EDITORIALE - Catania, tre punti pesanti. Ma quanti rimpianti...

29-03-2026 22:00 -

Autore: Andrea Mazzeo

C’erano partite da vincere bene, partite da vincere dominando e poi partite da vincere e basta. Quella di Latina apparteneva chiaramente alla terza categoria. E in questo senso il Catania ha fatto il suo dovere, portandosi a casa tre punti che pesano tantissimo nella corsa al secondo posto e che, a questo punto della stagione, valgono quasi più della qualità estetica della prestazione.

Il successo del “Francioni” non è stato il manifesto del calcio che William Viali vuole costruire, ma è stato comunque un segnale importante. Perché dopo il pareggio interno contro il Casarano, in una partita in cui i rossazzurri avevano lasciato intravedere qualcosa senza però riuscire a tradurlo in un successo, a Latina serviva una risposta concreta. Ed è arrivata. Non piena, non definitiva, ma comunque concreta.

Il Catania ha approcciato bene la gara, ha avuto un avvio aggressivo, più alto, più convinto, più coerente con l’idea di una squadra chiamata a prendere in mano il match. Per una parte iniziale si è intravista anche la volontà di occupare meglio la trequarti, di portare più uomini in zona offensiva, di non lasciare il peso dell’azione a un singolo riferimento avanzato. È stato un primo segnale del lavoro di Viali, che in pochi giorni ha già provato a mettere mano a princìpi e distanze.

Poi però, ancora una volta, il Catania si è inceppato. E questo è probabilmente il nodo più interessante da analizzare. Perché il problema non è tanto che i rossazzurri abbiano sofferto – in Serie C, in trasferta, contro una squadra viva, può anche accadere – ma il modo in cui la squadra continua ad andare in difficoltà quando la partita smette di seguire il copione ideale.

Quando il ritmo si abbassa, quando gli avversari alzano il livello di aggressività, quando serve lucidità nella scelta dell’ultima giocata, il Catania continua a mostrare una certa fragilità. Non tanto difensiva, quanto strutturale. La sensazione è che la squadra abbia ancora difficoltà a trasformare la propria superiorità potenziale in controllo reale della gara. E questo, in ottica playoff, è un tema enorme.

A Latina si è visto bene soprattutto nella gestione degli ultimi trenta metri. C’è stata presenza, sì. C’è stata anche volontà. Ma è mancata, troppo spesso, la pulizia della giocata. Il Catania arriva, ma non sempre costruisce davvero. Si avvicina, ma non sempre punge. E alla lunga questo rende ogni partita più complicata del necessario.

Alcuni singoli hanno dato segnali incoraggianti. Bruzzaniti, oltre al gol, ha mostrato personalità e capacità di stare dentro la partita con continuità crescente. Di Tacchio, come sempre, ha garantito sostanza, presenza e spirito di sacrificio. Cicerelli, entrato bene, ha dato l’impressione di poter essere un fattore vero se riuscirà a mettere minuti e condizione nelle gambe. Anche Casasola, in un ruolo che gli richiede oggi letture diverse e un grande consumo energetico, ha risposto con generosità e applicazione.

Ma proprio i singoli aiutano anche a leggere i limiti del momento. Perché se da una parte qualcuno cresce, dall’altra ci sono ancora uomini che faticano a incidere come ci si aspetterebbe. E in questa fase della stagione non è un dettaglio. Il Catania ha bisogno che alcuni interpreti alzino il livello, non solo a sprazzi ma dentro la partita, con continuità. Perché le gare che attendono i rossazzurri non si vinceranno solo con l’ordine o con la compattezza, ma anche con la capacità di fare male quando serve.

Un altro aspetto che la gara di Latina ha lasciato in eredità riguarda la flessibilità tattica. Viali ha cambiato, corretto, cercato soluzioni. E qualcosa nella ripresa si è visto. La squadra è sembrata più leggibile, più connessa, più ordinata nelle distanze. Non ancora dominante, ma sicuramente più vicina a un’idea precisa. Questo è un elemento da non sottovalutare, perché significa che l’allenatore sta cercando di incidere davvero, e non solo di gestire l’esistente.

Tuttavia, il vero tema resta il tempo. O meglio: il poco tempo rimasto.
Perché il Catania può certamente crescere, può ancora migliorare nella lettura delle partite, nella qualità delle combinazioni, nella gestione delle fasi emotive. Ma non ha più settimane da sprecare. Ogni gara, da qui in avanti, deve servire a qualcosa di più rispetto al semplice risultato. Deve servire a costruire una squadra pronta mentalmente e tatticamente per quando conterà davvero.

Ed è qui che il successo di Latina assume un valore doppio. Perché vale per la classifica, certo. Ma vale soprattutto se diventa una base. Se non resta un episodio isolato, se non viene letto soltanto come un colpo esterno fortunato o sofferto. Il Catania ha bisogno di trasformare questa vittoria in un piccolo mattone identitario. In un punto di partenza. In una partita che dica: non siamo ancora completi, ma stiamo andando nella direzione giusta.

La classifica oggi sorride, ma allo stesso tempo lascia anche spazio ai rimpianti. Perché la sconfitta della Salernitana e il pareggio tra Benevento e Cosenza, che riduce il distacco dalla capolista a nove punti, riaprono inevitabilmente il cassetto delle occasioni mancate. Cresce il rammarico per un campionato che, senza le troppe uscite a vuoto in trasferta, il Catania avrebbe potuto fare suo con ben altro margine, forse anche a mani basse.

Il secondo posto resta un obiettivo concreto e prestigioso, ma il pensiero corre inevitabilmente a ciò che poteva essere e non è stato. Ed è proprio questa consapevolezza che dovrà trasformarsi in energia nelle ultime giornate: per non lasciare più nulla per strada e per arrivare ai playoff con una squadra finalmente completa, convinta e pronta a giocarsi tutto.