Catania, jolly finiti. E’ ora di rialzarsi, ora o mai più.
16-02-2026 19:09 -
Autore: Pier Andrea Aidala
Fine settimana amaro per il Catania. Parlare di calcio giocato negli immediati giorni successivi alla scomparsa di Orazio Russo non è semplice. Russo non è stato solo un calciatore o dirigente rossazzurro, ma un testimone del tempo, delle mutazioni, ere e cicli che hanno accompagnato il calcio a Catania. Da ex promessa delle giovanili, a giocatore maturo in prima squadra, sino ai ruoli in panchina o in dirigenza, “Renzo” ha conosciuto, amato e soprattutto onorato e indossato ogni sfumatura del rosso e azzurro. La notizia che nessuno avrebbe voluto leggere è giunta proprio durante il match tra Catania e Siracusa e con tutta onestà ha posto in secondo piano quanto accadeva sul prato del De Simone. Sul rettangolo verde aretuseo i minuti scorrevano inesorabili sino al triplice fischio, ma i pensieri non erano nitidi e rivolti solo al pallone che rotolava.
Provando però ad analizzare con lucidità il match, non si può non affermare che ancora una volta il Catania abbia fallito una prova di maturità chiave del suo campionato. Chiamato al riscatto sul campo del Siracusa e già consapevole della doppia frenata di Benevento e Salernitana, il team etneo non è riuscito a sfruttare la potenziale situazione di vantaggio e ha impattato sull’1-1.
Il pareggio contro la penultima formazione della graduatoria ha confermato le difficoltà attuali dei rossazzurri: il rendimento esterno continua ad essere insoddisfacente e la mancanza di brillantezza e idee nelle ultime tre gare si fa preoccupante. Se ci si fermasse semplicemente all’osservazione delle immagini salienti delle partite contro Sorrento, Cerignola e Siracusa probabilmente si farebbe l’errore di valutare i match semplicemente sulla base delle occasioni create, ma non concretizzate, da Jimenez e soci. Ciò che desta maggiore irrequietezza è però l’atteggiamento complessivo e la gestione dei momenti durante le tre sfide. E’ come se il tonfo inaspettato contro il Sorrento abbia messo confusione e privato di certezze il gruppo agli ordini di Toscano.
L’evoluzione delle scelte stesse del tecnico etneo non racconta un percorso lineare. A Potenza l’undici iniziale vedeva la contemporanea presenza di Cargnelutti e Miceli in campo, scelta immediatamente bocciata nelle gare successive, con la difesa tornata in mano ai “senatori” già in gruppo dal luglio scorso. Lo stesso Bruzzaniti, presente sin dal fischio iniziale al De Simone, ha avuto la seconda chance da titolare un mese dopo la prima, ma solo in concomitanza con la squalifica di Lunetta e l’indisponibilità di Di Noia che ha costretto Toscano ad arretrare Jimenez in mediana. Attualmente sembra quasi che le scelte fatte a gennaio non abbiano realmente dato la spinta aggiuntiva sperata nell’ottica della lotta alla promozione diretta. Anzi, a dirla tutta, il Catania 2026 sembrerebbe essere meno solido e pronto ai piani alti rispetto a quello targato autunno 2025.
Che si tratti di una crisi passeggera, e ci si augura brevissima, o di un trend destinato a perdurare, i fatti dicono che l’elefante ha otto punti, potenzialmente cinque, di distacco dal Benevento. Una squadra mentalmente forte e tecnicamente importante per la categoria come il Catania avrebbe tutto per poter quantomeno spaventare la capolista e rosicchiare punti, considerato il vicino scontro diretto. Di certo, la mancata vittoria di Siracusa ha definitivamente fatto cadere dalle mani di Di Tacchio e compagni i jolly disponibili. Nella testa, prima ancora che nelle gambe dell’equipe etnea, occorrerà adesso comprendere come pian piano stiano per esaurirsi anche le carte dal mazzo.
E’ il momento delle riflessioni serie, dentro e fuori dallo spogliatoio. Per superare la crisi società, squadra e ambiente intero dovranno ritrovare energia e entusiasmo propedeutiche per affrontare al meglio il finale di stagione. Mollare adesso e ritenersi già fuori dalla lotta promozione diretta sarebbe un errore madornale, così come credere nell’invincibilità delle principali avversarie. L’ultimo turno ha mostrato quanto democraticamente ostico sia il Girone C e con un bottino di punti elevato ancora in palio occorre tornare ad essere la squadra solida e determinata vista nella prima parte di stagione. Che siano giorni di analisi e giudizi anche severi, di parole forti non destinate ad essere trascinate via dal vento, ma a patto che segua una rinascita in campo. E’ ora di rialzarsi, Catania. Ora o mai più.