EDITORIALE - Catania, caduta libera con Viali: rischio flop totale ai playoff
14-04-2026 08:28 - Campionato
Autore: Andrea Mazzeo
Il Catania esce dallo stadio Ezio Scida con molto più di una sconfitta. Il 2-0 incassato contro il Crotone rappresenta infatti l’ennesima tappa di un percorso che, da settimane, ha smarrito direzione, identità e soprattutto credibilità. Non è soltanto una battuta d’arresto: è la certificazione di una caduta libera che ormai non può più essere ignorata.
Quella vista in Calabria è stata una squadra fragile, scollegata, incapace di reagire e persino di interpretare i momenti della gara. Un Catania remissivo, spesso in balia dell’avversario, privo di idee e, fatto ancora più grave, svuotato mentalmente. Una fotografia che non nasce oggi, ma che affonda le sue radici nelle settimane precedenti, quando già sotto la gestione di Mimmo Toscano erano emersi segnali evidenti di flessione, tanto nel gioco quanto nella mentalità.
Il cambio in panchina, però, non solo non ha invertito la rotta, ma ha finito per acuire una crisi che oggi appare totale. L’arrivo di William Viali avrebbe dovuto rappresentare la scossa, la svolta, l’innesco di una nuova energia in vista del finale di stagione. Invece, i numeri raccontano una realtà impietosa: nelle quattro gare di campionato con Viali in panchina sono arrivati risultati negativi, con due sconfitte consecutive nelle ultime uscite – compresa quella di Crotone – e prestazioni che non hanno mai dato la sensazione di una squadra in crescita. Un percorso fatto di difficoltà evidenti, pochi segnali positivi e, soprattutto, un progressivo peggioramento sul piano del gioco e della solidità.
Il dato più allarmante non è neppure il risultato, ma la totale assenza di segnali di reazione. Il Catania non costruisce, non tira, non impone il proprio gioco. Subisce. E accetta di subire. Una squadra che appare bloccata, timorosa, incapace di rischiare e allo stesso tempo incapace di difendersi con ordine. Una contraddizione che racconta molto più di qualsiasi analisi tattica.
E allora il problema diventa inevitabilmente sistemico. Non si tratta più di singoli episodi o di errori individuali, ma di una perdita complessiva di identità. Quel poco che si era intravisto nei mesi precedenti, pur tra mille difficoltà, sembra oggi completamente demolito. E questo porta inevitabilmente a interrogarsi sul senso e sull’efficacia delle scelte compiute.
Perché se è vero che la squadra era già in flessione sotto Toscano, è altrettanto evidente che oggi il livello della prestazione è ulteriormente precipitato. Il rischio concreto, a questo punto, non è soltanto quello di perdere il secondo posto, ma di arrivare ai playoff senza alcuna struttura tecnica e mentale, praticamente predestinati a una uscita rapida e, soprattutto, a una magrissima figura.
Il finale di stagione, che avrebbe dovuto rappresentare il momento della maturità, rischia invece di trasformarsi nell’ennesima occasione sprecata. Un copione già visto, purtroppo, negli ultimi anni, fatto di aspettative disattese e di crolli improvvisi nei momenti decisivi.
In questo scenario, l’ipotesi di un ritorno in panchina di Toscano non appare più come una provocazione, ma come una soluzione concreta, quasi un atto dovuto per provare a rimettere ordine in una squadra che oggi sembra aver perso ogni riferimento. Non tanto per ciò che è stato, ma per ciò che, almeno a tratti, era riuscito a costruire.
Eppure, i segnali che arrivano dall’ambiente non sembrano andare in questa direzione. Il fatto che sia stato ancora William Viali a presentarsi in sala stampa, senza alcun tipo di scossa o presa di posizione da parte della società, lascia intendere una volontà di proseguire su questa strada, nonostante tutto.
Ma c’è un altro elemento, forse ancora più significativo: il silenzio dei calciatori. Per la prima volta, nessun tesserato si è presentato ai microfoni. Un dettaglio che, nel linguaggio del calcio, pesa quanto e più di tante parole. Perché racconta di uno spogliatoio chiuso, probabilmente scosso, forse disorientato. Di certo, non sereno.
E allora la domanda diventa inevitabile: c’è ancora tempo per rimediare? La risposta passa dalle prossime ore, prima ancora che dalle prossime partite. Perché qui non si tratta più solo di risultati, ma di scelte. Di visione. Di coraggio.
Il Catania è a un bivio. Continuare così, con il rischio concreto di trascinarsi stancamente verso un epilogo già scritto, oppure intervenire con decisione, provando a salvare il salvabile. Perché la sensazione, sempre più forte, è che questa stagione non stia semplicemente scivolando via, ma stia andando incontro all’ennesimo, clamoroso spreco.
Il Catania esce dallo stadio Ezio Scida con molto più di una sconfitta. Il 2-0 incassato contro il Crotone rappresenta infatti l’ennesima tappa di un percorso che, da settimane, ha smarrito direzione, identità e soprattutto credibilità. Non è soltanto una battuta d’arresto: è la certificazione di una caduta libera che ormai non può più essere ignorata.
Quella vista in Calabria è stata una squadra fragile, scollegata, incapace di reagire e persino di interpretare i momenti della gara. Un Catania remissivo, spesso in balia dell’avversario, privo di idee e, fatto ancora più grave, svuotato mentalmente. Una fotografia che non nasce oggi, ma che affonda le sue radici nelle settimane precedenti, quando già sotto la gestione di Mimmo Toscano erano emersi segnali evidenti di flessione, tanto nel gioco quanto nella mentalità.
Il cambio in panchina, però, non solo non ha invertito la rotta, ma ha finito per acuire una crisi che oggi appare totale. L’arrivo di William Viali avrebbe dovuto rappresentare la scossa, la svolta, l’innesco di una nuova energia in vista del finale di stagione. Invece, i numeri raccontano una realtà impietosa: nelle quattro gare di campionato con Viali in panchina sono arrivati risultati negativi, con due sconfitte consecutive nelle ultime uscite – compresa quella di Crotone – e prestazioni che non hanno mai dato la sensazione di una squadra in crescita. Un percorso fatto di difficoltà evidenti, pochi segnali positivi e, soprattutto, un progressivo peggioramento sul piano del gioco e della solidità.
Il dato più allarmante non è neppure il risultato, ma la totale assenza di segnali di reazione. Il Catania non costruisce, non tira, non impone il proprio gioco. Subisce. E accetta di subire. Una squadra che appare bloccata, timorosa, incapace di rischiare e allo stesso tempo incapace di difendersi con ordine. Una contraddizione che racconta molto più di qualsiasi analisi tattica.
E allora il problema diventa inevitabilmente sistemico. Non si tratta più di singoli episodi o di errori individuali, ma di una perdita complessiva di identità. Quel poco che si era intravisto nei mesi precedenti, pur tra mille difficoltà, sembra oggi completamente demolito. E questo porta inevitabilmente a interrogarsi sul senso e sull’efficacia delle scelte compiute.
Perché se è vero che la squadra era già in flessione sotto Toscano, è altrettanto evidente che oggi il livello della prestazione è ulteriormente precipitato. Il rischio concreto, a questo punto, non è soltanto quello di perdere il secondo posto, ma di arrivare ai playoff senza alcuna struttura tecnica e mentale, praticamente predestinati a una uscita rapida e, soprattutto, a una magrissima figura.
Il finale di stagione, che avrebbe dovuto rappresentare il momento della maturità, rischia invece di trasformarsi nell’ennesima occasione sprecata. Un copione già visto, purtroppo, negli ultimi anni, fatto di aspettative disattese e di crolli improvvisi nei momenti decisivi.
In questo scenario, l’ipotesi di un ritorno in panchina di Toscano non appare più come una provocazione, ma come una soluzione concreta, quasi un atto dovuto per provare a rimettere ordine in una squadra che oggi sembra aver perso ogni riferimento. Non tanto per ciò che è stato, ma per ciò che, almeno a tratti, era riuscito a costruire.
Eppure, i segnali che arrivano dall’ambiente non sembrano andare in questa direzione. Il fatto che sia stato ancora William Viali a presentarsi in sala stampa, senza alcun tipo di scossa o presa di posizione da parte della società, lascia intendere una volontà di proseguire su questa strada, nonostante tutto.
Ma c’è un altro elemento, forse ancora più significativo: il silenzio dei calciatori. Per la prima volta, nessun tesserato si è presentato ai microfoni. Un dettaglio che, nel linguaggio del calcio, pesa quanto e più di tante parole. Perché racconta di uno spogliatoio chiuso, probabilmente scosso, forse disorientato. Di certo, non sereno.
E allora la domanda diventa inevitabile: c’è ancora tempo per rimediare? La risposta passa dalle prossime ore, prima ancora che dalle prossime partite. Perché qui non si tratta più solo di risultati, ma di scelte. Di visione. Di coraggio.
Il Catania è a un bivio. Continuare così, con il rischio concreto di trascinarsi stancamente verso un epilogo già scritto, oppure intervenire con decisione, provando a salvare il salvabile. Perché la sensazione, sempre più forte, è che questa stagione non stia semplicemente scivolando via, ma stia andando incontro all’ennesimo, clamoroso spreco.









