Longo sente il fantasma di Caserta: Picerno può essere decisiva
13-09-2026 15:52 -
Autore: Redazione
Sette partite ufficiali, una sola vittoria e una sensazione sempre più difficile da ignorare: il Catania ha cominciato la stagione molto lontano dalle aspettative con cui era stato costruito il nuovo progetto tecnico. Dopo il secondo posto dello scorso campionato, l’obiettivo naturale avrebbe dovuto essere quello di presentarsi ai nastri di partenza come una delle principali candidate al vertice. La realtà, dopo appena quattro giornate di Serie C, racconta invece di una squadra ferma a tre punti e già nella zona play out, con tre sconfitte in campionato e una classifica che comincia inevitabilmente a pesare.
I numeri sono impietosi. In campionato sono arrivate le sconfitte contro Inter U23, Monopoli e Scafatese, intervallate soltanto dal roboante 4-0 rifilato al Cosenza. Un successo che, alla luce di quanto accaduto immediatamente dopo, rischia sempre più di apparire come un episodio isolato anziché come l’inizio della svolta che tutto l’ambiente aveva sperato.
Il quadro diventa ancora più preoccupante allargando l’analisi alle coppe. In Coppa Italia maggiore il Catania aveva superato il Vicenza ai calci di rigore, prima di arrendersi al Parma, avversario appartenente a una dimensione tecnica superiore. Una sconfitta che, proprio per la differenza di categoria, poteva essere accettata senza particolari processi. Molto più pesante, invece, l’eliminazione dalla Coppa Italia Serie C, arrivata al Massimino con il clamoroso 3-0 inflitto dal neopromosso Savoia.
Il bilancio complessivo è quindi estremamente negativo: sette gare ufficiali e una sola vittoria nei novanta minuti, quella contro un Cosenza alle prese con una situazione particolarmente complicata. Troppo poco per una piazza come Catania, troppo poco soprattutto per una squadra che avrebbe dovuto provare ad assumere fin dalle prime giornate un ruolo da protagoista.
La sconfitta contro la Scafatese ha riaperto tutte le ferite che il poker al Cosenza sembrava avere almeno momentaneamente nascosto. Ancora una volta il Catania ha mostrato difficoltà nell’approccio, poca continuità nell’arco dei novanta minuti e una fragilità evidente quando la partita prende una direzione diversa rispetto a quella preparata. Il pareggio di Russo aveva restituito energia e speranza, ma il gol di Toscano nel finale ha trasformato una possibile rimonta in una nuova serata di fischi e amarezza.
Inevitabilmente, nell’occhio del ciclone è finito Emilio Longo. L’allenatore si è assunto pubblicamente le proprie responsabilità, arrivando ad ammettere di essere lui stesso "in difetto" e di dover fare meglio con il materiale a disposizione. Sarebbe però superficiale attribuirgli l’intero peso della situazione.
Il tecnico ha infatti lavorato per buona parte dell’estate con una rosa ancora incompleta. La campagna acquisti si è sviluppata soprattutto nelle battute finali del mercato, quando il direttore sportivo Fortunato Varrà è riuscito comunque a chiudere operazioni interessanti come quelle relative a Coda, Insigne, Vallocchia, Cavuoti, Torrasi, Caligara e Cabianca. Calciatori di qualità, almeno sulla carta, ma arrivati in tempi differenti e senza poter condividere l’intero percorso di preparazione con il resto del gruppo.
Ed è proprio questo uno dei nodi centrali. Il Catania di oggi dà talvolta l’impressione di essere una squadra che sta completando la propria preparazione mentre il campionato è già cominciato. Alcuni elementi devono ancora raggiungere il massimo della condizione, altri devono inserirsi nei meccanismi tattici di Longo e altri ancora hanno avuto percorsi atletici inevitabilmente differenti.
Anche la preparazione estiva è finita sotto osservazione. Il lavoro svolto a Catania durante le settimane più calde, le difficoltà logistiche e la necessità di utilizzare anche strutture e campi sintetici fuori città hanno alimentato interrogativi sulla possibilità di preparare nelle condizioni ideali una stagione che, nelle intenzioni, doveva cominciare con ben altro slancio.
Ciò non significa che tutto possa essere spiegato attraverso la condizione atletica. Contro la Scafatese sono emersi problemi di carattere, lettura della partita e reazione alle difficoltà che vanno oltre le gambe. Lo stesso Longo ha parlato di una squadra troppo "pensante", lenta nelle scelte e ancora incapace di trasformare stabilmente il proprio potenziale in ferocia agonistica.
Sul fondo rimane inoltre una questione societaria che continua ad accompagnare il presente rossazzurro. Il mancato rispetto dei termini relativi alla fideiussione espone il Catania al rischio di una penalizzazione in classifica, la cui entità dovrà essere stabilita dagli organi competenti. Un’ulteriore spada di Damocle per una squadra che ha già cominciato il campionato accumulando un ritardo importante rispetto alle migliori.
Ed è proprio questa combinazione a rendere ancora più delicato il momento: pochi punti conquistati sul campo e la prospettiva di doverne eventualmente perdere altri per questioni extracalcistiche. Per un club che avrebbe dovuto provare a guidare il torneo, ritrovarsi dopo poche settimane a guardare la parte bassa della graduatoria rappresenta un cortocircuito difficile da immaginare soltanto un mese fa.
In questo scenario arriva la trasferta di Picerno, martedì, che assume già il significato di un passaggio cruciale. Non può essere considerata una finale nel senso letterale del termine, perché il campionato è ancora lunghissimo, ma appare evidente come un’altra sconfitta renderebbe la posizione di Longo estremamente complicata.
Nelle ultime ore hanno iniziato a circolare anche indiscrezioni sul possibile nome di Fabio Caserta come eventuale alternativa per la panchina. Al momento, però, si tratta soltanto di uno scenario da trattare come tale e non di una decisione già presa. La suggestione acquisterebbe peraltro un significato particolare considerando che il nome dell’ex tecnico del Catanzaro era già stato accostato al Catania durante l’estate.
Ed è proprio qui che si aprirebbe un ulteriore interrogativo sulla gestione societaria: qualora si arrivasse realmente a un cambio e alla scelta di Caserta, sarebbe inevitabile chiedersi perché un’operazione non concretizzata in estate possa diventare praticabile poche settimane più tardi, dopo aver affidato a Longo la costruzione tecnica della nuova stagione.
Cambiare allenatore può talvolta produrre una scossa, ma non può cancellare automaticamente tutti i problemi emersi. La rosa rimarrebbe la stessa, la condizione dei giocatori pure e le responsabilità della società non evaporerebbero insieme all’eventuale esonero del tecnico.
Per questo Picerno vale molto più dei semplici tre punti. È una partita che può determinare il clima delle prossime settimane e dare una direzione al futuro immediato del progetto. Una vittoria potrebbe restituire ossigeno, fiducia e soprattutto tempo a Longo per lavorare finalmente con una rosa quasi completa. Un altro risultato negativo, invece, rischierebbe di far precipitare definitivamente una situazione già molto fragile.
Qualunque sarà la strada scelta, una cosa appare ormai evidente: il Catania non può più permettersi di aspettare una svolta indefinita. Dopo sette gare ufficiali, una sola vittoria e troppe prestazioni al di sotto delle aspettative, le spiegazioni iniziano inevitabilmente a perdere forza.
Adesso servono i risultati. E, almeno nell’immediato, tutto passa da Picerno.