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La Sicilia, Calaiò: “Catania può riaprire il campionato vincendo a Benevento”

04-03-2026 07:22 - Campionato
Autore: Redazione

Come riportato da La Sicilia, nel quartiere Vomero di Napoli Emanuele Calaiò ha ormai costruito la propria vita da diversi anni. L’ex attaccante, protagonista in carriera tra Napoli e Catania e ricordato dai tifosi rossazzurri per i 18 gol realizzati in Serie B nella stagione 2014-15, ha analizzato la sfida tra Benevento e Catania soffermandosi anche sulla corsa al primo posto nel girone.

Calaiò conosce bene l’allenatore dei sanniti Floro Flores e immagina una gara di alto livello tra due squadre costruite per stare ai vertici. “Gioco con lui a calciotto, ma siamo stati anche compagni nelle giovanili azzurre. Sono stato contento che dalla Primavera abbia avuto l’opportunità di allenare in prima squadra dopo aver fatto gavetta. Realisticamente: sette punti non sono facili da rimontare per il Catania. L’unica possibilità è che la squadra rossazzurra vinca a Benevento, e ci può stare perché il Catania e il Benevento sono le più forti”.

Nel corso della stagione il Catania aveva anche condiviso la vetta con i campani, ma alcuni fattori hanno inciso sul percorso della squadra etnea. “Gli infortuni di giocatori importanti come Forte, Cicerelli, Di Tacchio hanno inciso perché in Lega Pro spostano gli equilibri. Averli sempre cambia il volto di una squadra. Il Benevento fin qui è stato costante, infortuni ne ha avuti pochi; è una rosa con giocatori di livello, anche di categoria superiore. Quindi nel calcio mai dire mai. Se il Catania vuole puntare al primo posto sicuramente deve imporsi a Benevento”.

Per l’ex attaccante la sfida del “Vigorito” potrebbe avere il sapore di un vero e proprio crocevia della stagione. “Benevento è una piazza calda, i tifosi spingono, sono sempre numerosi. Io auguro la promozione diretta o tramite i playoff a tutte e due le società. Spero proprio che il Catania possa intanto tornare in Serie B perché ci sta provando da anni e perché ha una società solida”.

Nel corso dell’intervista Calaiò ha anche ripercorso alcune tappe della propria carriera, ricordando il forte legame con Napoli e con Catania, due città accomunate da una grande passione per il calcio. “Sono due piazze simili, che vivono di calcio ed esprimono un calore e una passione incredibili. A Napoli ho giocato quattro anni, ho centrato due promozioni, sono ritornato per fare l’Europa League come il vice Cavani. Ed è stato un trampolino di lancio. Catania è venuta dopo. Non è stata una scelta facile perché comunque essendo di Palermo inizialmente c’era un po’ di dubbio da entrambe le parti. La mia è stata una scelta voluta fortemente e con la giusta carica agonistica. Poi ho avuto la fortuna che in Coppa Italia e alla prima di campionato ho fatto subito gol”.

Il ricordo della stagione in rossazzurro resta particolarmente vivo per l’ex centravanti, sia per i numeri realizzati sia per il rapporto instaurato con la tifoseria. “A gennaio siamo andati meglio, ma per vincere i campionati devi essere costante. Personalmente è stata una stagione favolosa, a parte il numero delle reti. Avevo un triennale, avevo programmato di rimanere, poi è successo il patatrac e sono dovuto andare via”.

Tra le tante reti segnate, una in particolare è rimasta impressa nella memoria di Calaiò. “Quella in rovesciata a Varese. Ho preso la palla molto alta con un gesto tecnico eccezionale, se lo rivedo adesso. Quel momento e tanti altri mi sono rimasti nel cuore. Ecco perché oggi seguendo il Catania faccio fatica a vederlo ancora in Serie C. Spero ancora per poco”.

Il legame con i tifosi, sia a Napoli sia a Catania, è rimasto intatto nel tempo. “Mi fa un enorme piacere perché, ripeto, sono due piazze, due città simili. Io infatti anche da Palermo – quando mi sono trasferito a Napoli – non ho avuto tante difficoltà ad ambientarmi, perché anche la gente è molto solare, passionale come me, quindi mi sono adattato subito”.

Di recente l’ex attaccante è tornato anche ai piedi dell’Etna, ritrovando luoghi e sensazioni familiari. “Qualche mese fa e mi sono tuffato in una realtà che sento sempre vicina. Ho rivisto i luoghi in cui vivevo con la squadra, i quartieri popolari, i posti in cui producono e vendono cibo davvero buonissimo. Se la gente mi ricorda con affetto vuol dire che ho fatto bene sotto il profilo calcistico e umano. Tutto ciò mi rende orgoglioso”.