Catania-Potenza 1-1: pari amaro, secondo posto rimandato all’ultima
19-04-2026 22:53 -
Autore: Andrea Mazzeo
Il Catania non sa più vincere e, soprattutto, non riesce a ritrovare sé stesso. Al “Massimino” i rossazzurri non vanno oltre l'1-1 contro il Potenza, al termine di una gara che conferma tutte le difficoltà del momento: una prestazione confusa, poco incisiva e condizionata da limiti evidenti sia sul piano mentale che atletico. Un pareggio che pesa, perché rimanda ancora la conquista matematica del secondo posto e costringe gli etnei a giocarsi tutto nell'ultima giornata contro l'Atalanta U23, con l'obbligo di strappare almeno un punto per difendere la posizione.
Il ritorno in panchina di Mimmo Toscano non basta a invertire una rotta che, settimana dopo settimana, appare sempre più preoccupante. Ci si aspettava un Catania diverso, più arrembante, più aggressivo sin dalle prime battute, capace di trasmettere quella sensazione di forza e controllo che dovrebbe contraddistinguere una squadra in corsa per le prime posizioni. E invece, ancora una volta, la realtà ha raccontato altro.
L'approccio alla gara, a dire il vero, non era stato negativo. Nei primi minuti il Catania prova a prendere in mano il pallino del gioco, costruendo anche alcune buone opportunità: al 6' è Bruzzaniti a sfiorare il vantaggio dopo un ottimo scambio con Forte, ma Franchi risponde con un intervento decisivo. I rossazzurri continuano a spingere, trovando anche una conclusione con Quaini deviata in angolo. Il possesso palla è nettamente a favore degli etnei, che chiuderanno il primo tempo con il 65%, ma manca sempre qualcosa nell'ultimo passaggio, nella qualità della giocata decisiva.
Il Potenza, dal canto suo, resta compatto e pronto a colpire. E al 27' arriva l'episodio che cambia la partita: Quaini perde un pallone sanguinoso sulla trequarti, Erradi recupera e serve D'Auria che, solo davanti a Dini, non sbaglia. È il classico gol che nasce da un errore grave e che pesa doppio, perché arriva in un momento in cui il Catania sembrava avere il controllo del match.
Da lì in avanti, la squadra rossazzurra si spegne. Il gol subito ha un effetto devastante sul piano psicologico: la manovra diventa lenta, prevedibile, confusa. Non c'è reazione, non c'è rabbia agonistica, ma solo un possesso sterile che non porta a occasioni concrete. Il pubblico del “Massimino”, presente in quasi sedicimila unità, accompagna la squadra all'intervallo con fischi sonori, segnale evidente di una prestazione che non convince.
Nella ripresa Toscano prova a cambiare volto alla squadra intervenendo subito con le sostituzioni: fuori Bruzzaniti e Quaini, dentro Lunetta e Corbari. Ma la vera svolta arriva poco dopo, quando il tecnico decide di giocarsi il tutto per tutto inserendo anche Cicerelli e Jimenez. Ed è proprio da questi cambi che nasce una reazione, più di nervi che di qualità, ma comunque significativa.
Il Catania alza il baricentro, spinto anche dal pubblico che prova a trascinare la squadra in un momento delicato. Al 71' arriva l'episodio che riapre la gara: fallo di mano in area su Corbari e calcio di rigore per i rossazzurri. Sul dischetto si presenta Cicerelli, che con grande freddezza spiazza Franchi e firma l'1-1. Un gol pesante anche dal punto di vista personale, perché arriva dopo un lungo periodo di stop e restituisce fiducia al numero 10.
Il pareggio dà nuova linfa al Catania, che negli ultimi venti minuti prova a completare la rimonta. Il Potenza arretra, fatica a contenere le avanzate rossazzurre, ma resiste. L'occasione più grande capita all'85', quando Lunetta si inventa una splendida girata dal limite, ma Franchi si supera con un intervento decisivo. È l'ultima vera chance di una gara che, nonostante il forcing finale, non cambia più.
Il triplice fischio sancisce un 1-1 che lascia più dubbi che certezze. Il Catania domina nel possesso, produce di più in termini numerici, ma conferma una difficoltà cronica nel trasformare il gioco in occasioni concrete e, soprattutto, nel gestire i momenti della partita. La sensazione è quella di una squadra che, al primo episodio negativo, perde sicurezza e si smarrisce.
Ed è proprio questo l'aspetto più preoccupante: oltre ai limiti atletici, ormai evidenti in alcune fasi del match, emerge con forza un problema psicologico. Il Catania sembra bloccato, incapace di reagire con continuità e determinazione. Anche quando prova a spingere, lo fa più con il cuore che con la lucidità, affidandosi a iniziative individuali più che a una manovra collettiva fluida.
La classifica, adesso, complica ulteriormente il quadro. Il successo del Cosenza obbliga i rossazzurri a rimandare tutto all'ultima giornata: servirà almeno un punto sul campo dell'Atalanta U23 per blindare il secondo posto. Un traguardo che fino a qualche settimana fa sembrava alla portata e che oggi, invece, va conquistato con fatica e con una pressione crescente.
In vista dei playoff, il segnale non è incoraggiante. Il Catania resta una squadra con qualità, ma che fatica a esprimerle con continuità. Il pareggio contro il Potenza è l'ennesima occasione mancata, l'ennesima partita in cui i rossazzurri non riescono a fare il salto di qualità. E il tempo, adesso, stringe davvero.