La Sicilia, Lunetta racconta: “Catania mi ha ridato tutto, ora sogniamo insieme”

27-01-2026 09:43 -

Autore: Redazione

Il volto segnato dalla fatica e l'energia che non viene mai meno. Gabriel Lunetta è diventato uno dei simboli del Catania capolista, punto di riferimento per una tifoseria che si riconosce nel suo modo di interpretare il calcio fatto di corsa, temperamento e sacrificio. Dopo l'ottavo gol stagionale segnato contro il Cosenza, l'attaccante si è raccontato in esclusiva al quotidiano La Sicilia, aprendo una finestra sul suo percorso umano e sportivo.

Il traguardo personale della doppia cifra è ormai vicino, ma per Lunetta non è un pensiero prioritario. "Francamente i miei numeri passano in secondo piano», chiarisce subito. La concentrazione è tutta sulla prossima gara: «Non chiedo di meglio che vincere contro il Sorrento. Adesso ogni gara conta il triplo, ogni movimento è importante. Non restano molte partite e dobbiamo gestirle al meglio".

Il rito del giro di campo al Massimino, accompagnato dagli applausi del pubblico, è diventato un appuntamento fisso dopo le vittorie. "È una scena che cerchiamo di meritare in partita. Ripaga la squadra, lo staff e il club per il lavoro impostato in ritiro e portato avanti fino a oggi". Lunetta è uno degli uomini più amati proprio per il suo atteggiamento, indipendentemente dal minutaggio. "Quando entro, titolare o a gara in corso, avverto l'affetto della gente. Catania mi ha acceso una fiamma dopo due campionati non eccezionali".

Un legame costruito sul campo, spiegato con semplicità: "La grinta, l'impegno e la voglia di arrivare sono miei ma anche di tutta la squadra". E quando in estate si parlava di mercato, la sua posizione era chiara: "Non mi è balenata l'idea di andare via, neanche per un istante. Ho sempre detto alla società che da qui non mi sarei spostato per nessuna cifra al mondo. Le motivazioni sono più importanti dei contratti".

Catania ha rappresentato una svolta anche dal punto di vista umano. "Avevo pensato persino di smettere", confessa. "Il passaggio in Sicilia è stato provvidenziale. Fisicamente ho recuperato e le motivazioni sono tornate altissime". Centrale nel suo rilancio è stato anche il lavoro quotidiano di Toscano: "Abbiamo coniato il termine “Toscanismo” per dare meriti a chi ci guida ogni giorno senza tralasciare il minimo particolare". Un allenatore esigente: "Urla tanto, ma a fin di bene. Dopo una stagione e mezza non abbiamo nemmeno bisogno di parlare. So già che vuole il massimo e cerco di ricambiare".

Sul piano tattico Lunetta si è adattato a ogni ruolo richiesto. "Gioco dove serve: da quinto, da centrale o da trequartista. Lo spirito non cambia". Le richieste del tecnico sono precise: "Aggressione degli spazi, guadagnare campo e attaccare l'area. Il lavoro è corale, non singolare".

Ripensando al ritiro di Norcia, individua lì l'origine di questo cammino: "Sono entrato subito in sintonia con tutti. Non è un caso che ora le cose vadano bene. Da lì ci sono state giornate felici e piccole flessioni che abbiamo superato insieme". Tra le partite chiave ne indica tre: "Catania-Siracusa, Crotone e Monopoli". In particolare la gara contro il Siracusa: "Sembravamo sull'orlo di una crisi, invece abbiamo reagito".

Non manca un sorriso ricordando l'esultanza concitata: "Gridavo per la gioia ma anche perché mi faceva male la spalla. Poi io e Tiago ci abbiamo riso su". E sul rinnovo di Jimenez, con cui condivide un legame speciale: "È come un fratellino. Viviamo insieme anche fuori dal campo. Mi fa piacere abbia rinnovato, ha fatto la scelta giusta. Lo tengo sotto la mia ala protettiva".

Fuori dal campo resta il ragazzo che ha conseguito una laurea in Economy and Management alla Cattolica di Milano e parla inglese come l'italiano. "Per ora faccio quello che amo. Da ragazzino vivevo con il pallone tra i piedi". Il calcio nasce grazie allo zio e alle domeniche a San Siro: "All'Atalanta Primavera ho capito che potevo tentare la strada del professionismo". Ricordi importanti anche con Colantuono, Reja e Gasperini: "Tre stili diversi. Gasperini è un perfezionista, ogni giocatore sapeva cosa fare in anticipo». E su Gomez: «Era come un Maradona. Con la palla faceva quello che voleva".

Guardando al campionato, Lunetta non si nasconde: "Sarà un duello fino alla fine tra noi, Benevento e Salernitana". Ma il pubblico resta l'arma in più: "Aspettiamo i tifosi a Potenza contro il Sorrento. Dobbiamo lavorare come se fosse sempre una finale".

Un pensiero va anche al presidente Pelligra: "Ha espresso la vicinanza del club verso chi ha bisogno. Condivido parole e fatti. Siamo vicini a tutta la gente di Catania e della Sicilia. “Melior de cinere surgo” riassume tutto". E sugli infortunati: "Giocano idealmente con noi. Quanto a Di Tacchio lo aspettiamo presto. Siamo un gruppo unito, una famiglia",.

Il rapporto con i tifosi emerge negli aneddoti: "Un tifoso mi ha regalato un santino con la mia faccia. Un altro mi ha mostrato un tatuaggio con la mia firma. Poi mi chiedono perché amo Catania…". Un sorriso che racconta meglio di ogni parola la sintonia tra Lunetta e la sua gente.