Stefania Sberna e Orazio Russo, emozioni rossazzurre alla Baia Verde
26-03-2026 07:53 - News Generiche
Autore: Redazione
Alla Baia Verde è andato in scena un pomeriggio carico di memoria, emozione e senso di appartenenza. L'occasione è stata offerta da “Melior de cinere cunto”, il podcast ideato e condotto da Gianpaolo Pasqualino, che ha scelto di dedicare uno speciale a due figure rimaste profondamente impresse nella storia rossazzurra: Stefania Sberna, storica voce del Catania per oltre trent'anni, e Orazio Russo, uomo simbolo del club in tante vesti, da calciatore a dirigente, passando per allenatore e team manager.
L'evento ha riunito sullo stesso palco alcuni dei protagonisti più amati della storia recente del Catania, in un'atmosfera resa ancora più intensa da maglie storiche, fotografie, sciarpe, luci rossazzurre e tanti dettagli capaci di riportare indietro nel tempo. Tra gli ospiti più applauditi ci sono stati Mariano Izco e Peppe Mascara, due volti che hanno lasciato un segno profondo nel cuore dei tifosi, chiamati a condividere ricordi personali, aneddoti di spogliatoio e frammenti di vita vissuta accanto a Stefania Sberna.
A dare ulteriore spessore all'incontro anche la presenza di Maurizio Pellegrino, altra figura centrale della storia del club, del giornalista Rai Nicky Pandolfini e di Gabriella Sberna, sorella di Stefania, che ha regalato uno dei momenti più toccanti dell'intera serata. Nel suo intervento ha restituito il ritratto più autentico di una donna che viveva il Catania ben oltre il semplice impegno professionale, trasformando quella passione in una parte essenziale della propria quotidianità e della propria famiglia.
Nel corso dell'incontro è emersa con forza la dimensione pionieristica di Stefania Sberna, capace di conquistarsi uno spazio autorevole in un ambiente che, quando lei cominciò, era ancora fortemente segnato da logiche maschili. Il suo modo di raccontare il calcio, la competenza, la capacità di leggere i momenti e soprattutto quella voce inconfondibile hanno rappresentato per anni un tratto identitario dello stadio Massimino. Non soltanto una speaker, ma una presenza simbolica, riconoscibile, profondamente legata all'anima della città.
Le parole di chi l'ha conosciuta da vicino hanno restituito il profilo di una donna preparata, diretta, autentica, capace di entrare nel cuore della gente senza mai forzare il proprio ruolo. Un legame che ha attraversato generazioni di tifosi e che ancora oggi resta vivo, forte, quasi intatto.
Il racconto della serata ha poi inevitabilmente incrociato anche la memoria di Orazio Russo, altro nome che appartiene in modo naturale al patrimonio affettivo rossazzurro. Il suo ricordo, inserito all'interno del format con sensibilità e misura, ha aggiunto un ulteriore livello emotivo a un appuntamento che non si è limitato alla semplice celebrazione, ma ha assunto il valore di una vera e propria testimonianza collettiva.
Tra video, racconti, applausi e commozione, la sensazione condivisa è stata quella di aver vissuto qualcosa che andava oltre il semplice evento. Un modo per custodire e tramandare storie che appartengono non solo al Catania, ma alla memoria sportiva e sentimentale di un'intera città.
Alla Baia Verde è andato in scena un pomeriggio carico di memoria, emozione e senso di appartenenza. L'occasione è stata offerta da “Melior de cinere cunto”, il podcast ideato e condotto da Gianpaolo Pasqualino, che ha scelto di dedicare uno speciale a due figure rimaste profondamente impresse nella storia rossazzurra: Stefania Sberna, storica voce del Catania per oltre trent'anni, e Orazio Russo, uomo simbolo del club in tante vesti, da calciatore a dirigente, passando per allenatore e team manager.
L'evento ha riunito sullo stesso palco alcuni dei protagonisti più amati della storia recente del Catania, in un'atmosfera resa ancora più intensa da maglie storiche, fotografie, sciarpe, luci rossazzurre e tanti dettagli capaci di riportare indietro nel tempo. Tra gli ospiti più applauditi ci sono stati Mariano Izco e Peppe Mascara, due volti che hanno lasciato un segno profondo nel cuore dei tifosi, chiamati a condividere ricordi personali, aneddoti di spogliatoio e frammenti di vita vissuta accanto a Stefania Sberna.
A dare ulteriore spessore all'incontro anche la presenza di Maurizio Pellegrino, altra figura centrale della storia del club, del giornalista Rai Nicky Pandolfini e di Gabriella Sberna, sorella di Stefania, che ha regalato uno dei momenti più toccanti dell'intera serata. Nel suo intervento ha restituito il ritratto più autentico di una donna che viveva il Catania ben oltre il semplice impegno professionale, trasformando quella passione in una parte essenziale della propria quotidianità e della propria famiglia.
Nel corso dell'incontro è emersa con forza la dimensione pionieristica di Stefania Sberna, capace di conquistarsi uno spazio autorevole in un ambiente che, quando lei cominciò, era ancora fortemente segnato da logiche maschili. Il suo modo di raccontare il calcio, la competenza, la capacità di leggere i momenti e soprattutto quella voce inconfondibile hanno rappresentato per anni un tratto identitario dello stadio Massimino. Non soltanto una speaker, ma una presenza simbolica, riconoscibile, profondamente legata all'anima della città.
Le parole di chi l'ha conosciuta da vicino hanno restituito il profilo di una donna preparata, diretta, autentica, capace di entrare nel cuore della gente senza mai forzare il proprio ruolo. Un legame che ha attraversato generazioni di tifosi e che ancora oggi resta vivo, forte, quasi intatto.
Il racconto della serata ha poi inevitabilmente incrociato anche la memoria di Orazio Russo, altro nome che appartiene in modo naturale al patrimonio affettivo rossazzurro. Il suo ricordo, inserito all'interno del format con sensibilità e misura, ha aggiunto un ulteriore livello emotivo a un appuntamento che non si è limitato alla semplice celebrazione, ma ha assunto il valore di una vera e propria testimonianza collettiva.
Tra video, racconti, applausi e commozione, la sensazione condivisa è stata quella di aver vissuto qualcosa che andava oltre il semplice evento. Un modo per custodire e tramandare storie che appartengono non solo al Catania, ma alla memoria sportiva e sentimentale di un'intera città.









