Autore: Redazione
Secondo quanto evidenziato da La Sicilia, lo 0-0 interno contro il Cerignola ha lasciato una scia di interrogativi attorno al percorso del Catania. Il distacco dalla vetta è salito a otto punti, con la possibilità di ridurlo a cinque nello scontro diretto contro il Trapani. Un margine ancora colmabile sul piano aritmetico, ma che impone un cambio di passo immediato. In città convivono letture opposte: c’è chi vede ancora margini di rimonta e chi teme che le occasioni sprecate abbiano già indirizzato la stagione.
Se si osservano i numeri,
il primo dato che emerge è la solidità difensiva. Quattordici reti subite complessivamente e zero incassate al Massimino nelle dodici gare interne rappresentano un indicatore di affidabilità strutturale. L’organizzazione senza palla è uno dei marchi di fabbrica della squadra: linee compatte, coperture preventive attente, gestione ordinata delle transizioni negative. Anche con l’assenza di
Di Gennaro, elemento centrale nella costruzione dal basso, il reparto arretrato ha mantenuto equilibrio grazie alla crescita di alternative come
Allegretto e alla
continuità garantita da Celli e Pieraccini. L’impianto difensivo,
coerente con l’identità di Mimmo Toscano, resta la base più solida su cui costruire.
Il sostegno del pubblico costituisce un ulteriore fattore competitivo.
Le presenze medie al Massimino, costantemente elevate, testimoniano un coinvolgimento che in Serie C non trova paragoni.
Tuttavia, il calore della piazza non basta quando manca la concretezza nei momenti chiave. La capolista Benevento, ad esempio,
riesce a trasformare anche partite complicate in vittorie pesanti, dimostrando quella continuità che oggi fa la differenza in classifica.
Le difficoltà maggiori emergono nella fase offensiva. La squadra produce gioco, occupa stabilmente la metà campo avversaria e sviluppa manovra sugli esterni, ma fatica a tradurre il possesso in occasioni nitide e, soprattutto, in reti. Quando il risultato non si sblocca nella prima parte di gara, la manovra tende a perdere incisività.
Gli esterni garantiscono ampiezza e corsa, ma il riempimento dell’area e l’attacco coordinato degli spazi risultano spesso poco sincronizzati. Le opportunità create non vengono finalizzate con continuità e, quando il Catania passa in svantaggio, la reazione è raramente efficace.
Anche i singoli alternano prestazioni positive a passaggi a vuoto.
Caturano non ha ancora trovato la continuità realizzativa attesa;
Bruzzaniti, arrivato con numeri importanti, non ha accumulato minuti sufficienti per incidere stabilmente;
D’Ausilio non ripete con regolarità l’impatto avuto nella scorsa stagione;
Forte, pur andando a segno, è spesso costretto ad arretrare per partecipare alla manovra, riducendo la sua presenza negli ultimi sedici metri. Non si tratta di carenze strutturali, ma di un rendimento intermittente che impedisce alla squadra di fare il salto definitivo.
In questo contesto, il confronto sull’operato dell’allenatore è diventato inevitabile.
Una parte della tifoseria apprezza la coerenza tattica e l’equilibrio garantito; un’altra ritiene che servirebbe maggiore elasticità, magari con una seconda punta stabile o con soluzioni differenti in fase di rifinitura. La discussione si estende inevitabilmente anche alla società, perché nel calcio il giudizio su dirigenti e proprietà segue quasi sempre l’andamento dei risultati.
Il calendario ora impone un’accelerazione.
Le prossime gare richiedono un rendimento vicino alla perfezione per restare agganciati al vertice. Oltre all’aspetto tecnico, sarà determinante la tenuta mentale: le occasioni mancate hanno generato frustrazione, ma la stagione non è conclusa.
Recuperare alcuni indisponibili potrà restituire equilibrio e alternative, soprattutto in mezzo al campo, dove certe assenze hanno inciso più del previsto.
Le soluzioni non possono essere rivoluzioni, bensì aggiustamenti mirati: maggiore rapidità nella circolazione negli ultimi venti metri, attacchi più decisi dell’area, gestione meno frenetica delle situazioni decisive.
Il Catania ha una base difensiva solida e un pubblico che rappresenta un valore aggiunto; per restare in corsa serve trasformare il volume di gioco in produttività concreta. Il margine per farlo esiste ancora, ma il tempo per dimostrarlo si sta rapidamente assottigliando.