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Catania e Argentina: storia, memoria e un legame che non si spezza

29-12-2025 08:50 - Amarcord
Autore: Redazione

C’è un filo rosso che attraversa quasi vent’anni di storia rossazzurra e che, puntualmente, riporta il Catania a guardare verso l’Argentina. Un legame profondo, costruito nel tempo, che secondo La Sicilia si è simbolicamente chiuso undici anni fa con l’addio alla Serie A e con quella stagione di Serie B del 2015 rimasta più come monito che come ricordo da celebrare. Eppure, a distanza di un decennio, quell’eredità continua a riaffiorare.

Le stagioni vissute ai massimi livelli hanno lasciato un segno indelebile in città e nei protagonisti di allora. Ogni tanto qualcuno torna, fisicamente o solo con la memoria, e Catania diventa un grande album dei ricordi. Mariano Izco, ad esempio,non ha mai davvero tagliato il cordone ombelicale con l’Etna: vive a pochi passi da Torre del Grifo e parla ancora con emozione del suo arrivo, delle difficoltà iniziali, di quel ruolo di “pioniere” che lo portò a fare da riferimento umano prima ancora che calcistico per chi arrivava dopo.

Nicolás Spolli passa spesso da Catania e conserva intatta la stessa intensità che metteva in campo. Mariano Andújar, invece, ha deciso di fissare sulla pelle il suo legame con la Sicilia, tatuandosi le Patrone di Palermo e Catania lungo la schiena. Storie diverse, accomunate da un sentimento che va oltre il tempo e le categorie.

Quasi tutti hanno appeso gli scarpini al chiodo, ma non tutti. In Sicilia, a sorpresa, c’è ancora chi si diverte e incide: è Cristian Llama, classe 1986, oggi leader dell’Akragas in Promozione. Gol, assist e carisma per tenere vivo il sogno di vertice del “Gigante”, anche dopo una battuta d’arresto pesante nello scontro diretto con il Priolo. Altrove, in contesti lontanissimi, continua a giocare anche Ezequiel Schelotto, impegnato addirittura nella Second Division di Dubai.

C’è poi chi ha ripreso il cammino dopo una lunga pausa forzata. Il Papu Gómez, scontata una squalifica di due anni, è tornato in campo con il Padova e ha ritrovato la Serie B, incrociando anche il suo passato nel recente personale derby disputato a Palermo. Il risultato non gli ha sorriso, ma il ritorno in scena resta significativo.

Altri hanno trovato nuove strade lontano dal campo. Maxi López è tornato sotto i riflettori mediatici partecipando a MasterChef Argentina, programma condotto dalla sua ex moglie Wanda Nara, mentre parallelamente ha investito nel calcio, diventando azionista del club svizzero Fc Paradiso. Ezequiel Carboni, invece, vive il calcio attraverso i figli, oggi lanciati verso palcoscenici importanti dopo i primi passi mossi proprio nelle giovanili del Catania.

C’è chi ha scelto di restare in Italia, come Adrián Ricchiuti, che vive a Rimini, allena in un club di San Marino e gestisce una scuola calcio, dividendo il cuore tra la Romagna e Catania. E chi, come Gonzalo Bergessio, ha salutato il professionismo solo due anni fa dopo una carriera lunghissima, fatta di circa 700 partite e oltre 230 gol, ma continua a giocare per passione nei tornei amatoriali.

Dieci anni intensi, quelli del Catania argentino, costruiti anche grazie all’intuito di Pietro Lo Monaco e a una rete di rapporti solidi in Sudamerica, in particolare con Jorge Cyterspiller, storico manager di Maradona, scomparso tragicamente nel 2017. Un’epoca che ha segnato profondamente l’identità del club.

Oggi, come sottolinea La Sicilia, il cerchio sembra chiudersi e riaprirsi allo stesso tempo. A dieci anni di distanza, il Catania riparte ancora da un cognome che profuma di Argentina, Tiago Casasola. Forse solo una suggestione, forse l’inizio di un nuovo percorso. Ma dalle parti del Massimino, quando c’è qualcosa di argentino nell’aria, difficilmente è solo una coincidenza.