EDITORIALE – Catania, tra rivoluzione tardiva e identità smarrita: come ripartire?

09-04-2026 20:25 -

Autore: Andrea Aidala

All’indomani dell’esonero di Mimmo Toscano, reclamato a gran voce dalla piazza a seguito del’abissale distacco accumulato nei confronti del Benevento, i tifosi dell’elefante mai avrebbero immaginato di assistere ad un’involuzione talmente rapida da far tremare le ginocchia in vista degli imminenti playoff. Le ragioni dell’ennesima crisi rossazzurra potrebbero essere molteplici, ma dietro ai 4 punti in tre gare, con l’inviolabilità e l’imbattibilità interne ormai perse e un secondo posto da difendere con le unghie e con i denti, vi sono alcuni ragionamenti da esporre e per certi versi digerire.

In primo luogo, vanno messe sotto la lente d’ingrandimento le dichiarazioni post gara dei protagonisti etnei. A pochi minuti dal triplice fischio di Altamura, ultima gara di Toscano sulla panchina catanese, sia Donnarumma che Casasola avevano lanciato chiari segnali alla dirigenza su quanto il gruppo fosse legato all’allenatore calabrese. Probabilmente la consapevolezza che quello fosse il canto del cigno del “cannibale” aveva generato un ultimo ostinato tentativo di ribaltare e vincere un’ennesima gara brutta, sporca e disordinata della stagione. Malgrado la vittoria, come testimoniato dagli almanacchi, il cambio tecnico ha consegnato le chiavi della squadra a Viali, allenatore con fama di offensivista e promotore della tanto richiesta “difesa a 4”. Ma a poche giornate dal termine della regular season, occorreva un cambio così radicale?

Dopo tre gare, con tutta l’onestà intellettuale che serve in questi momenti, le certezze vacillano. La rivoluzione è avvenuta soltanto in termini di uomini impiegati e di modulo, ma non di risultati né tantomeno di miglioramento dell’espressione di gioco. Le dichiarazioni post gara, ancora una volta, sono emblematiche: capitan Di Tacchio, con il peso della fascia sul braccio e con decine di stagioni sulle gambe e nella testa, sollecitato in sala stampa ha parlato di squadra sciolta alle prime difficoltà, di tempo necessario per recepire e attuare “richieste differenti” dopo un’intera annata a lavorare su schemi e modulo diametralmente opposti a quanto proposto da Viali. Ciò suggerisce un ulteriore quesito: il tempo a disposizione è davvero abbastanza?

In attesa di capire se la risposta a tale quesito sarà positiva, sarebbe d’obbligo da parte della dirigenza confrontarsi non soltanto con il mister, ma soprattutto con i calciatori per comprendere meglio che direzione dare al finale di stagione e racimolare qualche sicurezza aggiuntiva. Occorre essere chiari: il Catania visto nelle tre uscite con Viali al comando difficilmente ha chance di vittoria dei playoff. In campo regna confusione, movimenti clamorosamente errati come in occasione del momentaneo pareggio di Abreu, distanza tra i reparti che presta il fianco alle ripartenze avversarie e caratteristiche stesse dei giocatori difficilmente adattabili al 4-2-3-1 fin qui proposto.

Come nota aggiuntiva, va considerato che il nuovo allenatore sembra aver accantonato alcuni tra i protagonisti che nel resto della stagione avevano costituito lo scheletro dell’undici iniziale. Si fa fatica a comprendere la scelta di relegare in panchina Ierardi, Pieraccini e Quaini dinanzi alle prestazioni non eccellenti di Cargnelutti o Di Noia, per citarne un paio. Altre perplessità derivano dall’utilizzo di un Casasola “anestetizzato” da una posizione troppo bassa e inoffensiva per gli avversari o da un Bruzzaniti che, gol a parte, non sembra ancora in grado di incidere tanto quanto ci si attendeva.

Nessuna croce addosso ai calciatori, ovviamente. Essere passati dal rigido immobilismo tattico toscaniano ad un Catania “cangiante” a seconda delle fasi di gioco non ha aiutato nessuno, innesti di gennaio compresi. Va però ammesso come l’impiego contemporaneo di neo acquisti in favore di elementi sino ad un mese fa essenziali per l’equilibrio del team abbia fatto smarrire un gruppo che in campo ha assoluto bisogno di certezze. Sarebbe semplice scaricare tutte le responsabilità al tecnico, ma probabilmente lo stesso Viali nel poco tempo a disposizione sta cercando di dare nuova linfa ad un gruppo colpito e affondato dopo la sconfitta di Benevento. Il fattore psicologico pesa tanto quanto quello meramente tecnico e la missione affidata all’allenatore lombardo è tutt’altro che semplice.

Da cosa ripartire, dunque, per ricostruire un’autostima essenziale per affrontare al meglio i playoff? A quest’ultimo interrogativo risponderanno gli addetti ai lavori, dalla dirigenza allo staff tecnico, sino ai calciatori. Di certo bisognerà analizzare quanto di buono avesse espresso la squadra sino all’esonero di Toscano, puntando su quei punti di forza e consolidando le eventuali falle di quel sistema. Non c’è probabilmente tempo per una rivoluzione drastica, ma qualora si riuscisse a mantenere salda la seconda posizione ci sarebbe un lungo momento di preparazione agli spareggi per la Serie B, utile a trovare soluzioni intelligenti, moderate e non radicali per puntare alla promozione.

In mare aperto, a maggior ragion durante una tempesta, si cercano punti fermi, un faro in lontananza, non si valutano rotte alternative e mai battute o il rischio di smarrirsi o peggio inabissarsi aumenta esponenzialmente. Un intero popolo snervato da troppi anni nei bassifondi del calcio italiano spera di vedere finalmente la luce e con essa la tanto agognata terra promessa. Che sia l’ora delle riflessioni, delle scelte risolutive e coerenti con il percorso di vertice fin qui compiuto, affinché il 7 giugno Catania esulti e non stia ancora una volta a guardare.