Catania spaccata dopo l’esonero di Toscano: Viali chiamato a ricucire

16-03-2026 17:08 -

Autore: Andrea Mazzeo

Catania si è svegliata con una sensazione difficile da decifrare. Non è soltanto la fine dell’avventura di Mimmo Toscano sulla panchina rossazzurra a scuotere l’ambiente, ma il modo in cui questa decisione è maturata e soprattutto il momento in cui è arrivata. A sei giornate dal termine del campionato, con il secondo posto praticamente blindato e con i playoff ormai all’orizzonte, la società ha scelto di cambiare guida tecnica affidandosi a William Viali, tecnico lombardo atteso in città nelle prossime ore. Alle 18 si imbarcherà da Linate con destinazione Catania, dove incontrerà immediatamente i dirigenti del club per programmare il lavoro in vista della ripresa degli allenamenti prevista mercoledì.

La notizia ha scosso profondamente la città. Nei bar, nei luoghi di ritrovo e soprattutto sui social network il dibattito è diventato immediatamente acceso, quasi viscerale. Catania si è letteralmente spaccata in due. Da una parte c’è chi continua a difendere il lavoro di Toscano, ricordando numeri che, letti freddamente, raccontano una stagione tutt’altro che fallimentare. Dall’altra parte c’è chi ritiene che la squadra, ormai da settimane, avesse perso identità e convinzione, dando la sensazione di aver smarrito la propria direzione proprio nel momento decisivo della stagione.

I numeri, in effetti, rappresentano il primo elemento su cui si basa la difesa del tecnico calabrese. Il bilancio parla di diciotto vittorie, dieci pareggi e soltanto quattro sconfitte. Un rendimento complessivo che in molti campionati significherebbe piena lotta per il vertice e che comunque ha consentito al Catania di consolidare un secondo posto con sette punti di vantaggio sulla Salernitana quando mancano appena sei giornate alla fine della stagione regolare. Un margine significativo che, in condizioni normali, dovrebbe garantire serenità in vista della fase finale del campionato.

C’è poi il dato impressionante del rendimento casalingo. Il Massimino è diventato un fortino praticamente inespugnabile: sedici partite di campionato senza subire un solo gol rappresentano un primato che difficilmente passa inosservato. Una solidità difensiva che per mesi ha costituito il marchio di fabbrica della squadra allenata da Toscano. A questo si aggiunge un elemento che non è sfuggito ai più attenti: lo spogliatoio è sempre apparso compatto attorno al proprio allenatore. Gli abbracci a fine gara, le parole di sostegno dei giocatori nelle interviste e l’atteggiamento mostrato in campo, soprattutto nella vittoria sofferta di Altamura, sembravano raccontare di un gruppo ancora legato al proprio tecnico.

Eppure, nello stesso tempo, esiste un’altra lettura della stagione rossazzurra. Una lettura meno indulgente e decisamente più critica. Perché se è vero che il secondo posto resta saldo, è altrettanto vero che nell’ultimo mese il Catania ha visto svanire definitivamente l’obiettivo della promozione diretta. Il Benevento ha preso il largo fino a portarsi a dodici punti di vantaggio, un distacco che ha trasformato quella che sembrava una corsa equilibrata in una strada ormai senza ritorno.

Il problema, secondo molti tifosi, non è stato soltanto il risultato finale ma il modo in cui la squadra è arrivata a perdere terreno. Il gioco del Catania, che nella prima parte della stagione aveva mostrato tratti di efficacia e concretezza, si è progressivamente spento. La manovra è diventata prevedibile, spesso lenta, incapace di sorprendere le difese avversarie. Le occasioni da gol sono diminuite e l’impressione diffusa è stata quella di una squadra incapace di cambiare ritmo.

La fase offensiva è diventata il punto più discusso. In diverse partite il Catania ha dato la sensazione di poter giocare per lunghi tratti senza riuscire a creare pericoli reali. Alcuni match sono stati descritti da parte della tifoseria come soporiferi, gare in cui la squadra ha faticato a trovare soluzioni diverse dal giro palla orizzontale. Una monotonia tattica che, alla lunga, ha alimentato malumori sempre più evidenti sugli spalti e nelle discussioni quotidiane. Senza entrare nel merito del articolato ruolo dei nuovi arrivati che, eccezion fatta per Miceli, risultano completamente fuori dai radar di Toscano.

A rendere ancora più complesso il quadro hanno contribuito anche alcune conferenze stampa di Toscano nelle settimane più difficili. Le sue dichiarazioni, in alcuni casi, sono state percepite come troppo ottimistiche rispetto a quanto si vedeva in campo. Continuare a parlare di lotta per il primo posto mentre il Benevento accumulava vantaggio è apparso a una parte dell’ambiente come un tentativo di aggrapparsi a una narrazione ormai lontana dalla realtà.

Ed è proprio in questo contesto che nasce la decisione della società. Una scelta forte, probabilmente maturata da tempo, ma che inevitabilmente ha prodotto una frattura profonda nell’opinione pubblica rossazzurra. C’è chi ritiene che cambiare allenatore a questo punto della stagione sia un rischio enorme, soprattutto con i playoff alle porte. Ma c’è anche chi pensa che continuare con una squadra giudicata troppo prevedibile avrebbe reso ancora più complicato il percorso verso la Serie B.

Il risultato è un clima carico di tensione e aspettative. L’arrivo di William Viali non rappresenta soltanto un cambio tecnico, ma l’inizio di una nuova fase che dovrà necessariamente ricucire molte fratture. Il primo compito del tecnico lombardo non sarà esclusivamente tattico. Prima ancora di pensare ai moduli o alle strategie di gioco, Viali dovrà lavorare su un aspetto più delicato: ricompattare un ambiente che in questo momento appare diviso.

La sfida riguarda anche lo spogliatoio. Una squadra che fino a pochi giorni fa difendeva pubblicamente il proprio allenatore si troverà improvvisamente a dover ripartire con una guida diversa. Non è un passaggio semplice, soprattutto quando il tempo a disposizione è limitato e ogni partita da qui alla fine della stagione avrà un peso enorme.

C’è poi un altro elemento che il nuovo allenatore dovrà affrontare: la questione del carattere. In alcune delle partite più importanti dell’ultimo periodo il Catania è sembrato mancare di personalità nei momenti decisivi. La sensazione diffusa è stata quella di una squadra ordinata ma poco incisiva, capace di controllare il gioco ma non sempre di imporsi davvero sugli avversari.

Se la missione di Viali sarà quella di portare il Catania verso la promozione attraverso i playoff, il primo passo dovrà essere proprio questo: restituire alla squadra convinzione, aggressività e identità. Perché in un torneo breve e spietato come quello degli spareggi promozione non bastano i numeri di una stagione regolare positiva. Servono energia mentale, coraggio e la capacità di accendere l’entusiasmo di un ambiente che, in questo momento, vive tra speranze e dubbi.

Il tecnico lombardo atterrerà a Catania con questa consapevolezza. Ad aspettarlo non ci sarà soltanto una squadra da allenare, ma una città intera da convincere. E in una piazza passionale come quella etnea, ricostruire fiducia può essere la sfida più difficile di tutte.