Forte: “Catania è un mondo a parte, voglio restare a lungo”
02-12-2025 08:39 - Campionato
Autore: Redazione
L’impatto di Francesco Forte sul cammino del Catania continua a essere determinante. Sei gol e sei vittorie: una coincidenza che racconta molto più di una semplice statistica. Eppure lo Squalo, protagonista delle ultime due gare vinte contro Latina e Picerno, preferisce restare defilato. Nell’intervista rilasciata in esclusiva a La Sicilia, al termine dell’allenamento del lunedì, l’attaccante non perde occasione per spostare i meriti sulla squadra. "Siamo uniti, altrimenti non avremmo ottenuto questi risultati", dice con naturalezza, come se il suo peso specifico in campo fosse un dettaglio accessorio.
Le sue reti hanno deciso sfide cruciali contro Foggia, Cavese, Giugliano, Salernitana, Latina e Picerno, ma Forte archivia il tema con semplicità: "Al di là del numero è importante che vinca il Catania". Più che soffermarsi sulla propria efficacia, ragiona sul percorso che attende la squadra: "Io ragiono così, è il domani che conta. I gol sono il pane quotidiano per un attaccante, ma oltre ai numeri penso al Crotone, che sarà il nostro prossimo avversario".
Il centravanti spiega che ogni gol nasce da una costruzione collettiva. Il lavoro quotidiano, la cura dei dettagli e la coesione di squadra sono alla base dei risultati: "Prima di tutto serve una grande prestazione da parte di tutti. Certo, se mi piazzo al momento giusto e segno… faccio la punta, è il mio ruolo". Il racconto è semplice, asciutto, coerente con il suo modo di interpretare il mestiere.
Tra tutte le reti segnate finora, ce n’è una che conserva un significato particolare: "Quella contro la Salernitana, segnata al Massimino". Un gol vissuto al centro dell’atmosfera di uno stadio che lo ha accolto con calore immediato.
Il rendimento brillante non è frutto del caso. Forte lo racconta con lucidità: "So quanto ho lavorato per arrivare al Catania in forma, so quanta fatica ho fatto per conquistarmi ogni mattoncino del puzzle del gruppo". Un percorso che prosegue con costanza: "Con grande umiltà continuo a ragionare per progredire giorno dopo giorno. Ogni vittoria è la conseguenza del lavoro".
Il rapporto con la città, con la maglia e con l’ambiente è un tratto distintivo della sua esperienza siciliana. "Catania è un punto di partenza ma anche di arrivo. È un mondo a parte". E quando gli si chiede se immagina un futuro lungo qui, non si nasconde: "Devo conquistare la fiducia della dirigenza, del tecnico e della gente. Ma sì, vorrei continuare a lungo con questa maglia". Ha percepito da subito il valore dell’opportunità: "Quando ho saputo che potevo venire in Sicilia ho capito che sarebbe stata una svolta nella mia carriera".
Nella crescita personale individua un momento preciso, lontano dall’Italia. "In Belgio, al Beveren, avevo vissuto un anno e qualche mese a livelli importanti. Quando sono tornato ho capito di aver portato con me un bagaglio tecnico e umano non indifferente". Prima ancora ci sono stati gli esordi con Pisa e Inter, dove ha respirato calcio ad altissima intensità: "Ho esordito in A con l’Inter. In Primavera avevamo vinto scudetto e Youth League. Ho cercato di rubare i segreti a Milito, ma anche a campioni come Maicon, Sneijder, Cassano". Poi la Juve Stabia, i 17 gol in B, Venezia con una storica promozione e il primo gol in Serie A contro la Lazio.
A Catania la sintonia con il pubblico è evidente. Forte non si prende troppi meriti neppure su questo: "Corriamo tutti, mica solo io". Ma aggiunge un’osservazione che dice molto sul rapporto che ha instaurato con la città: "Catania ha un amore per la maglia che faccio fatica a trovare altrove. L’unico paragone che posso fare è Napoli". Per lui il legame va ripagato: "Vale la pena lottare per meritare la fiducia del pubblico".
Il suo lavoro in pressione, soprattutto nelle prime fasi della manovra avversaria, è diventato un marchio di fabbrica del Catania di Toscano. "Cerco di dare tutto, sempre. Il cento per cento per non avere rimpianti. Se emergono le qualità della squadra, tanto meglio. È una caratteristica comune a tutti i compagni".
Sul rapporto con il tecnico, Forte è chiaro: "È ottimo. Toscano è un grande allenatore e prepara le sfide con particolari che fanno la differenza". L’attaccante insiste sul concetto di gruppo allargato: "Siamo in ventidue che ragioniamo allo stesso modo e il merito è di chi lavora accanto a noi, dai dirigenti allo staff tecnico fino a tutto il personale".
Il significato del gruppo è emerso anche nell’ultimo match con il Picerno, quando Forte ha mostrato la maglia di Cicerelli dopo il gol: "Era un modo per portarlo in campo con noi. Chi non può giocare ci manca, tecnicamente e moralmente". Il video degli infortunati mostrato da Toscano alla squadra poco prima della partita ha amplificato questa sensazione: "È stata una sorpresa, ci ha scossi e ci ha dato una carica enorme".
Nonostante il primato in classifica, Forte mantiene lo stesso equilibrio che mostra in campo: "Siamo ambiziosi, questo è chiaro. Ma bisogna restare umili, mai gonfiare il petto. Lavorare come abbiamo sempre fatto". E in vista del Crotone, nonostante le assenze, la linea non cambia: "Daremo tutto quello che sarà possibile e anche oltre".
L’esultanza dello Squalo, infine, è diventata un marchio riconoscibile. La mano dietro la schiena come una pinna è un gesto che affonda le radici negli anni delle giovanili nerazzurre. "Guardavo Negredo, lo spagnolo del Manchester City, e mi avevano paragonato a lui". Un segno distintivo che oggi racconta ancora meglio un attaccante che nel mare di Catania sembra aver trovato la sua dimensione ideale.
Le sue reti hanno deciso sfide cruciali contro Foggia, Cavese, Giugliano, Salernitana, Latina e Picerno, ma Forte archivia il tema con semplicità: "Al di là del numero è importante che vinca il Catania". Più che soffermarsi sulla propria efficacia, ragiona sul percorso che attende la squadra: "Io ragiono così, è il domani che conta. I gol sono il pane quotidiano per un attaccante, ma oltre ai numeri penso al Crotone, che sarà il nostro prossimo avversario".
Il centravanti spiega che ogni gol nasce da una costruzione collettiva. Il lavoro quotidiano, la cura dei dettagli e la coesione di squadra sono alla base dei risultati: "Prima di tutto serve una grande prestazione da parte di tutti. Certo, se mi piazzo al momento giusto e segno… faccio la punta, è il mio ruolo". Il racconto è semplice, asciutto, coerente con il suo modo di interpretare il mestiere.
Tra tutte le reti segnate finora, ce n’è una che conserva un significato particolare: "Quella contro la Salernitana, segnata al Massimino". Un gol vissuto al centro dell’atmosfera di uno stadio che lo ha accolto con calore immediato.
Il rendimento brillante non è frutto del caso. Forte lo racconta con lucidità: "So quanto ho lavorato per arrivare al Catania in forma, so quanta fatica ho fatto per conquistarmi ogni mattoncino del puzzle del gruppo". Un percorso che prosegue con costanza: "Con grande umiltà continuo a ragionare per progredire giorno dopo giorno. Ogni vittoria è la conseguenza del lavoro".
Il rapporto con la città, con la maglia e con l’ambiente è un tratto distintivo della sua esperienza siciliana. "Catania è un punto di partenza ma anche di arrivo. È un mondo a parte". E quando gli si chiede se immagina un futuro lungo qui, non si nasconde: "Devo conquistare la fiducia della dirigenza, del tecnico e della gente. Ma sì, vorrei continuare a lungo con questa maglia". Ha percepito da subito il valore dell’opportunità: "Quando ho saputo che potevo venire in Sicilia ho capito che sarebbe stata una svolta nella mia carriera".
Nella crescita personale individua un momento preciso, lontano dall’Italia. "In Belgio, al Beveren, avevo vissuto un anno e qualche mese a livelli importanti. Quando sono tornato ho capito di aver portato con me un bagaglio tecnico e umano non indifferente". Prima ancora ci sono stati gli esordi con Pisa e Inter, dove ha respirato calcio ad altissima intensità: "Ho esordito in A con l’Inter. In Primavera avevamo vinto scudetto e Youth League. Ho cercato di rubare i segreti a Milito, ma anche a campioni come Maicon, Sneijder, Cassano". Poi la Juve Stabia, i 17 gol in B, Venezia con una storica promozione e il primo gol in Serie A contro la Lazio.
A Catania la sintonia con il pubblico è evidente. Forte non si prende troppi meriti neppure su questo: "Corriamo tutti, mica solo io". Ma aggiunge un’osservazione che dice molto sul rapporto che ha instaurato con la città: "Catania ha un amore per la maglia che faccio fatica a trovare altrove. L’unico paragone che posso fare è Napoli". Per lui il legame va ripagato: "Vale la pena lottare per meritare la fiducia del pubblico".
Il suo lavoro in pressione, soprattutto nelle prime fasi della manovra avversaria, è diventato un marchio di fabbrica del Catania di Toscano. "Cerco di dare tutto, sempre. Il cento per cento per non avere rimpianti. Se emergono le qualità della squadra, tanto meglio. È una caratteristica comune a tutti i compagni".
Sul rapporto con il tecnico, Forte è chiaro: "È ottimo. Toscano è un grande allenatore e prepara le sfide con particolari che fanno la differenza". L’attaccante insiste sul concetto di gruppo allargato: "Siamo in ventidue che ragioniamo allo stesso modo e il merito è di chi lavora accanto a noi, dai dirigenti allo staff tecnico fino a tutto il personale".
Il significato del gruppo è emerso anche nell’ultimo match con il Picerno, quando Forte ha mostrato la maglia di Cicerelli dopo il gol: "Era un modo per portarlo in campo con noi. Chi non può giocare ci manca, tecnicamente e moralmente". Il video degli infortunati mostrato da Toscano alla squadra poco prima della partita ha amplificato questa sensazione: "È stata una sorpresa, ci ha scossi e ci ha dato una carica enorme".
Nonostante il primato in classifica, Forte mantiene lo stesso equilibrio che mostra in campo: "Siamo ambiziosi, questo è chiaro. Ma bisogna restare umili, mai gonfiare il petto. Lavorare come abbiamo sempre fatto". E in vista del Crotone, nonostante le assenze, la linea non cambia: "Daremo tutto quello che sarà possibile e anche oltre".
L’esultanza dello Squalo, infine, è diventata un marchio riconoscibile. La mano dietro la schiena come una pinna è un gesto che affonda le radici negli anni delle giovanili nerazzurre. "Guardavo Negredo, lo spagnolo del Manchester City, e mi avevano paragonato a lui". Un segno distintivo che oggi racconta ancora meglio un attaccante che nel mare di Catania sembra aver trovato la sua dimensione ideale.









