non credo ci sia un problema di modulo o non modulo, almeno non sta a me giudicarlo. Con l’atteggiamento giusto e con la voglia giusta possiamo fare veramente bene anche con sistemi differenti, perché abbiamo giocatori forti e duttili. La cosa più importante in questo campionato è sacrificarsi, perché ogni risultato non è mai scontato fino al novantesimo".
Perrotta si è soffermato anche sulla preparazione fisica di un gruppo costruito in gran parte durante le ultime settimane di mercato. "Siamo un gruppo nuovo e molti sono arrivati negli ultimi giorni. Sicuramente non siamo tutti al cento per cento della forma fisica, ma le richieste del mister sono importanti e ogni giorno cerchiamo di metterci qualcosa in più per assimilarle il prima possibile. Dobbiamo diventare squadra al più presto".
La duttilità resta una delle sue caratteristiche principali. "Negli ultimi anni sono stato abituato a giocare a tre e mi trovo bene, ma in passato ho giocato anche a quattro. Non vedo molta differenza. La richiesta del mister è quella di andare forte sull’uomo e, nella fase di non possesso, il modulo diventa relativo perché si creano molti duelli individuali".
Un altro aspetto sul quale Perrotta ha insistito è quello della reazione alle difficoltà. "È una cosa che ci siamo detti e ridetti più volte nello spogliatoio. Sicuramente non lo facciamo volontariamente, ma è qualcosa che inconsciamente ci capita. Dobbiamo lavorarci, perché una squadra forte si vede soprattutto in questi momenti, da come reagisce e da come riprende la partita".
Il difensore crede molto nelle possibilità di crescita del gruppo. "Quando andiamo in vantaggio, le nostre qualità vengono fuori. Dobbiamo migliorare nella gestione dei momenti difficili, perché il campionato è lungo. Lo dico perché penso che siamo una squadra forte e che ci siano davvero tanti margini di miglioramento da parte di tutti"
Anche la scelta di Catania per Perrotta è maturata rapidamente. "La trattativa è stata molto veloce, si è chiusa in due o tre giorni. Ero a casa, mi sono sentito subito con il direttore e ci siamo venuti incontro. Poi mi sono ritrovato a Norcia con i miei nuovi compagni".
Il suo obiettivo personale coincide soprattutto con il desiderio di creare una connessione forte con l’ambiente. "L’auspicio è quello di far sognare questa città e dare il meglio. Al di là degli obiettivi, il mio desiderio più grande è che la piazza si riconosca in noi attraverso l’atteggiamento, il cuore e tutto quello che mettiamo in campo".
Perrotta ha inoltre definito il girone C estremamente equilibrato. "È un campionato molto, molto equilibrato. Ci sono squadre veramente organizzate e squadre che giocano un bel calcio. Secondo me si arriverà fino alla fine. Il mio sogno è arrivare all’ultimo minuto dell’ultima giornata giocandoci qualcosa di importante, perché credo che questo gruppo possa affrontare un percorso del genere".
Il centrale rossazzurro ha poi lanciato un messaggio chiaro sulle difficoltà già vissute dal Catania. "Questo è un problema che ci portiamo un po’ dietro e dobbiamo migliorarlo subito. I nostri bonus ce li siamo già giocati. A differenza di altre squadre partite meglio, noi sappiamo già cos’è il dolore dopo una sconfitta e sappiamo cosa significa arrivare al novantesimo e subire un episodio negativo. Dobbiamo portarci dentro tutto questo affinché non succeda più".
Eddy Cabianca ha invece rassicurato sulle proprie condizioni fisiche. Il laterale, arrivato nell’ultima fase del mercato, ha spiegato di essere ormai vicino al pieno recupero. "Sto molto meglio. Ho avuto un piccolo problema quando ero a Cremona, sto recuperando e penso di essere già a disposizione da domani".
Il giovane difensore ha illustrato anche le proprie caratteristiche tecniche. "In una difesa a quattro mi vedo molto più come terzino, soprattutto perché la mia caratteristica principale è la velocità. È una qualità che mi aiuta molto anche in fase difensiva, nel recuperare magari un avversario. Però sono duttile: posso fare anche il braccetto di destra o il quinto a destra in una difesa a tre".
Cabianca ha subito individuato nella continuità uno dei concetti chiave in vista delle prossime partite. "È la cosa che stiamo cercando principalmente. Quello che ci siamo detti per la prossima gara è che vogliamo vincere assolutamente, per dare continuità a questa strada".
Il nuovo arrivato ha parlato positivamente anche dell’ambiente trovato nello spogliatoio. "Appena sono arrivato ho trovato subito un gruppo che mi ha accolto benissimo. Posso dire che tutti i ragazzi sono simpatici. Con Fabrizio ho passato magari i primi giorni insieme, ma anche Roberto Insigne è uno di quelli con cui si scherza. Siamo un gruppo di ragazzi molto unito e questa è una cosa che dovrà portarci avanti".
Sul girone C, Cabianca ha già maturato un’opinione precisa. "È la mia seconda stagione nel girone C. L’anno scorso non ho fatto molte presenze perché sono stato fermo a lungo per gli infortuni, ma posso dire che secondo me è il girone più complicato. È anche quello che dà più soddisfazioni a livello di tifoseria e ambiente. Nel girone A magari c’è un clima meno caloroso, qui invece si vedono squadre che possono mettere in difficoltà chiunque".
La trattativa che lo ha condotto a Catania si è sviluppata nelle ultime ore di mercato. "È stata molto veloce, è successo tutto nelle ultime 72 ore. Ho parlato con il mio procuratore e poi con il direttore. L’ultimo giorno di mercato ho firmato qui a Catania".
Cabianca ha raccontato anche i primi colloqui con Longo. "Quello che mi hanno chiesto, sia il direttore sia il mister, è di dare il cento per cento. Ho parlato con il mister fin da subito e gli avevo detto che avevo avuto questo problemino circa un mese e mezzo fa. Mi ha detto di stare tranquillo e di recuperare il prima possibile, perché servono tutti".
Dal confronto collettivo è emerso anche un forte sostegno nei confronti dell’allenatore. A sintetizzarlo è stato Caligara: "È normale che quando cambi così tanti giocatori non puoi avere subito l’armonia di un gruppo che gioca insieme da anni. Piano piano, stando insieme, si crea quella sintonia che ti permette di entrare in campo più sicuro perché conosci meglio il compagno che hai accanto. Per quanto riguarda il mister, noi siamo totalmente con lui. Lo siamo stati fin dal primo giorno, nelle vittorie e nelle sconfitte".
Caligara ha poi ribadito ancora una volta la propria disponibilità a ricoprire più ruoli. "Io nasco mezzala, poi ho fatto il trequartista giocando con il 4-3-2-1 o con il 4-3-1-2. Ho fatto praticamente tutti i ruoli e tutti i moduli possibili. Non cambia molto: quello che conta è il risultato finale".
Tre profili differenti per età, caratteristiche ed esperienza, ma accomunati da un messaggio preciso: il Catania deve diventare squadra nel più breve tempo possibile. Caligara porta esperienza e qualità, Perrotta insiste su sacrificio e responsabilità, Cabianca offre freschezza e duttilità. Tutti e tre, però, convergono sulla stessa necessità: costruire continuità, assimilare rapidamente le richieste di Emilio Longo e trasformare il potenziale della rosa in un’identità riconoscibile.
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La conferenza stampa integrale di Cabianca, Caligara e Perrotta









