Catania, da oggi parla il campo: favorito ma la squadra è ancora incompleta

23-08-2026 08:42 -

Autore: Andrea Mazzeo

Quando comincia il campionato, per qualche ora tutto il resto dovrebbe finire in soffitta. Le discussioni sul mercato, i giudizi sui nuovi acquisti, i dubbi sulle partenze, le polemiche e le preoccupazioni che hanno accompagnato l’estate cedono inevitabilmente il passo al pallone. Poi sarà il campo, eventualmente, a riportare tutto in primo piano. Per il Catania quella di oggi contro l’Inter U23 rappresenta esattamente questa linea di demarcazione: fino a ieri si poteva discutere quasi esclusivamente di costruzione, prospettive e intenzioni, dalle 18 cominceranno a contare punti, prestazioni e risultati.

I bookmaker continuano a indicare il Catania davanti a tutti nella corsa alla promozione diretta. Un’investitura importante, ma che in questo momento racconta soprattutto il potenziale attribuito alla squadra più che una superiorità già certificata. Perché il Catania che comincia il campionato è ancora incompleto. Ha una base importante, conserva diversi elementi dello scorso anno e ha inserito giocatori interessanti, ma ci sono settori nei quali il lavoro del direttore sportivo Fortunato Varrà non può essere considerato concluso.

Massimo Coda rappresenta indiscutibilmente il colpo capace di spostare la percezione dell’intero mercato rossazzurro. Un attaccante con il suo curriculum in Serie C fa rumore e non potrebbe essere altrimenti. Ma questa sera Coda sarà soltanto in tribuna. Deve ancora completare l’iter necessario prima di cominciare concretamente la sua nuova avventura e bisognerà soprattutto capire in quali condizioni arriverà al primo impiego. 38 anni non cancellano qualità, esperienza e gol, ma impongono inevitabilmente una gestione diversa rispetto a quella di un calciatore nel pieno della maturità atletica. Il Catania ha acquistato un centravanti che può fare la differenza, non una soluzione automatica a tutti i problemi.

Il reparto che continua a presentare gli interrogativi maggiori resta però il centrocampo. A mio avviso servono almeno due innesti per dare a Longo alternative, caratteristiche differenti e una profondità adeguata a una stagione che sarà lunga e inevitabilmente complicata. Non è soltanto una questione numerica. Serve aumentare la qualità delle scelte, la capacità di gestire i ritmi, quella di recuperare palloni e quella di cambiare struttura alla squadra senza perdere equilibrio. Le parole pronunciate ieri da Longo su Luca Mihai, spiegando che il calciatore è ancora oggetto di valutazioni per comprenderne l’utilità all’interno del progetto, sono sembrate tutt’altro che una promozione definitiva. E se anche quella casella dovesse tornare in discussione, la necessità di intervenire diventerebbe ancora più evidente.

Proprio Longo, però, è stata probabilmente una delle note più interessanti di questa vigilia. Senza alcuna necessità di costruire paragoni con chi lo ha preceduto, che servirebbero soltanto ad alimentare un dibattito prematuro, la conferenza stampa di ieri ha mostrato un allenatore capace di comunicare. Quasi tre quarti d’ora nei quali ha parlato molto, spiegato ancora di più e raramente cercato scorciatoie. Ha mostrato buone capacità empatiche, una discreta padronanza della scena e soprattutto la volontà di dare una propria lettura anche alle questioni meno comode.

Lo si è visto quando sono arrivate le domande sulle situazioni di Andrea Dini e Matteo Di Gennaro. Longo non ha nascosto di considerare poco piacevole affrontare certi argomenti alla vigilia dell’esordio e qualche frecciata alla natura della domanda è arrivata. Ma poi ha risposto. E questo è l’aspetto che conta. Ha chiarito la situazione di Di Gennaro, ha spiegato le proprie valutazioni sui portieri e ha lasciato intendere che alcuni equilibri dipenderanno anche dalla volontà reciproca di proseguire insieme. Comunicare bene non significa necessariamente dire ciò che tutti vorrebbero sentirsi dire. Significa anche affrontare una questione scomoda senza far finta che non esista.

Da oggi, tuttavia, anche le parole di Longo avranno bisogno della verifica più severa: quella del rettangolo verde. Il tecnico ha parlato di coraggio, identità, dominio del gioco, possesso nella metà campo avversaria e capacità di non rifugiarsi nelle scorciatoie. Concetti interessanti, alcuni già intravisti nelle gare di Coppa contro Vicenza e Parma. Adesso bisognerà capire quanto siano trasferibili a una partita nella quale il Catania avrà un obbligo diverso. Non dovrà dimostrare di poter competere dignitosamente con una formazione di categoria superiore: dovrà provare a vincere una gara di Serie C davanti al proprio pubblico.

E l’Inter U23 è forse l’avversario meno semplice da decifrare per cominciare. È una novità assoluta nel Girone C, dispone di una rosa giovanissima e quindi inevitabilmente difficile da collocare all’interno delle gerarchie tradizionali del raggruppamento. Ha calciatori selezionati per qualità e prospettiva, diversi elementi destinati probabilmente a categorie superiori e un tecnico come Stefano Vecchi che questa categoria la conosce bene. Potrà pagare inesperienza e ambiente, ma potrà anche giocare con una leggerezza che spesso diventa un vantaggio per squadre di questo tipo. Considerarla un semplice laboratorio giovanile sarebbe il primo errore.

Il Massimino, intanto, offrirà ancora una volta un contesto che con la Serie C ha poco da spartire. Quasi quattordicimila spettatori avevano già assicurato ieri la propria presenza tra abbonamenti e biglietti. È una cifra che racconta molto meglio di qualsiasi proclama quale sia l’aspettativa intorno al Catania. Ma proprio per questo occorre evitare che la convinzione esterna di avere la squadra favorita diventi una scorciatoia mentale. Questo campionato non si vincerà perché lo dicono le quote di agosto, né perché Coda ha segnato più di duecento gol in carriera o perché il Massimino può portare quindicimila persone anche in terza serie.

Si parte con una squadra rinnovata, uno zoccolo duro rimasto, un allenatore che propone principi differenti e un mercato che ha ancora parecchio da dire. Ci sono questioni societarie che hanno segnato l’estate, trattative ancora aperte e una lista da definire. Tutto vero. Ma per novanta minuti almeno questi temi possono restare fuori dal campo. Dalle 18 conterà capire se questo Catania, ancora imperfetto e incompleto, possiede già abbastanza qualità e personalità per iniziare a comportarsi come la favorita che tutti indicano.

Il titolo di favorita, in fondo, non assegna un solo punto. Da oggi bisogna cominciare a meritarselo.