EDITORIALE - Catania, segnali di vita ma manca ancora la svolta

20-04-2026 08:45 -

Autore: Andrea Mazzeo

Il pareggio contro il Potenza non è soltanto un risultato da archiviare, ma un passaggio che fotografa con precisione lo stato attuale del Catania: una squadra sospesa tra identità ritrovata e limiti ancora evidenti, tra segnali incoraggianti e fragilità che continuano a emergere nei momenti chiave.

Il ritorno in panchina di Mimmo Toscano ha riportato ordine, quantomeno sul piano emotivo e dell’atteggiamento. La reazione della squadra, soprattutto nella ripresa, è stata tangibile, quasi una risposta istintiva a settimane complicate. Ma nel calcio, e ancor di più in questa fase della stagione, la differenza non la fanno le intenzioni, bensì i risultati. E il Catania, ancora una volta, si è fermato a metà strada.

L’analisi non può prescindere da un dato che pesa come un macigno: la vittoria al Massimino manca da troppo tempo. Non è solo una questione numerica, ma psicologica. Una squadra costruita per vincere il campionato si ritrova a fare i conti con un rendimento casalingo intermittente, con una difficoltà cronica nel trasformare la superiorità territoriale in gol. È qui che si annida il vero problema: non nella produzione di gioco, ma nella sua finalizzazione.

Contro il Potenza si è rivisto un Catania più aggressivo, più verticale in alcuni momenti, più convinto nel cercare di recuperare la partita dopo lo svantaggio. Eppure, anche questa volta, tutto è stato compromesso da un episodio, da un errore individuale che ha ribaltato l’inerzia del match. È un copione già visto: costruzione, pressione, poi una disattenzione che costa cara. In una squadra che ambisce alla promozione, la gestione degli episodi non può essere così fragile.

E allora emerge una contraddizione: il Catania è vivo, ma non ancora maturo. Ha le qualità per dominare le partite, ma non la continuità per chiuderle. Ha giocatori in grado di fare la differenza, ma fatica a incidere nei momenti decisivi. Il gol di Cicerelli, simbolicamente, rappresenta tutto questo: un segnale positivo, il ritorno di un protagonista, ma anche la conferma che serve sempre qualcosa in più per completare l’opera.

Non è un caso che il tema della concretezza sia il filo conduttore di tutte le analisi. Il Catania arriva spesso negli ultimi metri, ma lì perde lucidità, precisione, cinismo. E senza queste qualità, anche la miglior prestazione rischia di restare incompiuta. È una questione tecnica, certo, ma anche mentale. Perché nei momenti decisivi serve freddezza, e questa squadra, negli ultimi tempi, ha mostrato più tensione che controllo.

Il contesto, poi, non aiuta. La pressione della piazza è forte, inevitabile, quasi fisiologica per una realtà come Catania. I fischi, le contestazioni, i messaggi dagli spalti sono il riflesso di aspettative alte e di una stagione che, almeno fin qui, non le ha pienamente rispettate. Ma ridurre tutto al clima esterno sarebbe un errore: la squadra deve saper convivere con questa pressione, trasformarla in energia, non subirla.

Toscano lo sa bene. Il suo ritorno non è solo una scelta tecnica, ma anche simbolica: riportare identità, ricompattare l’ambiente, ridare certezze. I primi segnali, sotto questo aspetto, si sono visti. Ma il tempo è poco, pochissimo. Il campionato è agli sgoccioli e il margine di errore è ridotto al minimo.

Il secondo posto è ancora lì, a portata di mano. Un obiettivo che, fino a poche settimane fa, sembrava quasi acquisito e che oggi va difeso con determinazione. Non è solo una questione di classifica, ma di percorso: arrivare ai playoff con una posizione favorevole può fare la differenza, ma ancora di più conta arrivarci con convinzione, con identità, con una squadra che sa esattamente cosa vuole essere.

Ed è qui che si gioca la partita più importante. Non tanto quella contro l’Atalanta U23, ma quella contro se stessi. Ritrovare equilibrio tra fase offensiva e difensiva, ridurre gli errori, aumentare la qualità nelle scelte. In altre parole, diventare finalmente una squadra completa.

Perché il potenziale c’è, ed è evidente. Ma nel calcio, soprattutto in Serie C, il potenziale non basta. Servono risultati, continuità, concretezza. Servono, soprattutto, risposte. E il Catania, adesso, non può più rimandarle.