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Ekipe Orizzonte, Di Mario: “Lo scudetto più difficile, ora vogliamo l’Europa”

06-07-2026 09:28 - Pallanuoto
Autore: Redazione

Il ventiseiesimo scudetto della storia dell'Ekipe Orizzonte ha un sapore diverso rispetto agli altri. Non soltanto perché rappresenta il settimo titolo consecutivo conquistato dal club rossazzurro, ma soprattutto perché arriva al termine di una stagione particolarmente difficile, segnata dalla scomparsa del proprietario Giorgio Bartolini. Un trionfo che racchiude emozioni, sacrifici e la forza di un gruppo che ha saputo reagire alle avversità dentro e fuori dalla vasca.

Intervistata da La Sicilia, la presidente Tania Di Mario ha ripercorso le tappe di un'annata destinata a rimanere nella storia dell'Orizzonte, soffermandosi sulle difficoltà affrontate, sulle prospettive future e sull'addio di Giulia Viacava.

La numero uno del club rossazzurro ha innanzitutto raccontato le sensazioni vissute durante Gara 3 della finale scudetto, definendola una delle sfide più complicate degli ultimi anni.

Gara 3 a Ostia è stata pesante, tra le più difficili che abbiamo affrontato. Eravamo fuori casa e la situazione non era semplice: giocare lontano dal nostro pubblico dà sensazioni diverse. Per come si è messa la gara, poi, non abbiamo iniziato bene, abbiamo sofferto e siamo andate sotto di due gol. È stata davvero complicata, tutt'altro che una passeggiata”.

Al termine della partita, le immagini della presidente in lacrime hanno colpito tutti. Un'emozione che la stessa Di Mario ha spiegato senza nascondere la difficoltà nel vivere le partite da bordo vasca.

Quando si invecchia si pensa che si impari a gestire meglio la tensione, invece per me è il contrario. Credo di non aver mai imparato a stare senza costume. Quando sto fuori ho la sensazione di non poter contribuire direttamente e non riesco a sfogarmi: finisco per somatizzare tutto”.

Uno dei passaggi più intensi dell'intervista è dedicato al ricordo di Giorgio Bartolini, figura centrale nella crescita dell'Ekipe Orizzonte e scomparso nel corso della stagione.

È una situazione molto triste per noi perché, al di là della volontà di sostenerci, la sua sola presenza cambiava tutto. Era una persona insostituibile, impossibile da replicare nella vita dell'Orizzonte. Fin dall'inizio di questa stagione sapevamo che stava male e abbiamo sofferto tanto per questa situazione. La sua scomparsa, arrivata a pochi anni dalla scomparsa di Giuseppe La Delfa, ha colpito tutte noi. Ricevere due colpi così grandi a così poca distanza di tempo non è stato facile. Adesso dovremo andare avanti senza di lui. Non c'è più e ci sono domande alle quali dobbiamo continuare a rispondere. In questi mesi siamo andate avanti e lo abbiamo fatto trattenendo il respiro”.

Nel corso dell'intervista si è affrontato anche il tema delle dichiarazioni rilasciate da Martina Miceli al termine della finale, quando il tecnico rossazzurro aveva espresso alcune perplessità sulla direzione arbitrale. Di Mario ha preferito ampliare il discorso, soffermandosi sul peso che comporta essere una squadra abituata a vincere.

Quando sei così bravo e anche così fortunato da vincere tanto, è inevitabile che qualcuno si stanchi di vederti vincere. Questo è il ventiseiesimo scudetto, sono davvero tanti, è il settimo consecutivo. Se ci penso, quasi mi starei antipatica da sola. In fondo capisco anche chi ci guarda da fuori. Al loro posto non so se avrei un atteggiamento diverso. Io forse però mi metterei in testa di provare a batterci e di capire cosa abbiamo fatto per vincere così tanto, cercando di imparare qualcosa. Mi piacerebbe che diventassimo un esempio e un'ispirazione, più che un bersaglio di critiche. Invece, capita spesso il contrario. Lo stiamo vedendo anche con Ronaldo ai Mondiali, c'è sempre qualcuno che, per motivi diversi, trova il modo di criticare. Quando vinci così tanto, per qualcuno diventa persino troppo. Ognuno ha la propria visione personale, io in trent'anni di Orizzonte non ho mai giocato una partita con la sensazione che qualcuno ci volesse aiutare. Non mi è mai capitato. Ormai mi sono quasi abituata a vedere certe cose e non ci faccio più caso, ma non è cambiato nulla”.

Archiviata la festa, il pensiero è già rivolto al futuro. L'Ekipe Orizzonte vuole continuare a dominare in Italia, ma il grande obiettivo resta quello di riportare a Catania un trofeo europeo.

L'obiettivo è vincere in Europa, ma non ci stiamo riuscendo. L'idea è creare un gruppo che nasca dall'Italia e poi aggiungere qualche innesto di qualità. Ci piacerebbe avere italiane che siano già nel giro del Setterosa: è la scelta più intelligente per costruire qualcosa di solido e raggiungere i nostri obiettivi. Non è un processo che si realizza in un attimo, ma è l'inizio di questo nuovo progetto”.

Infine, un pensiero speciale è stato dedicato a Giulia Viacava, che ha salutato la pallanuoto dopo aver conquistato il suo ultimo scudetto con la calottina rossazzurra.

Con il tempo è diventata uno dei pilastri di questa squadra. Speriamo di averle insegnato qualcosa, sia come sportiva sia come donna. A noi piace far crescere donne capaci di affermarsi in qualsiasi ambito. È cambiata tantissimo negli anni, ha tirato fuori aspetti del suo carattere che forse nemmeno lei conosceva. È stata una presenza fondamentale e sarà difficile continuare senza di lei. Mi auguro che qualcuna riesca a raccoglierne l'eredità. Va via da grande atleta, non so cosa le riserverà il futuro, ma tutte le giocatrici che sono state con noi sanno che Catania sarà sempre casa loro”.

Le parole di Tania Di Mario raccontano meglio di qualsiasi statistica il significato del ventiseiesimo scudetto dell'Ekipe Orizzonte. Un successo costruito tra sacrifici, dolore e straordinaria capacità di reagire, con lo sguardo già rivolto alla prossima sfida: riportare il club rossazzurro sul tetto d'Europa.