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Catania, a Crotone tra contestazione e timori sul secondo posto

08-04-2026 20:46 - Campionato
Autore: Andrea Mazzeo

Il Catania arriva alla trasferta di Crotone nel momento forse più delicato di questa fase finale di stagione. La sconfitta interna contro il Picerno non ha lasciato soltanto zero punti in classifica, ma soprattutto una scia pesante di malumore, sfiducia e contestazione che ha riportato l’ambiente dentro una dimensione di precarietà che sembrava, almeno in parte, superata. Il ko del Massimino ha aperto crepe profonde: nella percezione dei tifosi, nella serenità del gruppo e anche nella tenuta di un secondo posto che oggi non appare più così blindato come sembrava fino a poche settimane fa.

Il club ha scelto di proseguire con William Viali senza cambiare guida tecnica nonostante la brutta battuta d’arresto contro il Picerno, confermando la volontà di dare continuità al nuovo corso e di insistere sul lavoro avviato nelle ultime settimane.

Il problema, però, è che il campo continua a raccontare una squadra fragile, poco brillante e soprattutto sempre meno convincente nei suoi uomini chiave. Il Catania visto contro il Picerno è apparso lento, prevedibile, quasi svuotato sul piano offensivo. E questo è l’aspetto che più preoccupa in vista della sfida dello Scida, perché Crotone rappresenta oggi uno di quei passaggi che possono spostare il peso emotivo e tecnico del finale di campionato. Non è soltanto una trasferta difficile per tradizione e contesto ambientale, ma anche un banco di prova che arriva nel peggior momento possibile: con la fiducia bassa, con la classifica che si è accorciata alle spalle e con la sensazione che il margine d’errore si sia drasticamente ridotto.

Anche perché dietro il Catania c’è un Cosenza che sta viaggiando con ritmo, convinzione e inerzia. E quando una squadra che insegue comincia a respirarti addosso proprio mentre tu rallenti, il rischio di entrare in una spirale negativa diventa concreto. La paura, oggi, non è soltanto quella di non riuscire a rilanciarsi, ma anche di veder sgretolarsi un piazzamento che fino a poco tempo fa sembrava ampiamente sotto controllo. Il secondo posto, adesso, non è più un dettaglio amministrativo del finale di stagione: è tornato a essere un obiettivo da difendere con urgenza.

Sul piano tecnico, poi, Viali si avvicina alla gara di Crotone con più di un nodo da sciogliere. L’assenza di Casasola pesa eccome, sia per equilibrio che per personalità, e tutto lascia pensare che a destra toccherà a Raimo raccoglierne l’eredità. Una soluzione quasi obbligata, ma che inevitabilmente toglie esperienza e spinta ad una corsia che nelle ultime settimane era stata una delle poche fonti di profondità e di corsa continua. Senza l’argentino, il Catania perde un riferimento strutturale nella doppia fase e dovrà trovare altrove gamba, pressione e letture.

Dietro, il tema più serio resta però quello legato alla tenuta individuale. Contro il Picerno, Cargnelutti ha dato la sensazione di essere dentro una giornata molto negativa, e non è la prima volta che il suo rendimento lascia più di una perplessità. Per questo l’ipotesi di vedere Allegretto dal primo minuto appare oggi tutt’altro che secondaria. Anzi, potrebbe essere una scelta di logica, prima ancora che tecnica: servono affidabilità, attenzione e una linea difensiva capace di reggere in un contesto in cui il Crotone proverà inevitabilmente a spingere. Cambiare qualcosa lì dietro non sarebbe una bocciatura simbolica, ma una necessità di campo.

A centrocampo, invece, sarebbe difficile comprendere un nuovo ridimensionamento di Quaini. La sua panchina contro il Picerno ha sorpreso e lasciato aperti interrogativi legittimi, perché in questo momento il Catania ha bisogno soprattutto di ordine, copertura preventiva e capacità di dare pulizia alle due fasi. In una squadra che spesso si allunga male e si espone in transizione, rinunciare a uno degli interpreti più equilibrati del reparto sembra un lusso che oggi i rossazzurri non possono permettersi. Se c’è una base da cui ripartire a Crotone, passa quasi inevitabilmente da lui e da Di Tacchio.

Più avanti, invece, il quadro è ancora più opaco. Jimenez sembra aver perso centralità e gerarchie proprio nel momento in cui il Catania avrebbe avuto bisogno di più fantasia, più imprevedibilità e più qualità tra le linee. Il problema è che senza una vera connessione tra centrocampo e attacco, tutto diventa più scolastico, più leggibile, più facile da contenere per gli avversari. E questo si riflette direttamente su un reparto avanzato che continua a produrre troppo poco.

Lì davanti, infatti, i numeri e le sensazioni raccontano un attacco sempre più sterile. Caturano appare lontanissimo dalla versione brillante e aggressiva vista a Potenza: meno dentro la partita, meno reattivo, meno incisivo nei sedici metri. E se il tuo centravanti smette di sporcare le partite, di riempire l’area e di trascinare il peso offensivo della squadra, tutto il sistema inevitabilmente si inceppa. Ecco perché il possibile recupero almeno per la convocazione di Forte assume un valore importante, se non altro per ridare un’alternativa, una presenza diversa, una concorrenza vera in un reparto che oggi sembra avere bisogno urgente di una scossa. Già nei giorni scorsi Viali aveva fatto capire che il centravanti stava meglio, pur senza convocarlo per il Picerno.

Dall’altra parte, però, non ci sarà una squadra disposta a fare da comparsa. Il Crotone ha ancora qualcosa da chiedere al suo finale di stagione e lo Scida resta uno di quei campi dove, se arrivi con dubbi e fragilità, rischi di essere schiacciato dall’inerzia della partita. I rossoblù hanno costruito una stagione solida e, pur partendo dall’attuale sesto posto, sanno di potersi ancora giocare un miglior piazzamento in chiave playoff. La loro corsa non è chiusa e il margine sulle posizioni superiori non è tale da spegnere ambizioni e pressione competitiva.

Ecco perché per il Catania la partita di Crotone pesa più dei tre punti. Pesa per la classifica, certo, ma ancora di più per il messaggio che la squadra dovrà mandare a se stessa e al proprio ambiente. Dopo il Picerno non basteranno dichiarazioni, né richiami alla continuità. Servirà una risposta vera, adulta, concreta. Servirà una squadra capace di reggere l’urto della contestazione e di non trasformare ogni difficoltà in un alibi. Perché se anche a Crotone dovesse arrivare un’altra prestazione vuota, allora il problema non sarebbe più soltanto il momento. Diventerebbe una questione molto più profonda, molto più pericolosa, molto più difficile da nascondere.