Catania, attacco in crisi: pochi gol nel ritorno, allarme Play Off
21-04-2026 14:05 - Campionato
Autore: Andrea Mazzeo
Il dato complessivo – 53 reti segnate in stagione – restituisce l’immagine di una squadra capace, sulla carta, di incidere in fase offensiva. Ma se si restringe l’analisi al girone di ritorno, emerge una criticità strutturale che rischia di pesare in maniera determinante nella corsa ai Play Off: la continuità realizzativa. Il Catania, infatti, ha smarrito la capacità di produrre più di una rete con regolarità, trasformando ogni partita in un esercizio di equilibrio precario.
Il trend è chiaro. Nel ritorno, solo quattro volte i rossazzurri sono riusciti a segnare almeno due gol nello stesso match. L’11 gennaio il 2-0 alla Cavese al Massimino, risolto soltanto nei minuti finali da Di Gennaro e Caturano. Una settimana dopo, il 2-1 di Monopoli, ancora una rimonta maturata oltre l’80’, con le firme di Casasola e Caturano. Il 25 gennaio il 2-0 interno contro il Cosenza (Jimenez e Lunetta), quindi il lungo blackout offensivo, interrotto solo il 18 febbraio con il netto 4-0 rifilato al Trapani: autorete di Pirrello e gol di Pieraccini, Jimenez e Casasola.
Da lì in avanti, il rendimento offensivo è tornato a flettersi. L’unica eccezione è rappresentata dal 2-1 di Altamura del 15 marzo, gara spartiacque anche per le implicazioni sulla panchina: al vantaggio di Di Tacchio fece seguito il gol al 97’ di Casasola, ancora una volta in pieno recupero. Un copione ricorrente, quello delle reti pesanti arrivate nei minuti conclusivi, che però evidenzia più una capacità di reazione episodica che una costruzione offensiva stabile.
Dopo Altamura, il dato diventa ancora più allarmante: nessuna partita con almeno due reti all’attivo. Solo segnature isolate, spesso insufficienti a garantire controllo e gestione del risultato. A segno Bruzzaniti (contro Casarano e Latina), D’Ausilio (AZ Picerno) e Cicerelli, quest’ultimo su rigore contro il Potenza. Produzione offensiva ridotta al minimo sindacale, con un indice di conversione delle occasioni che appare in calo e una manovra che fatica a generare volume negli ultimi trenta metri.
In ottica Play Off, il tema è tutt’altro che secondario. Nelle gare ad eliminazione diretta, la capacità di concretizzare le occasioni rappresenta spesso il discrimine tra avanzare e uscire di scena. Il Catania, oggi, sembra affidarsi più a fiammate individuali o episodi che a un sistema offensivo codificato e replicabile. Un limite che, se non corretto in tempi rapidi, rischia di compromettere le ambizioni di promozione.
Serve un’inversione di tendenza immediata: più presenza in area, maggiore qualità nell’ultimo passaggio e, soprattutto, una distribuzione del peso realizzativo meno concentrata su pochi interpreti. Perché nei Play Off, a differenza della regular season, non c’è margine per restare a secco o per vincere “di misura” confidando sempre nell’episodio. Il Catania è chiamato a ritrovare il gol, ma soprattutto la continuità nel farlo.
Il dato complessivo – 53 reti segnate in stagione – restituisce l’immagine di una squadra capace, sulla carta, di incidere in fase offensiva. Ma se si restringe l’analisi al girone di ritorno, emerge una criticità strutturale che rischia di pesare in maniera determinante nella corsa ai Play Off: la continuità realizzativa. Il Catania, infatti, ha smarrito la capacità di produrre più di una rete con regolarità, trasformando ogni partita in un esercizio di equilibrio precario.
Il trend è chiaro. Nel ritorno, solo quattro volte i rossazzurri sono riusciti a segnare almeno due gol nello stesso match. L’11 gennaio il 2-0 alla Cavese al Massimino, risolto soltanto nei minuti finali da Di Gennaro e Caturano. Una settimana dopo, il 2-1 di Monopoli, ancora una rimonta maturata oltre l’80’, con le firme di Casasola e Caturano. Il 25 gennaio il 2-0 interno contro il Cosenza (Jimenez e Lunetta), quindi il lungo blackout offensivo, interrotto solo il 18 febbraio con il netto 4-0 rifilato al Trapani: autorete di Pirrello e gol di Pieraccini, Jimenez e Casasola.
Da lì in avanti, il rendimento offensivo è tornato a flettersi. L’unica eccezione è rappresentata dal 2-1 di Altamura del 15 marzo, gara spartiacque anche per le implicazioni sulla panchina: al vantaggio di Di Tacchio fece seguito il gol al 97’ di Casasola, ancora una volta in pieno recupero. Un copione ricorrente, quello delle reti pesanti arrivate nei minuti conclusivi, che però evidenzia più una capacità di reazione episodica che una costruzione offensiva stabile.
Dopo Altamura, il dato diventa ancora più allarmante: nessuna partita con almeno due reti all’attivo. Solo segnature isolate, spesso insufficienti a garantire controllo e gestione del risultato. A segno Bruzzaniti (contro Casarano e Latina), D’Ausilio (AZ Picerno) e Cicerelli, quest’ultimo su rigore contro il Potenza. Produzione offensiva ridotta al minimo sindacale, con un indice di conversione delle occasioni che appare in calo e una manovra che fatica a generare volume negli ultimi trenta metri.
In ottica Play Off, il tema è tutt’altro che secondario. Nelle gare ad eliminazione diretta, la capacità di concretizzare le occasioni rappresenta spesso il discrimine tra avanzare e uscire di scena. Il Catania, oggi, sembra affidarsi più a fiammate individuali o episodi che a un sistema offensivo codificato e replicabile. Un limite che, se non corretto in tempi rapidi, rischia di compromettere le ambizioni di promozione.
Serve un’inversione di tendenza immediata: più presenza in area, maggiore qualità nell’ultimo passaggio e, soprattutto, una distribuzione del peso realizzativo meno concentrata su pochi interpreti. Perché nei Play Off, a differenza della regular season, non c’è margine per restare a secco o per vincere “di misura” confidando sempre nell’episodio. Il Catania è chiamato a ritrovare il gol, ma soprattutto la continuità nel farlo.









