Catania, basta errori: la Serie B è un obbligo, non più un obiettivo
08-06-2026 16:00 - Campionato
Autore: Andrea Mazzeo
Il futuro del Catania comincia oggi. Non sul campo, non nel mercato, non davanti a un microfono. Comincia attorno a un tavolo, nel Consiglio di Amministrazione che dovrà tracciare la rotta della stagione 2026/27. Una stagione che, dopo anni di investimenti, non potrà più essere considerata di transizione.
Perché il tempo degli alibi è finito.
Ross Pelligra, dal giorno del suo insediamento, ha investito risorse economiche importanti per riportare il Catania ai vertici del calcio professionistico. Lo ha fatto ricostruendo un club dalle macerie, sostenendo costi elevati per allestire organici competitivi e, soprattutto, riportando sotto il controllo rossazzurro Torre del Grifo, simbolo di un passato glorioso e tassello fondamentale per costruire un futuro all’altezza delle ambizioni della piazza. Il centro sportivo è tornato ufficialmente nella disponibilità del club nei primi mesi del 2026, rappresentando uno degli investimenti più significativi effettuati dalla proprietà australiana.
Adesso, però, arriva la fase più delicata: trasformare gli investimenti in risultati.
Se le indiscrezioni delle ultime ore saranno confermate, il nuovo assetto tecnico-dirigenziale poggerà su figure ben definite: Vincenzo Grella, Alessandro Zarbano, Davide Varrà e Fabio Caserta. Un gruppo che avrà il compito di correggere gli errori emersi negli ultimi dodici mesi e costruire finalmente una struttura sportiva coerente con l'obiettivo dichiarato: conquistare la Serie B.
La stagione appena conclusa ha infatti evidenziato criticità troppo evidenti per essere ignorate.
La prima riguarda la composizione della rosa. Il Catania ha avuto qualità ed esperienza, ma spesso è apparso una squadra costruita più per affrontare l'immediato che per sviluppare un progetto. In diversi reparti l'età media si è rivelata elevata e, soprattutto, è mancato quel giusto equilibrio tra leadership, corsa, prospettiva e valorizzazione del patrimonio tecnico.
Un nuovo ciclo non può prescindere da un ringiovanimento profondo. Non si tratta di mettere in discussione il valore umano o professionale di giocatori che hanno dato tanto alla causa rossazzurra, ma di comprendere che la programmazione richiede scelte anche impopolari. Se il Catania vuole costruire un percorso pluriennale, dovrà inevitabilmente interrogarsi sul futuro di alcuni elementi che, per ragioni anagrafiche, difficilmente potranno rappresentare il perno del progetto nel medio periodo.
Il secondo aspetto riguarda il rapporto tra area tecnica e dirigenza. Troppo spesso, nel calcio moderno, le campagne acquisti vengono costruite attraverso compartimenti stagni. Il nuovo corso dovrà invece fondarsi su una condivisione totale delle scelte. Fabio Caserta dovrà avere un ruolo centrale nell'individuazione dei profili più adatti alle proprie idee di gioco, evitando quegli inevitabili adattamenti che finiscono per penalizzare sia l'allenatore sia la squadra.
Esiste poi una questione strutturale che da anni accompagna la quotidianità rossazzurra. Allenarsi tra il Massimino e il Cibalino è stata una soluzione necessaria, ma non può rappresentare la normalità per una società che ambisce alla Serie B e guarda oltre. Lo sviluppo e la piena operatività di Torre del Grifo dovranno diventare una priorità assoluta. Non soltanto per la prima squadra, ma per tutto il settore giovanile e per l'identità stessa del club.
Altro tema impossibile da ignorare è quello degli infortuni. Nelle ultime stagioni il Catania ha dovuto convivere con una quantità di problemi fisici che ha inevitabilmente condizionato rendimento, continuità tecnica e scelte di formazione. Individuare le cause di queste continue defezioni dovrà essere uno dei primi compiti della nuova organizzazione sportiva. Perché una squadra che perde costantemente uomini chiave lungo il percorso finisce inevitabilmente per compromettere parte delle proprie ambizioni.
Da qui si arriverà al mercato.
Sarà probabilmente il primo vero banco di prova di Caserta. Prima ancora di acquistare, il nuovo tecnico dovrà stabilire chi è funzionale al progetto e chi invece rappresenta il passato. Le scelte dovranno essere coerenti con una linea chiara, senza contraddizioni. Se si parla di ringiovanimento, allora bisognerà avere il coraggio di perseguirlo fino in fondo. Se si parla di sostenibilità tecnica, bisognerà evitare operazioni che guardino esclusivamente al nome o all'impatto mediatico.
La Serie C ha dimostrato ancora una volta che non sempre vince chi spende di più. Spesso vince chi programma meglio.
Infine c'è un ultimo aspetto che merita una riflessione: la comunicazione.
Negli ultimi anni il Catania ha adottato una gestione estremamente prudente dei rapporti con l'esterno. Una scelta legittima, ma che in una piazza passionale e viscerale come quella etnea rischia di trasformarsi in distanza. Catania vive di calcio, si alimenta di dibattito, confronto e partecipazione. Una società moderna deve certamente proteggere il proprio lavoro, ma deve anche saper dialogare con il proprio territorio.
Una maggiore apertura verso tifosi e stampa non sarebbe un segnale di debolezza, bensì di consapevolezza.
Perché oggi il Catania non riparte semplicemente da un Consiglio di Amministrazione. Riparte dalla necessità di trasformare tre anni di investimenti in un progetto vincente. E questa volta la programmazione non è una scelta: è un obbligo.
Il futuro del Catania comincia oggi. Non sul campo, non nel mercato, non davanti a un microfono. Comincia attorno a un tavolo, nel Consiglio di Amministrazione che dovrà tracciare la rotta della stagione 2026/27. Una stagione che, dopo anni di investimenti, non potrà più essere considerata di transizione.
Perché il tempo degli alibi è finito.
Ross Pelligra, dal giorno del suo insediamento, ha investito risorse economiche importanti per riportare il Catania ai vertici del calcio professionistico. Lo ha fatto ricostruendo un club dalle macerie, sostenendo costi elevati per allestire organici competitivi e, soprattutto, riportando sotto il controllo rossazzurro Torre del Grifo, simbolo di un passato glorioso e tassello fondamentale per costruire un futuro all’altezza delle ambizioni della piazza. Il centro sportivo è tornato ufficialmente nella disponibilità del club nei primi mesi del 2026, rappresentando uno degli investimenti più significativi effettuati dalla proprietà australiana.
Adesso, però, arriva la fase più delicata: trasformare gli investimenti in risultati.
Se le indiscrezioni delle ultime ore saranno confermate, il nuovo assetto tecnico-dirigenziale poggerà su figure ben definite: Vincenzo Grella, Alessandro Zarbano, Davide Varrà e Fabio Caserta. Un gruppo che avrà il compito di correggere gli errori emersi negli ultimi dodici mesi e costruire finalmente una struttura sportiva coerente con l'obiettivo dichiarato: conquistare la Serie B.
La stagione appena conclusa ha infatti evidenziato criticità troppo evidenti per essere ignorate.
La prima riguarda la composizione della rosa. Il Catania ha avuto qualità ed esperienza, ma spesso è apparso una squadra costruita più per affrontare l'immediato che per sviluppare un progetto. In diversi reparti l'età media si è rivelata elevata e, soprattutto, è mancato quel giusto equilibrio tra leadership, corsa, prospettiva e valorizzazione del patrimonio tecnico.
Un nuovo ciclo non può prescindere da un ringiovanimento profondo. Non si tratta di mettere in discussione il valore umano o professionale di giocatori che hanno dato tanto alla causa rossazzurra, ma di comprendere che la programmazione richiede scelte anche impopolari. Se il Catania vuole costruire un percorso pluriennale, dovrà inevitabilmente interrogarsi sul futuro di alcuni elementi che, per ragioni anagrafiche, difficilmente potranno rappresentare il perno del progetto nel medio periodo.
Il secondo aspetto riguarda il rapporto tra area tecnica e dirigenza. Troppo spesso, nel calcio moderno, le campagne acquisti vengono costruite attraverso compartimenti stagni. Il nuovo corso dovrà invece fondarsi su una condivisione totale delle scelte. Fabio Caserta dovrà avere un ruolo centrale nell'individuazione dei profili più adatti alle proprie idee di gioco, evitando quegli inevitabili adattamenti che finiscono per penalizzare sia l'allenatore sia la squadra.
Esiste poi una questione strutturale che da anni accompagna la quotidianità rossazzurra. Allenarsi tra il Massimino e il Cibalino è stata una soluzione necessaria, ma non può rappresentare la normalità per una società che ambisce alla Serie B e guarda oltre. Lo sviluppo e la piena operatività di Torre del Grifo dovranno diventare una priorità assoluta. Non soltanto per la prima squadra, ma per tutto il settore giovanile e per l'identità stessa del club.
Altro tema impossibile da ignorare è quello degli infortuni. Nelle ultime stagioni il Catania ha dovuto convivere con una quantità di problemi fisici che ha inevitabilmente condizionato rendimento, continuità tecnica e scelte di formazione. Individuare le cause di queste continue defezioni dovrà essere uno dei primi compiti della nuova organizzazione sportiva. Perché una squadra che perde costantemente uomini chiave lungo il percorso finisce inevitabilmente per compromettere parte delle proprie ambizioni.
Da qui si arriverà al mercato.
Sarà probabilmente il primo vero banco di prova di Caserta. Prima ancora di acquistare, il nuovo tecnico dovrà stabilire chi è funzionale al progetto e chi invece rappresenta il passato. Le scelte dovranno essere coerenti con una linea chiara, senza contraddizioni. Se si parla di ringiovanimento, allora bisognerà avere il coraggio di perseguirlo fino in fondo. Se si parla di sostenibilità tecnica, bisognerà evitare operazioni che guardino esclusivamente al nome o all'impatto mediatico.
La Serie C ha dimostrato ancora una volta che non sempre vince chi spende di più. Spesso vince chi programma meglio.
Infine c'è un ultimo aspetto che merita una riflessione: la comunicazione.
Negli ultimi anni il Catania ha adottato una gestione estremamente prudente dei rapporti con l'esterno. Una scelta legittima, ma che in una piazza passionale e viscerale come quella etnea rischia di trasformarsi in distanza. Catania vive di calcio, si alimenta di dibattito, confronto e partecipazione. Una società moderna deve certamente proteggere il proprio lavoro, ma deve anche saper dialogare con il proprio territorio.
Una maggiore apertura verso tifosi e stampa non sarebbe un segnale di debolezza, bensì di consapevolezza.
Perché oggi il Catania non riparte semplicemente da un Consiglio di Amministrazione. Riparte dalla necessità di trasformare tre anni di investimenti in un progetto vincente. E questa volta la programmazione non è una scelta: è un obbligo.









