EDITORIALE - Catania smarrito: crisi tecnica e mentale
15-02-2026 10:10 -
Autore: Andrea Mazzeo
Il pareggio di Siracusa non è un semplice passo falso. È la conferma di una tendenza preoccupante che rischia di trasformare una stagione promettente nell’ennesima occasione mancata.Due punti in tre partite contro Sorrento, Cerignola e Siracusa sono un dato che pesa come un macigno. Non tanto per la classifica in sé, quanto per ciò che racconta sullo stato attuale del Catania.
Dopo la sconfitta contro il Sorrento, la squadra ha smarrito identità e convinzione. È come se, da quel momento, fosse stata ammainata la bandiera dell’ambizione. Il gioco si è fatto prevedibile, scolastico, facilmente leggibile dagli avversari.La manovra è lenta, la circolazione orizzontale, le linee di passaggio spesso statiche. Si insiste quasi esclusivamente sulla corsia destra, dove Casasola continua a garantire spinta e continuità, mentre a sinistra l’incisività è drasticamente calata, come le prestazioni di Donnarumma. In mezzo al campo manca fosforo, manca personalità, manca ritmo.
La sensazione più inquietante è che il Catania non dia più l’impressione di poter accelerare quando serve. Nemmeno quando le dirette concorrenti inciampano. Nel pomeriggio in cui il Benevento rallenta contro il Latina, la squadra rossazzurra aveva un’occasione concreta per accorciare e riaprire il discorso. Invece ha prodotto un’altra prestazione timida, molle, incapace di tradurre la presunta superiorità tecnica in dominio reale.
E qui si entra nel nodo mentale. Una squadra che ambisce alla Serie B deve avere fame, cattiveria agonistica, capacità di “sentire” il momento. Il Catania, al contrario, sembra vivere di inerzia. Anche quando crea occasioni, lo fa senza continuità. Qualche parata avversaria, un episodio arbitrale discusso, un gol annullato che poteva cambiare l’inerzia: tutto vero. Ma il livello complessivo di produzione resta troppo basso per chi si propone come primatista.
Il mercato invernale avrebbe dovuto rappresentare la svolta. Toscano è stato accontentato nelle scelte. Eppure molti degli innesti sono rimasti ai margini. Miceli e Cargnelutti, acquistati per rafforzare la difesa, spesso relegati in panchina. Ponsi non ha praticamente mai visto il campo, diventando un oggetto misterioso che occupa uno slot prezioso, mentre il centrocampo continua a soffrire in termini di equilibrio e qualità. Le bocciature sono diffuse, stesso discorso per Di Noia e lo stesso Bruzzaniti. Il mercato di riparazione, nei fatti, non ha inciso.
Anche le scelte tecniche alimentano interrogativi. L’insistenza su determinati uomini, la difficoltà nel modificare spartito a partita in corso, l’assenza di soluzioni alternative quando il piano A si inceppa. Se il gioco è prevedibile, la responsabilità non può che essere condivisa tra campo e panchina. E quando si parla di una rosa che, per valore e monte ingaggi, supera di gran lunga molte avversarie, gli alibi si riducono drasticamente.
Il paradosso è evidente: contro squadre tecnicamente inferiori, il Catania appare meno tonico, meno determinato, meno convinto. A Siracusa, una formazione giovane e coraggiosa ha mostrato intensità e organizzazione, mettendo in difficoltà gli etnei e meritando il risultato positivo. Questo, al di là delle singole occasioni o degli episodi arbitrali, è il dato più allarmante.
La classifica, intanto, non aspetta. Il Benevento è lanciatissimo. La Salernitana resta con il fiato sul collo e potrebbe operare il sorpasso, facendo scivolare il Catania in una posizione ancora più scomoda. Il rischio non è soltanto dire addio al primo posto, che ormai appare una chimera, ma presentarsi ai play-off con una mentalità fragile e un gioco slegato, condizioni che raramente conducono alla promozione.
In un momento già segnato dal dolore per la scomparsa di Orazio Russo, l’ambiente avrebbe avuto bisogno di una risposta forte, di una prova di carattere capace di ricompattare tutto. Non è arrivata. E questo rende il quadro ancora più cupo.
Ora il recupero contro il Trapani diventa un crocevia. Non solo per la classifica, ma per la credibilità stessa del progetto tecnico. Perché una squadra che in tre gare contro avversarie abbordabili raccoglie la miseria di due punti non può, oggettivamente, essere considerata favorita per la vittoria finale del campionato.
Il tempo per invertire la rotta esiste ancora. Ma serve una svolta netta, mentale prima ancora che tattica. Perché il Catania visto nelle ultime settimane non basta. Non per vincere. Non per convincere. E, soprattutto, non per sognare davvero la Serie B.