Catania, il test di Parma lascia segnali utili: identità sì, ma serve più velocità

17-08-2026 07:52 -

Autore: Redazione

La sconfitta del Tardini non cancella quanto di buono mostrato dal Catania a una settimana dall’avvio del campionato. Il confronto con il Parma rappresentava un banco di prova particolarmente impegnativo per valore tecnico, ritmo e intensità dell’avversario, ma i rossazzurri hanno comunque affrontato la gara senza atteggiamenti rinunciatari. La squadra di Emilio Longo ha provato a giocare, ha mantenuto una propria fisionomia e soprattutto non ha subito passivamente la superiorità di una formazione di Serie A.

Come evidenziato da La Sicilia, il Catania ha lasciato il Tardini con una serie di risposte parziali ma comunque significative. La squadra ha saputo tenere il campo e, soprattutto nella ripresa, ha gestito con continuità il possesso, pur senza riuscire a trasformarlo con sufficiente frequenza in situazioni realmente pericolose. Il vero limite è emerso nella velocità della manovra: troppo spesso il pallone è circolato senza quello strappo necessario per disordinare la struttura difensiva del Parma.

I due gol subiti hanno messo in luce anche un altro aspetto ancora da perfezionare. Non si può parlare soltanto di errori dei singoli, perché contro avversari di questo livello diventano determinanti i tempi delle uscite, le coperture preventive, le letture sui cross e il modo in cui viene protetta l’area. Sul doppio vantaggio firmato da Lontani il Catania ha pagato proprio alcune imperfezioni nella gestione collettiva della fase difensiva.

Longo, nel dopo gara, ha spiegato come una delle difficoltà sia nata dalla capacità del Parma di occupare determinate zone tra le linee. La posizione di Bernabé, in particolare, ha costretto spesso la difesa rossazzurra ad allungare le scalate, creando spazi difficili da coprire. Il Catania ha provato ad accorciare in avanti e a togliere campo agli emiliani, ma quando i tempi non sono stati perfetti si è ritrovato a rincorrere e a perdere compattezza.

Il dato più interessante resta comunque quello relativo alla gestione del pallone. I rossazzurri hanno mostrato una chiara volontà di comandare le fasi della partita, ma dovranno imparare a rendere il possesso più produttivo. Consolidare l’azione è utile, ma diventa necessario riconoscere il momento in cui accelerare, verticalizzare o attaccare subito la profondità. È proprio questa alternanza che è mancata maggiormente al Tardini.

Anche Longo lo ha ammesso con chiarezza dopo la partita, parlando della necessità di migliorare "nella qualità del passaggio e della scelta" e di aumentare la rapidità nelle decisioni. È un passaggio fondamentale perché il Catania, per diventare realmente pericoloso, dovrà riuscire a trasformare il controllo del pallone in azioni più dirette e incisive.

In questo senso, Cicerelli è stato il giocatore che più degli altri ha provato a cambiare passo. Le sue iniziative hanno dato imprevedibilità alla manovra e nella ripresa il Catania si è appoggiato spesso alle sue giocate per cercare di aprire qualche varco. È mancata però continuità negli ultimi metri e, soprattutto, una maggiore partecipazione collettiva nelle fasi decisive dell’azione.

Il giudizio complessivo resta comunque positivo. Longo ha parlato di una squadra capace di non tradire le attese e la sensazione è che il Catania abbia già una struttura riconoscibile sulla quale continuare a lavorare. Il passaggio del turno contro il Vicenza aveva dato segnali incoraggianti; Parma ha alzato ulteriormente il livello della verifica e ha mostrato con maggiore chiarezza ciò che ancora deve essere affinato.

La Coppa Italia maggiore è terminata, ma il percorso tecnico del Catania è ancora all’inizio. La sfida sarà trasformare quanto emerso contro un avversario di Serie A in miglioramenti concreti sul piano della velocità, delle scelte e degli automatismi difensivi. Il campionato è ormai alle porte e sarà lì che le indicazioni raccolte fin qui dovranno diventare continuità e risultati.