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EDITORIALE - Catania, ora basta alibi: il primo posto si allontana

11-02-2026 08:37 - Campionato
Autore: Andrea Mazzeo

C’è un momento, in ogni stagione, in cui smettere di cercare attenuanti diventa un atto di onestà. Per il Catania quel momento è arrivato. La sconfitta con il Sorrento e lo 0-0 contro l’Audace Cerignola non sono semplici inciampi di percorso: sono passaggi che hanno inciso profondamente sulla corsa alla promozione diretta.

Si può parlare di episodi, di pali, di miracoli dei portieri avversari. Si può ricordare che nel recupero contro il Trapani il distacco potrebbe ridursi. Ma il punto non è aritmetico, è strutturale. Il Benevento Calcio di Floro Flores, al netto di simpatie o antipatie, oggi viaggia con una continuità che al Catania manca. Non solo nei risultati, ma nella qualità delle prestazioni, nella capacità di indirizzare le partite, nella sensazione di controllo che trasmette.

Sperare in un “crollo fisiologico” della capolista è un esercizio poco nobile se prima non si guarda in casa propria. Perché il Catania ha avuto occasioni, ne ha create tante nel corso dei mesi, e troppe volte le ha lasciate evaporare. I punti smarriti contro squadre abbordabili non sono frutto del caso, ma la conseguenza di un limite che ormai non può più essere nascosto: una sterilità offensiva cronica.

Mimmo Toscano lo ripete in ogni conferenza: serve maggiore determinazione negli ultimi metri, più cattiveria, più precisione. Ma le parole, da sole, non bastano. Se il problema si ripresenta con cadenza quasi matematica, significa che non è solo una questione di atteggiamento individuale. È un tema di sistema.

Il gioco del Catania è diventato prevedibile. Ritmi bassi, sviluppo laterale insistito, cross telefonati, poche linee di passaggio centrali. Quando l’avversario si compatta con una mediana folta e abbassa il baricentro, la manovra si arena. Le fasce vengono schermate, le punte restano isolate, i trequartisti si trovano a ricevere spalle alla porta. Il risultato è una mole di possesso che non si traduce in pericolosità reale.

Al “Massimino” contro il Cerignola si è visto tutto questo: pochi rischi concessi, ma altrettanto poco prodotto in termini di occasioni nitide. Una squadra ordinata, ma incapace di cambiare ritmo. Volenterosa, ma non incisiva. E quando anche l’episodio favorevole non arriva, la frustrazione cresce. Sugli spalti e in campo.

La verità è che la promozione diretta non è stata compromessa ieri sera. È stata messa in discussione nel tempo, attraverso una serie di partite in cui il Catania non ha saputo capitalizzare il proprio potenziale. Oggi il distacco non racconta solo una differenza di punti, ma una differenza di convinzione.

Questo non significa arrendersi. Significa però smettere di raccontarsi che basti aspettare un passo falso altrui. Se il Catania vuole ancora alimentare una speranza credibile, deve trovare soluzioni nuove: accelerare la circolazione, riempire l’area con più uomini, aumentare la qualità dell’ultimo passaggio, assumersi rischi maggiori. In altre parole, deve cambiare pelle.

Nascondersi dietro l’alibi degli episodi o dietro l’idea che “c’è ancora tempo” rischia di diventare un autoinganno. Il tempo c’è, ma non è infinito. E il campionato non aspetta nessuno.

Il pubblico lo ha capito. La squadra deve dimostrare di averlo capito altrettanto. Perché il primo posto non si conquista sperando nelle cadute altrui, ma imponendo il proprio passo. Oggi, quel passo, il Catania non lo sta tenendo.