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Potenza-Catania, novanta minuti spezzati e due punti lasciati per strada

15-12-2025 08:07 - Campionato
Autore: Andrea Mazzeo

C’è un confine sottile tra l’alibi e l’analisi. Potenza-Catania obbliga a camminarci sopra con equilibrio, perché entrambe le letture, se isolate, risultano incomplete.

Il primo punto è semplice e non negoziabile: una squadra che punta alla promozione diretta deve saper vincere anche partite sporche, complicate, contro avversari in inferiorità numerica per oltre settanta minuti. È una regola non scritta del calcio, valida a ogni livello. Sotto questo profilo, il Catania non ha centrato l’obiettivo. Non per mancanza di volontà, ma per incapacità di trovare soluzioni efficaci contro una partita che si è progressivamente svuotata di ritmo e continuità.

Ed è proprio qui che nasce il secondo punto, altrettanto evidente. Dal momento dell’espulsione, il match ha perso ogni fluidità. Il Potenza ha scelto di difendere il risultato con ogni mezzo consentito — e talvolta oltre il limite della tollerabilità — spezzettando il gioco, rallentando sistematicamente la ripresa del pallone, trasformando ogni contatto in una pausa. Il tempo effettivo è crollato, e con esso la possibilità di costruire una gara lineare.

Dentro questo contesto il Catania ha provato a cambiare pelle. Gli ingressi dalla panchina avevano una logica precisa, così come le scelte di Toscano, che ha cercato di aumentare il peso offensivo e di occupare meglio l’area. Tuttavia, nessuno dei subentrati è riuscito a incidere davvero sul ritmo, né a rompere l’equilibrio di una partita ormai incanalata su binari innaturali. Quando la qualità non emerge e l’intensità non cresce, l’allenatore può solo prendere atto dei limiti espressi in campo.

Ridurre tutto alle decisioni arbitrali sarebbe però un errore di prospettiva. Che la direzione di gara abbia inciso è fuori discussione: l’uso disomogeneo del FVS, la gestione dei recuperi, la difficoltà nel contenere le continue interruzioni hanno contribuito a deformare la partita. Ma il dato più preoccupante non è il singolo episodio, bensì la sensazione di una partita mai realmente governata.

Il Catania, da parte sua, ha avuto occasioni per segnare. Non in quantità industriale, ma sufficienti per sbloccare una gara che, a prescindere da tutto, andava portata a casa. L’estremo difensore del Potenza ha vissuto una giornata eccellente, è vero, ma le grandi squadre devono saper andare oltre anche questo.

Ecco allora il punto di equilibrio: nessuna caccia al colpevole, nessuna assoluzione totale. Il pareggio è figlio di più fattori. Di una partita resa quasi ingiocabile, di una gestione arbitrale insufficiente, ma anche di un Catania che non è riuscito a trovare la chiave tecnica ed emotiva per forzare una situazione estrema.

Resta però un elemento che non può essere ignorato. Il Catania è primo in classifica, e questa condizione comporta un peso specifico diverso. Ogni partita diventa più complessa, ogni avversario alza il livello di attenzione, ogni episodio viene amplificato. È in questi contesti che una società deve decidere se limitarsi a osservare o se intervenire, con fermezza e lucidità, per tutelare il proprio percorso.

Potenza-Catania non deve diventare un caso, ma nemmeno essere archiviata come una domenica storta. È un segnale. Capirlo, senza isterismi ma senza silenzi, farà la differenza nel prosieguo della stagione.