Catania, estate dell’incertezza: programmazione in ritardo e dubbi sul futuro
21-06-2026 13:07 -
Autore: Andrea Mazzeo
Il calendario dice 21 giugno. L'estate è ufficialmente iniziata. Eppure il Catania, ad oggi, non ha ancora definito nessuno dei passaggi fondamentali e imprescindibili per programmare la stagione che verrà.
Non c'è un allenatore. Non c'è una linea tecnica definita. Non c'è una strategia di mercato condivisa con chi dovrà guidare la squadra. Non c'è, soprattutto, quella sensazione di pianificazione e controllo che una piazza come Catania avrebbe il diritto di pretendere dopo anni di investimenti importanti e risultati ben al di sotto delle aspettative.
Il paradosso è che questo scenario non rappresenta una novità. Al contrario, sembra l'ennesima replica di un copione già visto. Un canovaccio che si ripete puntualmente dall'arrivo della proprietà Pelligra e dal ritorno del club tra i professionisti.
Nessuno può mettere in discussione gli sforzi economici sostenuti dalla proprietà. I milioni investiti negli ultimi anni testimoniano una volontà concreta di riportare il Catania ai livelli che la sua storia impone. Ma il calcio insegna da sempre che i soldi, da soli, non bastano. Servono idee, programmazione, tempismo e capacità decisionale.
Proprio sotto questi aspetti il Catania continua invece a mostrare fragilità evidenti.
Il primo "no" è stato quello di Fabio Caserta, con una trattativa che non ha trovato il punto d'incontro sul piano economico. Il secondo è arrivato da Pietro De Giorgio, affascinato dalla possibilità di confrontarsi con un campionato più competitivo. Due profili che, a torto o a ragione, erano stati indicati come le prime scelte per la panchina rossazzurra.
E adesso?
La sensazione è che il club sia entrato in una fase di rincorsa. Nomi che si susseguono, indiscrezioni che si moltiplicano, candidature che emergono e spariscono nel giro di pochi giorni. Intanto le settimane passano e quella che avrebbe dovuto essere "la settimana decisiva" continua puntualmente a slittare a quella successiva.
Una situazione che inevitabilmente alimenta dubbi e perplessità.
Anche perché il mercato non aspetta nessuno. È vero che la sessione estiva aprirà ufficialmente nei primi giorni di luglio, ma è altrettanto vero che le trattative iniziano dal momento in cui termina la stagione precedente. Le società più organizzate stanno già programmando, contattando procuratori, definendo obiettivi e costruendo le basi delle proprie squadre.
Il Catania, invece, si ritrova ancora senza sapere chi dovrà esprimere il parere finale sulle scelte tecniche.
Come se non bastasse, lascia perplessi anche la decisione di effettuare la prima fase del ritiro nel caldo torrido di Catania prima del trasferimento a Norcia. Una scelta che appare difficilmente comprensibile dal punto di vista atletico e della prevenzione degli infortuni.
Preparare una stagione che dovrà necessariamente essere quella del rilancio sottoponendo i giocatori a temperature estreme già nelle prime settimane di lavoro rischia di rappresentare un fattore controproducente. Soprattutto per una squadra che negli ultimi anni ha convissuto troppo spesso con una problematica fisica mai realmente risolta.
Anche in questo caso emerge la sensazione di una società che fatica a fare tesoro degli errori commessi in passato.
Intanto il "Toto Allenatore" continua ad occupare le cronache quotidiane. Ma più passano i giorni, più i nomi che emergono sembrano perdere appeal agli occhi di una tifoseria stanca di vivacchiare in Serie C. Una tifoseria che non chiede promesse, ma atti concreti. Che non pretende proclami, ma decisioni. Che vorrebbe percepire una chiara volontà di uscire definitivamente dalle sabbie mobili della terza serie.
Non ci interessa alimentare ulteriormente il balletto delle candidature. Anche perché i profili accostati al Catania nelle ultime settimane presentano caratteristiche profondamente diverse tra loro, con idee calcistiche, moduli e filosofie spesso agli antipodi rispetto alla rosa attualmente disponibile.
Proprio questo elemento dovrebbe rappresentare il campanello d'allarme più evidente. Perché una società che ha una strategia precisa individua un profilo coerente con il proprio progetto. Non passa da un allenatore all'altro seguendo percorsi tecnici completamente differenti.
La speranza, a questo punto, è una sola: che quella che inizierà sarà davvero la settimana della svolta. Che si arrivi finalmente alla scelta dell'allenatore e alla definizione di una struttura tecnica chiara.
Perché il rischio, altrimenti, è quello di arrivare a luglio con una squadra ancora in balia delle onde, costretta a programmare tutto in fretta e furia. E il Catania, dopo anni di errori, ritardi e occasioni mancate, non può più permettersi di perdere altro tempo.