Impianti sportivi etnei sotto accusa: infiltrazioni al PalaCatania e Viagrande
16-03-2026 12:07 - Altri Sport
Autore: Redazione
Il maltempo che ha colpito la provincia etnea nelle ultime ore ha riportato con forza sotto i riflettori la questione delle infrastrutture sportive del territorio. Due episodi verificatisi a pochi chilometri l’uno dall’altro hanno infatti evidenziato una situazione che da tempo preoccupa società e tifosi: lo stato dei palazzetti della provincia di Catania.
Il primo campanello d’allarme è arrivato dal PalaCatania, teatro della sfida del campionato di Serie A2 di pallavolo tra Sviluppo Sud Catania e Consar Ravenna. La gara, poi vinta dagli ospiti, è stata pesantemente condizionata dalle infiltrazioni d’acqua provenienti dal tetto dell’impianto. Durante il match, infatti, l’acqua ha iniziato a filtrare dalla copertura del palazzetto, creando difficoltà evidenti sul parquet e costringendo gli addetti ai lavori a intervenire più volte per asciugare il campo. Una situazione che ha inevitabilmente influito sul regolare svolgimento della partita e che ha alimentato le proteste della società etnea.
A distanza di poche ore un episodio analogo si è verificato anche al PalaTomarchio di Viagrande, dove era in programma la sfida valida per la ventitreesima giornata del campionato di Serie B femminile di basket tra Cofa Mineraria Pallacanestro Viagrande e Katane Basket. Dopo la fase di riscaldamento, le due squadre sono state costrette a rientrare negli spogliatoi: le infiltrazioni d’acqua provocate dal maltempo avevano reso impraticabile il parquet, costringendo gli organizzatori a rinviare l’incontro. La gara dovrà ora essere riprogrammata in una nuova data.
Due episodi ravvicinati che raccontano molto più di una semplice emergenza legata alla pioggia. Le infiltrazioni d’acqua registrate sia al PalaCatania sia al PalaTomarchio rappresentano infatti l’ennesimo segnale di una problematica strutturale che riguarda diversi impianti sportivi della provincia etnea. Strutture spesso datate, bisognose di interventi di manutenzione e adeguamento, che rischiano di mettere in difficoltà società impegnate in campionati nazionali.
Il paradosso è che Catania e il suo territorio continuano a esprimere realtà sportive di alto livello, dalla pallavolo al basket fino alla pallanuoto e al calcio a cinque, ma devono fare i conti con infrastrutture che non sempre risultano all’altezza delle ambizioni e delle esigenze agonistiche.
Gli episodi delle ultime ore riaprono dunque un tema mai realmente risolto: quello della qualità e della sicurezza degli impianti sportivi nella provincia etnea. Se da un lato le società continuano a portare avanti progetti sportivi ambiziosi, dall’altro diventa sempre più evidente la necessità di investimenti strutturali che consentano agli impianti di reggere l’urto del tempo e delle condizioni atmosferiche.
Perché se due partite di campionati nazionali finiscono per essere condizionate o addirittura rinviate a causa dell’acqua che filtra dal tetto dei palazzetti, il problema non può più essere considerato episodico. Diventa invece il simbolo di una fragilità infrastrutturale che rischia di penalizzare l’intero movimento sportivo etneo.
Il maltempo che ha colpito la provincia etnea nelle ultime ore ha riportato con forza sotto i riflettori la questione delle infrastrutture sportive del territorio. Due episodi verificatisi a pochi chilometri l’uno dall’altro hanno infatti evidenziato una situazione che da tempo preoccupa società e tifosi: lo stato dei palazzetti della provincia di Catania.
Il primo campanello d’allarme è arrivato dal PalaCatania, teatro della sfida del campionato di Serie A2 di pallavolo tra Sviluppo Sud Catania e Consar Ravenna. La gara, poi vinta dagli ospiti, è stata pesantemente condizionata dalle infiltrazioni d’acqua provenienti dal tetto dell’impianto. Durante il match, infatti, l’acqua ha iniziato a filtrare dalla copertura del palazzetto, creando difficoltà evidenti sul parquet e costringendo gli addetti ai lavori a intervenire più volte per asciugare il campo. Una situazione che ha inevitabilmente influito sul regolare svolgimento della partita e che ha alimentato le proteste della società etnea.
A distanza di poche ore un episodio analogo si è verificato anche al PalaTomarchio di Viagrande, dove era in programma la sfida valida per la ventitreesima giornata del campionato di Serie B femminile di basket tra Cofa Mineraria Pallacanestro Viagrande e Katane Basket. Dopo la fase di riscaldamento, le due squadre sono state costrette a rientrare negli spogliatoi: le infiltrazioni d’acqua provocate dal maltempo avevano reso impraticabile il parquet, costringendo gli organizzatori a rinviare l’incontro. La gara dovrà ora essere riprogrammata in una nuova data.
Due episodi ravvicinati che raccontano molto più di una semplice emergenza legata alla pioggia. Le infiltrazioni d’acqua registrate sia al PalaCatania sia al PalaTomarchio rappresentano infatti l’ennesimo segnale di una problematica strutturale che riguarda diversi impianti sportivi della provincia etnea. Strutture spesso datate, bisognose di interventi di manutenzione e adeguamento, che rischiano di mettere in difficoltà società impegnate in campionati nazionali.
Il paradosso è che Catania e il suo territorio continuano a esprimere realtà sportive di alto livello, dalla pallavolo al basket fino alla pallanuoto e al calcio a cinque, ma devono fare i conti con infrastrutture che non sempre risultano all’altezza delle ambizioni e delle esigenze agonistiche.
Gli episodi delle ultime ore riaprono dunque un tema mai realmente risolto: quello della qualità e della sicurezza degli impianti sportivi nella provincia etnea. Se da un lato le società continuano a portare avanti progetti sportivi ambiziosi, dall’altro diventa sempre più evidente la necessità di investimenti strutturali che consentano agli impianti di reggere l’urto del tempo e delle condizioni atmosferiche.
Perché se due partite di campionati nazionali finiscono per essere condizionate o addirittura rinviate a causa dell’acqua che filtra dal tetto dei palazzetti, il problema non può più essere considerato episodico. Diventa invece il simbolo di una fragilità infrastrutturale che rischia di penalizzare l’intero movimento sportivo etneo.









