EDITORIALE – Monopoli, dal baratro alla vetta: il Catania non muore mai
19-01-2026 08:14 -
Autore: Andrea Mazzeo
Fino a dieci minuti dalla fine, la sensazione era quella tristemente familiare. Ancora una trasferta in Puglia da archiviare con amarezza, ancora una sera in cui il Catania avrebbe dovuto rientrare a casa con le pive nel sacco, dopo aver sofferto, rincorso e sbattuto contro un avversario organizzato, intenso, affamato. Il tabellone del “Veneziani” diceva Monopoli avanti, il cronometro correva veloce e, intanto, altrove il Benevento aveva fatto il suo dovere, travolgendo il Casarano e mettendo le mani su un possibile +3 in classifica, con all’orizzonte un’altra gara casalinga tutt’altro che proibitiva contro il Siracusa.
Lo scenario, per il Catania, era di quelli che tolgono il fiato: ingoiare il rospo di Monopoli, accettare una sconfitta pesante per morale e classifica, e prepararsi ad affrontare al Massimino quel Cosenza che all’andata aveva inflitto un poker ancora vivo nella memoria dei tifosi. Un bivio mentale prima ancora che sportivo. Perché perdere lì, in quel modo, avrebbe significato arrivare allo scontro contro i silani con più dubbi che certezze, con una vetta scivolata via proprio nel momento in cui il campionato entra nella sua fase più crudele.
E invece no. Il Catania ha riscritto la serata, ribaltato il destino e, paradossalmente, raccolto molto più di quanto prodotto nell’arco complessivo della partita. Non è una bestemmia calcistica dirlo: per lunghi tratti il Monopoli ha giocato meglio, ha avuto più ritmo, più occasioni, più controllo. Ha colpito un incrocio, ha spaventato Dini, ha trovato il vantaggio con merito e ha continuato a dare la sensazione di poterla chiudere o, quantomeno, di non rischiare nulla di serio. Il Catania, invece, ha faticato, ha sofferto sulle corsie, ha costruito poco e si è spesso affidato più alla resistenza che alla proposta.
Ma il calcio, soprattutto a questo livello, non è un esercizio di estetica. È una questione di momenti, di nervi, di dettagli. E soprattutto di scelte. Quelle di Toscano hanno cambiato il volto della partita. L’ingresso di Lunetta ha dato strappi, profondità, imprevedibilità. Non ha illuminato il gioco, ma ha acceso le scintille giuste. Da una sua giocata nasce il gol che riapre tutto: Casasola, fino a quel momento generoso ma poco incisivo, trova il diagonale perfetto, quello che sposta l’inerzia e insinua il dubbio nella testa del Monopoli.
Da lì in poi, la gara si trasforma. I pugliesi iniziano ad avvertire il peso di una vittoria che sembrava già in tasca, il Catania prende coraggio, anche senza produrre occasioni clamorose. È una pressione più emotiva che tecnica, fatta di cross, seconde palle, presenza in area. Ed è proprio in questo contesto che emerge la figura di Caturano. Fino a poco tempo fa ai margini, discusso, dato per spento. Due palloni toccati, un gol che pesa come un macigno. Opportunismo puro, tempismo, istinto. Qualità che non si insegnano e che spesso fanno la differenza nei campionati lunghi e sporchi come questo.
Quel gol al 94’, arrivato mentre il Benevento già pregustava la fuga e il Monopoli pagava l’eccesso di generosità, cambia tutto. Cambia la classifica, innanzitutto. Cambia il modo di arrivare alla sfida con il Cosenza, che da potenziale incubo diventa un banco di prova da affrontare con la schiena dritta e la testa alta. Cambia, soprattutto, la percezione del Catania: una squadra che magari non domina, che concede, che soffre, ma che resta viva, attaccata alla partita, capace di colpire quando conta davvero.
È una vittoria che va letta anche attraverso il ritorno dei tifosi in trasferta. 500 anime rossazzurre che hanno trasformato il “Veneziani” in una sorta di Massimino della Puglia, spingendo la squadra anche quando tutto sembrava perduto. Non è folklore, è sostanza. Lo hanno detto i protagonisti, lo ha ammesso Toscano: quell’incitamento costante ha inciso, ha tenuto accesa la fiamma, ha impedito al gruppo di lasciarsi andare.
Il Catania esce da Monopoli con tre punti che forse non raccontano fedelmente la partita, ma raccontano benissimo il momento della stagione. Perché certe vittorie arrivano non quando sei superiore, ma quando sei disposto a restare dentro la sofferenza senza scappare. E in un campionato decisamente "anomalo", portare a casa una rimonta così significa mandare un messaggio chiaro: il Catania c’è. E non ha alcuna intenzione di farsi da parte proprio adesso.