EDITORIALE - Catania, cuore e nervi: ora Salernitana e Benevento

22-02-2026 22:30 -

Autore: Andrea Mazzeo

Il Catania ha battuto il Giugliano 1-0 al Massimino, e il dato più interessante non è il punteggio minimo: è la quantità di “fatica utile” che questa partita lascia in eredità. Una vittoria del genere non ti racconta soltanto che sai vincere anche quando non sei brillante; ti dice soprattutto come ci arrivi quando il calendario ti schiaccia, le gambe si svuotano e la testa diventa l’unico vero acceleratore. Perché contro il Giugliano è successo esattamente questo: il Catania è rimasto dentro una gara sporca e nervosa, l’ha piegata con un episodio (la rete di D’Ausilio) e l’ha difesa con un misto di compattezza e rischio calcolato fino al recupero, quando Marchisano ha avuto sul destro la pallonata che può cambiare una stagione e l’ha sprecata.

Se la si guarda con occhio da “corsa lunga”, quel corner al 96’ e quell’errore a porta praticamente spalancata diventano una metafora: nel girone C la differenza tra inseguire e comandare spesso non sta nelle grandi prestazioni, ma nelle micro-situazioni che reggono o crollano sotto pressione. Il Catania, oggi, ha tenuto. Non ha dominato in modo continuo, ha concesso campo in alcuni frangenti, ma ha trovato la giocata decisiva e – soprattutto – non ha perso lucidità quando la partita stava per scivolare nella zona rossa dell’ansia. E questo, in un tour de force, vale quasi più dei tre punti.

Il problema, però, è che il campionato non concede il tempo di “godersi” niente. La settimana che arriva è un bivio, e ha una forma molto precisa: Salernitana prima, Benevento subito dopo. La trasferta dell’Arechi non è solo uno scontro diretto: è una gara in cui l’avversario rischia di presentarsi emotivamente spaccato. La Salernitana è caduta in casa contro il Monopoli per 0-1 (rete di Scipioni praticamente da centrocampo) e il clima attorno alla panchina di Giuseppe Raffaele è diventato pesante proprio mentre si avvicina Salernitana-Catania. Qui entra in gioco un concetto che il calcio italiano conosce fin troppo bene: una squadra “in caduta” non è automaticamente una squadra semplice da affrontare. Può essere fragile, sì. Ma può anche diventare imprevedibile, perché quando senti odore di ribaltone (o anche solo di contestazione), la partita smette di essere un fatto tecnico e diventa un referendum emotivo: uno stadio che rumoreggia, un avvio contratto, una giocata che può incendiare o spegnere tutto.

Ed è proprio qui che si misura la qualità mentale del Catania: saper leggere i primi quindici minuti dell’Arechi, evitare di concedere ossigeno al “tutto o niente” granata, e trasformare la frenesia avversaria in spazi e scelte sbagliate. Il Catania che ha vinto col Giugliano, per come ha gestito la fatica e per come ha saputo non perdere la misura dopo l’1-0, ha messo sul tavolo una credenziale importante: oggi sembra più adatto a vincere partite “da contesto” (stress, calendario, pressione) rispetto a qualche mese fa. Ma la Salernitana, proprio perché ferita, potrebbe alzare il livello d’intensità in modo quasi disperato: pressing più verticale, ricerca immediata della profondità, duelli sporchi, voglia di trascinare la gara sul piano dell’inerzia. Se accetti quel piano senza contromisure, rischi di ritrovarti in un altro pomeriggio di sofferenza, con episodi e recuperi interminabili.

Poi arriva il vero nodo: il Benevento. Non tanto perché sta davanti, ma perché continua a mandare segnali da squadra che sa “sopravvivere” anche quando la partita si mette male. Anche oggi, sul campo del Team Altamura, è andato sotto e ha ribaltato: 1-2 finale, con Prisco a rimetterla in piedi e Tumminello a completare la rimonta su rigore. È un tratto distintivo: quando una squadra leader ribalta in trasferta una partita complicata, sta dicendo al campionato che non ha bisogno di condizioni ideali per vincere. Il Catania lo sa bene: la classifica mantiene i sanniti davanti (con margine che resta sensibile), e soprattutto mette il Catania davanti a un imperativo pratico, non retorico: per rimanere agganciati, non basta “fare bene”; serve capitalizzare.

Ecco perché il “tour de force” non va letto come un semplice trittico di partite ravvicinate, ma come una prova di identità. Contro il Giugliano il Catania ha mostrato la versione che serve quando non sei brillante: linee più corte, scelte più semplici, e la consapevolezza che il match non lo vinci per estetica ma per gestione. Contro la Salernitana dovrà aggiungere un elemento: la freddezza strategica, cioè la capacità di non farsi risucchiare dal caos emotivo altrui. Contro il Benevento dovrà aggiungere ancora altro: la cattiveria agonistica nei dettagli, perché le partite tra squadre di quel livello spesso si decidono su una lettura in area, una palla inattiva, una transizione gestita bene o male, un rigore procurato o evitato.

In mezzo c’è un dato che cambia il peso specifico di tutto: le date, gli incastri, la pressione del calendario. Salernitana-Catania è fissata per domenica 1 marzo alle ore 15:00, mentre Benevento-Catania sarà il posticipo del turno infrasettimanale (giovedì sera) come ulteriore passaggio potenzialmente decisivo. È la definizione stessa di “settimana che misura una stagione”: prima la trasferta psicologicamente più complicata, poi la partita che ti mette davanti lo specchio del leader.

L’editoriale, allora, non può fermarsi al racconto “vittoria sofferta, tre punti”. Il punto vero è un altro: il Catania sta entrando nella fase in cui non controlli più gli eventi, controlli solo la tua reazione agli eventi. Il Benevento continuerà a ribaltare partite, perché ha quella natura e quel momento. La Salernitana continuerà a vivere sull’orlo di una frattura interna finché i risultati non diranno il contrario. E tu, Catania, puoi scegliere se vivere questo tratto di stagione come una rincorsa ansiosa o come un percorso di costruzione della tua versione più dura, quella che non ha bisogno del vento a favore.

Contro il Giugliano, per una volta, la partita ha detto che questa versione “dura” esiste. Ma adesso viene il test che la rende reale: andare all’Arechi senza farsi contagiare dalla tensione granata; arrivare al Benevento con abbastanza punti e abbastanza benzina mentale da trasformare lo scontro diretto in una partita che pesa anche nella testa degli altri. Perché se è vero che la classifica non mente, è altrettanto vero che, a marzo, spesso comincia a mentire la percezione: e chi riesce a imporre la propria percezione (di forza, di solidità, di inevitabilità) spesso vince prima ancora di segnare.