Catania irriconoscibile con il Sorrento: la peggior trasferta dell’era Toscano
02-02-2026 18:22 - Campionato
Autore: Andrea Mazzeo
La sconfitta del Catania contro il Sorrento non è stata soltanto un passo falso pesante contro un avversario tutt’altro che irresistibile, ma ha avuto conseguenze dirette anche sulla corsa al vertice. Il ko ha infatti favorito la fuga del Benevento, capace di compiere un’autentica impresa contro l’Atalanta U23: sotto di due gol all’intervallo, i sanniti hanno trovato la forza di ribaltare completamente la gara, conquistando tre punti sul Catania e due sulla Salernitana.
Per i rossazzurri, quella di Potenza rappresenta senza timore di smentita la peggior prestazione esterna dell’era Mimmo Toscano, persino più negativa di quella vista a Cosenza. Eppure la partita si era messa subito sui binari giusti: vantaggio dopo appena sei minuti e sensazione di avere il controllo della situazione. Poi, improvvisamente, la luce si è spenta. La squadra ha staccato la spina, mostrando una serie impressionante di cali di concentrazione e smarrendo completamente la bussola.
Il nodo principale riguarda l’approccio mentale alla gara. È difficile spiegare come una squadra in lotta per la promozione possa uscire dal match dopo il primo episodio avverso senza mai riuscire a rientrarvi. Dopo il pareggio del Sorrento, il Catania è sparito dal campo, non creando più alcun pericolo concreto a Del Sorbo. Segno evidente che la partita non è stata preparata con la giusta tensione agonistica.
I due gol subiti raccontano una storia fatta di errori collettivi: non soltanto sbagli individuali, ma disattenzioni che hanno coinvolto tutti i reparti. Anche le scelte tattiche di Toscano hanno alimentato i dubbi già alla lettura della formazione iniziale. Dopo la buona prova difensiva contro il Cosenza, sorprende l’esclusione di Allegretto, con Cargnelutti adattato come braccetto di destra e finito spesso per intralciarsi con un Miceli apparso nervoso e lontano dalla versione affidabile vista in altre occasioni. Ancora più difficile da comprendere la decisione di tenere in panchina Ierardi, ormai recuperato: anche senza 90 minuti nelle gambe, la sua presenza dal primo minuto sarebbe sembrata logica.
Le assenze di Di Gennaro, Casasola e Di Tacchio si sono fatte sentire in modo evidente. Se da un lato si può accettare la scelta di Raimo e Corbari, dall’altro resta inspiegabile la mancata utilizzazione di D’Ausilio come esterno, ruolo che ha già ricoperto con profitto anche ad Avellino. Così come lascia perplessi l’impiego tardivo di Di Noia, indicato come sostituto naturale di Di Tacchio ma inserito soltanto nella ripresa.
Anche i cambi non hanno portato i frutti sperati. Anzi, Toscano ha finito per snaturare il proprio credo tattico schierando contemporaneamente Caturano e Forte, che si sono pestati i piedi invece di creare maggiori grattacapi alla difesa campana. La squadra ha perso lucidità e idee, al contrario di quanto dimostrato dal Benevento, capace di reagire con personalità dopo un primo tempo disastroso.
Il Catania ha buone individualità, ma non è il Benevento: quando va sotto, fatica tremendamente a riorganizzarsi. E il problema si ripresenta soprattutto lontano dal Angelo Massimino, dove troppo spesso il gioco si riduce a lanci lunghi centrali senza costrutto. Le uniche vere occasioni nascono dagli esterni, ma se questi non sono in giornata, l’intera fase offensiva si spegne.
Riemerge così il tema irrisolto del centrocampista-regista, il “metronomo” capace di dare ordine e ritmo. Un profilo che il Catania non ha da anni e che non è stato trovato nemmeno nel mercato di riparazione. Di Noia, per caratteristiche, è più un interditore che un costruttore di gioco. E anche la gestione degli slot solleva interrogativi: se si è deciso di investire su Bruzzaniti come alternativa a Cicerelli, non si comprende perché venga preferito Jimenez su quel versante.
Ora il mercato è chiuso e il discorso si sposta inevitabilmente sul campo. Il Catania non è più padrone del proprio destino e ha bruciato il “bonus sconfitte” proprio a Potenza. Servirà una continuità assoluta, in casa e in trasferta, e soprattutto un cambio di mentalità immediato, già a partire dalla sfida contro il Trapani, avversario tutt’altro che semplice.
Mancano ancora 14 partite, ma se questo Catania vuole davvero puntare alla Serie B dovrà crescere in atteggiamento, lucidità e cinismo. Perché il talento, da solo, non basta più.
La sconfitta del Catania contro il Sorrento non è stata soltanto un passo falso pesante contro un avversario tutt’altro che irresistibile, ma ha avuto conseguenze dirette anche sulla corsa al vertice. Il ko ha infatti favorito la fuga del Benevento, capace di compiere un’autentica impresa contro l’Atalanta U23: sotto di due gol all’intervallo, i sanniti hanno trovato la forza di ribaltare completamente la gara, conquistando tre punti sul Catania e due sulla Salernitana.
Per i rossazzurri, quella di Potenza rappresenta senza timore di smentita la peggior prestazione esterna dell’era Mimmo Toscano, persino più negativa di quella vista a Cosenza. Eppure la partita si era messa subito sui binari giusti: vantaggio dopo appena sei minuti e sensazione di avere il controllo della situazione. Poi, improvvisamente, la luce si è spenta. La squadra ha staccato la spina, mostrando una serie impressionante di cali di concentrazione e smarrendo completamente la bussola.
Il nodo principale riguarda l’approccio mentale alla gara. È difficile spiegare come una squadra in lotta per la promozione possa uscire dal match dopo il primo episodio avverso senza mai riuscire a rientrarvi. Dopo il pareggio del Sorrento, il Catania è sparito dal campo, non creando più alcun pericolo concreto a Del Sorbo. Segno evidente che la partita non è stata preparata con la giusta tensione agonistica.
I due gol subiti raccontano una storia fatta di errori collettivi: non soltanto sbagli individuali, ma disattenzioni che hanno coinvolto tutti i reparti. Anche le scelte tattiche di Toscano hanno alimentato i dubbi già alla lettura della formazione iniziale. Dopo la buona prova difensiva contro il Cosenza, sorprende l’esclusione di Allegretto, con Cargnelutti adattato come braccetto di destra e finito spesso per intralciarsi con un Miceli apparso nervoso e lontano dalla versione affidabile vista in altre occasioni. Ancora più difficile da comprendere la decisione di tenere in panchina Ierardi, ormai recuperato: anche senza 90 minuti nelle gambe, la sua presenza dal primo minuto sarebbe sembrata logica.
Le assenze di Di Gennaro, Casasola e Di Tacchio si sono fatte sentire in modo evidente. Se da un lato si può accettare la scelta di Raimo e Corbari, dall’altro resta inspiegabile la mancata utilizzazione di D’Ausilio come esterno, ruolo che ha già ricoperto con profitto anche ad Avellino. Così come lascia perplessi l’impiego tardivo di Di Noia, indicato come sostituto naturale di Di Tacchio ma inserito soltanto nella ripresa.
Anche i cambi non hanno portato i frutti sperati. Anzi, Toscano ha finito per snaturare il proprio credo tattico schierando contemporaneamente Caturano e Forte, che si sono pestati i piedi invece di creare maggiori grattacapi alla difesa campana. La squadra ha perso lucidità e idee, al contrario di quanto dimostrato dal Benevento, capace di reagire con personalità dopo un primo tempo disastroso.
Il Catania ha buone individualità, ma non è il Benevento: quando va sotto, fatica tremendamente a riorganizzarsi. E il problema si ripresenta soprattutto lontano dal Angelo Massimino, dove troppo spesso il gioco si riduce a lanci lunghi centrali senza costrutto. Le uniche vere occasioni nascono dagli esterni, ma se questi non sono in giornata, l’intera fase offensiva si spegne.
Riemerge così il tema irrisolto del centrocampista-regista, il “metronomo” capace di dare ordine e ritmo. Un profilo che il Catania non ha da anni e che non è stato trovato nemmeno nel mercato di riparazione. Di Noia, per caratteristiche, è più un interditore che un costruttore di gioco. E anche la gestione degli slot solleva interrogativi: se si è deciso di investire su Bruzzaniti come alternativa a Cicerelli, non si comprende perché venga preferito Jimenez su quel versante.
Ora il mercato è chiuso e il discorso si sposta inevitabilmente sul campo. Il Catania non è più padrone del proprio destino e ha bruciato il “bonus sconfitte” proprio a Potenza. Servirà una continuità assoluta, in casa e in trasferta, e soprattutto un cambio di mentalità immediato, già a partire dalla sfida contro il Trapani, avversario tutt’altro che semplice.
Mancano ancora 14 partite, ma se questo Catania vuole davvero puntare alla Serie B dovrà crescere in atteggiamento, lucidità e cinismo. Perché il talento, da solo, non basta più.









