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Catania, al di là del poker: primi segnali di identità e crescita

08-09-2026 13:02 - Campionato
Autore: Pier Andrea Aidala

Prima vittoria in campionato e primi sorrisi per il Catania di Emilio Longo, nel caldo lunedì sera del Massimino. I rossazzurri liquidano la pratica Cosenza con un poker che dona una significativa dose di fiducia all’ambiente e provano a gettarsi alle spalle il traballante avvio di stagione.

Tuttavia, il risultato rischia di celare gli aspetti maggiormente importanti del 4-0 casalingo. In primis, sin dalle battute iniziali l’equipe etnea è sembrata maggiormente lucida nelle due fasi di gioco e capace di regalare sprazzi di quel “calcio dominante” richiesto dal proprio tecnico. Il possesso di palla sterile ha lasciato il passo ad una manovra più ragionata e fluida, con Torrasi a fare da geometra in mediana assieme ad un Quaini semplicemente magistrale. Proprio il numero 16, trascinatore imprescindibile della squadra, ha permesso ai nuovi innesti di esprimersi al meglio con un mix di cattiveria agonistica e intelligenza tattica fondamentali sia in fase di possesso che in ripiegamento difensivo. Manca probabilmente ancora continuità lungo tutto l’arco della gara, ma la crescita è evidente e lascia ben sperare per il prosieguo della stagione.

Il secondo aspetto da non trascurare è la validità delle scelte, ponderate, di Longo. L'impiego di Cavuoti tra le linee ha permesso all’undici rossazzurro di schierarsi in un 4-2-3-1 più funzionale rispetto al 4-3-3 “classico” visto nelle precedenti uscite. Il calciatore scuola Cagliari ha stupito per freschezza, intraprendenza e personalità, abbinate ad una tecnica di base di livello superiore. L’assist per la rete di Lunetta è un saggio delle potenzialità del numero diciotto, tra strappi e visione di gioco.

In generale, tutto il reparto avanzato ha mostrato netti miglioramenti: Cicerelli, non ancora al top ma in crescita, ha calpestato tutte le zolle della fascia sinistra del campo, tra assist, dribbling e costante sacrificio a supporto dei compagni. Vedere il capitano pressare i portatori di palla avversari al novantesimo ha rappresentato ben più di un manifesto d’intenti. Flavio Russo, poi, merita tutti gli scroscianti applausi offerti dal Massimino alla sostituzione con Coda. Il centravanti catanese non ha soltanto segnato, ma è stato il punto di riferimento di un intero reparto, guadagnando anche il rigore che ha sbloccato il match.

Capitolo a parte merita la retroguardia. Benché il Cosenza fosse con tutta onestà una compagine non irresistibile, per la prima volta i difensori etnei sono apparsi coesi e armonici. Tolto qualche momento di apprensione finale, seppur già sul 4-0, Ierardi, Perrotta e Donnarumma hanno “suonato” all’unisono, anche dopo l’infortunio di Pagliai e il conseguente arretramento di Quaini. Ciò è stato possibile grazie all’enorme lavoro dell’intera squadra e alla capacità di saper attendere talvolta l’avversario, per poi colpirlo in contropiede.

I calabresi non sono di certo un test da verità definitive, ma quanto visto sul prato del Massimino ieri sera lascia presagire che il lavoro settimanale agli ordini di Longo possa ben presto dare i suoi frutti in maniera continuativa. Mancano ancora delle pedine importanti, Caligara, Di Gennaro e un Coda pienamente disponibile su tutti, ma la luce inizia a intravedersi. Già sabato contro la Scafatese l’elefante sarà chiamato al bis, anche per accumulare ulteriori tacche di fiducia e lanciare un chiaro segnale al Girone C.

In un torneo che, malgrado gli exploit di Potenza, Sorrento e Picerno, non sembra avere un’ammazza-campionato, occorre costruire settimana dopo settimana la scalata alla vetta. Arriveranno la penalizzazione e avversari maggiormente probanti del Cosenza, ma gli etnei hanno il dovere di crescere e raggiungere le posizioni di vertice.

Che il Catania non sia una piazza di Serie C è un dato di fatto ed è ormai un mantra che riecheggia ad ogni conferenza stampa nella pancia del Massimino, ma è ora di dimostrarlo sul campo, con l’incontrovertibilità dei fatti che pesano più di mille parole.