Catania, Ierardi salva tutto ma restano dubbi su attacco e continuità

28-09-2026 09:14 -

Autore: Andrea Mazzeo

Il calcio vive spesso di pochi centimetri, di un pallone che entra o resta fuori, di un colpo di testa che cambia completamente il modo in cui viene raccontata una partita. A Caserta è accaduto esattamente questo. Ierardi, al 93', ha trovato l'angolo giusto e ha consegnato al Catania una vittoria pesantissima, meritata per quanto prodotto soprattutto nel primo tempo e preziosa per classifica, morale e continuità. Ma proprio perché il risultato finale ha il potere di cambiare radicalmente il giudizio collettivo, vale la pena provare a guardare oltre il 2-1.

Se quel pallone di Ierardi non fosse entrato, stamattina probabilmente parleremmo di tutt'altro. Parleremmo dell'ennesima occasione persa, di un primo tempo dominato senza riuscire a chiudere la partita, di una ripresa nella quale il Catania ha improvvisamente abbassato ritmo e baricentro, lasciando campo a una Casertana che fino all'intervallo era apparsa in grande difficoltà. E, inevitabilmente, tornerebbero a galla tutte quelle domande che il gol nel recupero ha momentaneamente messo in secondo piano.

Questo non significa sminuire la vittoria. Al contrario: il successo di Caserta è importante proprio perché il Catania ha avuto la forza di rialzarsi dopo aver subito l'1-1 e di andare a cercare fino all'ultimo una partita che sembrava essergli scivolata dalle mani. È un segnale di carattere, di convinzione e anche di crescita. Ma sarebbe un errore utilizzare il 2-1 come una gomma capace di cancellare tutto ciò che, per almeno venti minuti della ripresa, non ha funzionato.

Il primo tempo è stato probabilmente uno dei migliori giocati dalla squadra di Emilio Longo dall'inizio della stagione. Pressione alta, recupero immediato del pallone, verticalità, movimenti senza palla, ampiezza e continue situazioni create nella metà campo avversaria. La Casertana è stata costretta a difendersi e l'1-0 con cui si è arrivati all'intervallo è apparso persino riduttivo. Bruzzaniti, Cicerelli, Lunetta, Quaini: le occasioni per allungare ci sono state. E qui nasce la prima riflessione.

Una squadra che vuole stare stabilmente nella parte alta non può permettersi di dominare per quarantacinque minuti e lasciare la partita aperta. Perché poi il calcio presenta il conto. Basta un episodio, una palla inattiva, un momento di stanchezza o una lettura sbagliata e tutto ciò che si è costruito rischia di essere rimesso in discussione. A Caserta è successo proprio questo. Il Catania ha smesso progressivamente di controllare il gioco e ha iniziato a subirlo, arrivando a dipendere in maniera evidente dalle parate di Dini.

Il portiere rossazzurro è stato determinante. E quando il tuo estremo difensore deve intervenire ripetutamente in pochi minuti, significa che qualcosa nel sistema ha smesso di funzionare. Longo e Vallocchia lo hanno riconosciuto nel dopogara: la squadra si è allungata, ha perso le distanze, ha concesso seconde palle e attacchi diretti che nella prima frazione erano stati quasi completamente neutralizzati.

È un aspetto sul quale bisogna soffermarsi senza farsi condizionare dall'euforia del risultato. Il Catania non può permettersi di avere due identità così diverse all'interno della stessa partita. Quello del primo tempo sembrava un gruppo capace di comandare il gioco, quello visto nella fase centrale della ripresa una squadra improvvisamente vulnerabile, costretta a rincorrere gli avversari e incapace di mantenere il controllo territoriale.

Poi c'è il tema dell'attacco. Ed è forse quello che sarebbe esploso con maggiore forza se Ierardi non avesse trovato il 2-1.

Il reparto offensivo, numericamente, continua a rappresentare una delle questioni più delicate della rosa. Caturano, rientrato dopo una lunga assenza, continua a trovare pochissimo spazio. Coda sta ancora cercando la migliore condizione e non sembra al momento avere nelle gambe la possibilità di garantire novanta minuti ad alta intensità. Russo è fuori per un infortunio serio e i tempi di recupero saranno lunghi. Leonardi, nel frattempo, è stato mandato a Campobasso.

È quindi inevitabile chiedersi se la società non abbia corso un rischio eccessivo scegliendo di affrontare una stagione così lunga con un reparto avanzato ridotto numericamente e con diverse incognite fisiche.

A Caserta Longo ha scelto ancora Lunetta da riferimento offensivo. Una scelta tatticamente comprensibile e, per certi versi, anche efficace. Lunetta garantisce profondità, pressione, mobilità e quella capacità di attaccare gli spazi che il tecnico considera centrale nel proprio calcio. Ma resta un giocatore adattato al ruolo di centravanti. Non può essere considerato la soluzione strutturale a un problema che riguarda la costruzione dell'organico.

E allora la domanda diventa inevitabile: cosa sarebbe successo se il colpo di testa di Ierardi fosse finito fuori?

Probabilmente oggi si parlerebbe della necessità di una punta capace di trasformare in gol la mole di gioco prodotta nel primo tempo. Si discuterebbe della condizione di Coda, dell'utilizzo ancora marginale di Caturano, dell'infortunio di Russo e della decisione di privarsi troppo presto di Leonardi. Si tornerebbe a discutere di un mercato che ha consegnato a Longo una squadra completata negli ultimi giorni e che, in alcuni reparti, continua a sembrare numericamente fragile.

Il risultato cambia inevitabilmente la percezione, ma non dovrebbe cambiare l'analisi.

Il merito di Longo, semmai, è quello di essere riuscito finora a trovare soluzioni alternative. Cavuoti e Cicerelli tra le linee, Lunetta centravanti mobile, Insigne utilizzato per aumentare qualità nel finale, Coda inserito quando la gara richiede maggiore presenza centrale. Sono adattamenti intelligenti, ma restano adattamenti.

La vittoria di Caserta deve quindi rappresentare un punto di partenza e non una coperta sotto la quale nascondere i problemi. Perché sabato arriverà il Crotone e il Catania tornerà al Massimino, proprio dove finora ha mostrato le maggiori difficoltà nel dare continuità alle prestazioni.

Il paradosso di questa squadra è ormai evidente. A Picerno e Caserta ha mostrato momenti di calcio di alto livello, aggressivo e verticale. Contro Scafatese e Barletta, invece, ha lasciato punti e interrogativi. Non sembra quindi essere un problema di qualità assoluta, ma di capacità di riprodurre quella qualità con continuità, indipendentemente dall'avversario e dal contesto.

Caserta ha regalato tre punti, entusiasmo e una classifica finalmente più interessante. Ma il calcio non può essere analizzato soltanto attraverso il risultato finale.

Il gol di Ierardi ha trasformato una serata che rischiava di diventare l'ennesimo capitolo delle occasioni sprecate in una vittoria da ricordare. È questo il bello — e talvolta l'inganno — del calcio.

Perché oggi possiamo parlare di carattere, di squadra che non molla, di successo meritato e di Ierardi uomo della provvidenza. Tutto vero.

Ma proprio perché quella palla è entrata, sarebbe sbagliato dimenticare cosa avremmo detto se fosse uscita.

Ed è probabilmente da lì che il Catania deve ripartire.