EDITORIALE - Catania, la vittoria che cambia i finali e misura la vera maturità
12-01-2026 07:50 -
Autore: Andrea Mazzeo
Il Catania, questa volta, ha riscritto il finale. E non è un dettaglio. Perché vincere negli ultimi minuti non era mai accaduto finora, ed è una frattura netta con il recente passato. Una frattura rivendicata anche da Toscano in conferenza stampa, quasi a voler certificare che qualcosa, finalmente, è cambiato nella testa prima ancora che nei piedi. È la vittoria della pazienza che non degenera in paura, dell’attesa che non si trasforma in rassegnazione. Una maturità che probabilmente l’anno scorso questa squadra non possedeva.
Eppure, sarebbe un errore fermarsi al risultato. Il 2-0 contro la Cavese racconta solo l’ultima pagina di una storia più complessa, fatta di superiorità territoriale, occasioni mancate e improvvise zone d’ombra. Perché il Catania continua a soffrire di una sterilità cronica negli ultimi sedici metri: costruisce, palleggia, occupa il campo, ma spesso arriva al tiro come chi bussa senza convinzione. Non è cinico, non è chirurgico. E così, anche quando domina, resta esposto alle incursioni avversarie. La Cavese, in questo senso, è stata probabilmente una delle avversarie più fastidiose viste al Massimino: organizzata, mobile, pronta a colpire appena si apriva uno spiraglio.
Il primo tempo, paradossalmente, era partito nel modo migliore. Ritmo alto, pressione costante, sensazione di controllo. Ma il dominio non si è mai tradotto in vere conclusioni capaci di mettere seriamente in difficoltà l’estremo difensore campano, Boffelli. Troppi tiri sporchi, troppe scelte affrettate, troppi cross senza reale veleno. Qui si innesta uno dei nodi strutturali di questa squadra: Forte è un attaccante che vive spalle alla porta, che lavora per gli altri più che per se stesso. Una virtù, certo, ma anche un limite, perché riduce la potenza d’urto dell’attacco e costringe il Catania a cercare il gol attraverso traiettorie più lunghe e prevedibili.
A complicare il quadro, una giornata non brillantissima sugli esterni. Donnarumma e Casasola, solitamente generatori di superiorità, questa volta non hanno acceso la miccia. Meno strappi, meno qualità, meno lucidità. E quando le corsie laterali non producono, il Catania diventa più leggibile, più attaccabile, più vulnerabile nelle transizioni difensive.
La svolta, però, è arrivata dalla panchina. Ed è qui che Toscano manda il segnale più forte della stagione. Per la prima volta, il tecnico abbandona ogni rigidità concettuale e sceglie il caos controllato: dentro tutte le bocche di fuoco, anche a costo di scoprirsi. Una scelta rischiosa, perché la Cavese era viva, aggressiva, pronta ad approfittare di ogni sbilanciamento. Ma è proprio in quel rischio che nasce la crescita. Toscano accetta la possibilità di prendere gol pur di aumentare le probabilità di farlo.
L’impatto di Rolfini e soprattutto di Bruzzaniti è devastante. Quest’ultimo non entra in partita: la deforma. Due assist che pesano come sentenze, a conferma di una qualità offensiva che, dalla cintola in su, è tra le più alte del campionato. Il problema non è il talento, ma la sua conversione in numeri. Il Catania crea tanto, ma finalizza poco. E spesso con fatica eccessiva.
Il mercato può e deve intervenire. L’arrivo ormai imminente di Miceli in difesa e l’innesto di almeno due centrocampisti — anche alla luce della probabile partenza di Stoppa — potrebbero completare un organico che ha valore, ma non ancora equilibrio pieno. Servono alternative, rotazioni, soluzioni diverse per evitare che il gioco offensivo diventi monocorde.
Il turno di campionato ha sorriso al Catania, che non ha sprecato l’occasione di agganciare il Benevento in vetta. Ma ora lo scenario cambia: i sanniti avranno due gare consecutive in casa, mentre i rossazzurri saranno attesi dalla trasferta di Monopoli, tutt’altro che banale. È lì che si misurerà la consistenza di questa maturità appena scoperta.
Intanto, però, è giusto fermarsi un attimo. Guardare la classifica. E godersi una vetta che arriva in uno dei campionati più complessi degli ultimi anni. Senza illusioni, ma con una consapevolezza nuova: questa squadra, finalmente, sa anche vincere quando il tempo sembra finito.