EDITORIALE - Catania, secondo posto sì… ma quante ombre verso i playoff

27-04-2026 17:14 -

Autore: Andrea Mazzeo

Il secondo posto è lì, certificato dai numeri e dalla classifica finale. Il Catania chiude alle spalle del Benevento e si garantisce l'accesso diretto al Secondo Turno Nazionale dei playoff, un vantaggio reale nel regolamento di una post-season lunga e logorante . Ma fermarsi alla superficie significherebbe raccontare solo metà della storia. L'altra metà, quella più scomoda, parla di una squadra arrivata al traguardo minimo quasi per inerzia.

Perché il dato più evidente è uno: il campionato non è stato perso sul filo, è stato consegnato. Il Benevento ha vinto senza un vero antagonista, dominando un girone in cui nessuno – e il Catania più di tutti – ha avuto la forza di opporsi davvero . Non c'è stata lotta, non c'è stato duello. Solo una lenta, progressiva uscita di scena dei rossazzurri dalla corsa al primo posto.

Ed è qui che nasce il vero nodo dell'analisi: il girone di ritorno. Una fase di stagione che ha trasformato una squadra solida, continua, anche dominante a tratti, in un gruppo fragile, incerto, incapace di gestire il vantaggio accumulato. Il margine costruito nella prima parte è stato dilapidato settimana dopo settimana, senza che le rivali mostrassero chissà quale forza. Anzi, proprio l'assenza di “divoratrici” rende il crollo ancora più grave: nessuno ha strappato il secondo posto al Catania, è stato il Catania a rimetterlo in discussione.

Il finale di stagione è emblematico. A Caravaggio, contro l'Atalanta Under 23, è arrivato un 1-1 che vale la posizione in classifica ma fotografa perfettamente il momento: prestazione opaca, ritmo basso, difficoltà a creare e necessità di aggrapparsi all'episodio nel recupero per evitare il peggio. Non è stata una partita isolata, ma l'ennesima replica di un copione visto troppe volte negli ultimi mesi.

E allora i numeri, quelli veri, diventano una sentenza. Nel girone di ritorno il Catania ha segnato appena 22 gol subendone 16; un equilibrio pericoloso, quasi da metà classifica, che stride con le ambizioni di promozione. Ancora più preoccupante il dato del Massimino: una squadra che punta alla Serie B non può permettersi di smarrire il proprio fortino, e invece i rossazzurri non vincono in casa da settimane, perdendo progressivamente quella spinta che aveva costruito le prime certezze.

Ma i numeri, da soli, non bastano a spiegare tutto. Il problema è più profondo e riguarda l'identità. Questo Catania ha smarrito il proprio calcio: meno aggressività, meno pressione, meno capacità di occupare gli spazi e soprattutto meno cattiveria negli ultimi metri. La sensazione è quella di una squadra diventata prevedibile, leggibile, incapace di cambiare ritmo quando serve.

In questo contesto, gli infortuni hanno rappresentato un moltiplicatore di difficoltà. Una sequenza quasi continua che ha impedito a Mimmo Toscano di lavorare con continuità sullo stesso undici, alterando equilibri e automatismi. L'ultimo stop, quello di Lunetta, è solo l'ennesimo episodio di una stagione in cui la coperta è stata spesso troppo corta.

E allora il punto diventa inevitabile: cosa vale davvero questo secondo posto? Vale, certamente, un vantaggio nel percorso playoff. Vale la possibilità di entrare più tardi, di evitare turni e di avere un cammino teoricamente più gestibile. Ma non cancella le criticità. Non cancella, soprattutto, la sensazione di una squadra arrivata ai playoff in calo netto, più per quanto non hanno fatto le altre che per meriti propri.

Il rischio, a questo punto, è evidente. I playoff sono un torneo a parte, dove conta lo stato di forma, la condizione mentale, la capacità di incidere negli episodi. E oggi il Catania arriva a questo appuntamento con più dubbi che certezze. Pensare alla promozione in queste condizioni significa affidarsi a qualcosa che va oltre la logica tecnica: serve un cambio radicale, serve uno scatto improvviso, serve – senza retorica – un miracolo.

Toscano avrà un compito enorme. Il ritiro di Veronello sarà molto più di una semplice preparazione atletica: sarà un tentativo di ricostruzione mentale. Perché la sensazione più chiara è che questo Catania sia ferito soprattutto nella testa. Ha perso sicurezza, ha perso convinzione, ha perso quella feroce consapevolezza che serve per vincere partite sporche, decisive, da dentro o fuori.

Il secondo posto, quindi, è un punto di partenza. Ma anche un'illusione, se non accompagnato da un'inversione netta di rotta. L'Elefante è ancora lì, ma non basta esserci: nei playoff bisogna colpire. E farlo subito.