EDITORIALE – Catania, a Foggia un pari che alimenta dubbi in trasferta

04-01-2026 19:23 -

Autore: Andrea Mazzeo

Il ritorno in campo dopo la sosta invernale conferma una sensazione che accompagna il Catania da tempo: lontano dal Massimino la squadra fatica a imporsi con la stessa autorevolezza mostrata tra le mura amiche. La trasferta di Foggia, prima gara del girone di ritorno e del 2026, non fa eccezione e si inserisce in una tradizione poco felice che vede spesso i rossazzurri rientrare dalle festività senza riuscire a cambiare passo.

L’avvio di gara, in realtà, sembrava poter raccontare una storia diversa. Nei primi minuti il Catania prende il controllo del gioco, palleggia con ordine e mette sotto pressione un Foggia inizialmente in difficoltà, nonostante un terreno di gioco tutt’altro che favorevole. Le occasioni arrivano e la sensazione è che la partita possa essere indirizzata presto. Proprio in quel frangente, però, emergono i limiti che da settimane frenano il rendimento esterno: poca cattiveria negli ultimi sedici metri, scelte affrettate o troppo conservative e la tendenza a sciupare quanto costruito.

Il progressivo spreco consente ai rossoneri di prendere fiducia, alzare l’intensità e rientrare mentalmente nel match. Pur senza creare grandi pericoli per Dini, il Foggia cresce sul piano dell’agonismo e dell’organizzazione, dimostrando di essere tutt’altra squadra rispetto a quella travolta all’esordio stagionale. È il segnale che il campionato è cambiato e che nessuna gara può essere affrontata contando solo sul divario tecnico.

Il copione, a quel punto, si ripete con una puntualità quasi crudele. L’errore clamoroso sotto porta pesa come una sentenza e poco dopo arriva il vantaggio pugliese, episodio che riporta alla mente altre trasferte recenti vissute con lo stesso copione. In quel momento riaffiora il dubbio che il Catania, privo anche di alcune pedine importanti, possa smarrirsi definitivamente.

La risposta, va riconosciuto, arriva. L’ingresso di Rolfini modifica l’atteggiamento offensivo e rende la squadra più verticale e presente in area. Il pareggio, seppur nato da una situazione episodica, appare meritato e testimonia come il Catania, quando alza il livello di coraggio e densità offensiva, riesca a rendersi più pericoloso. Tuttavia, la fase finale del match non restituisce l’immagine di una capolista pienamente convinta dei propri mezzi. L’assalto conclusivo è generoso ma disordinato, privo di quella lucidità necessaria per completare la rimonta.

Ed è qui che il pareggio assume i contorni del “dolce amaro”. Da un lato, il punto evita una sconfitta che in altre stagioni sarebbe stata probabile; dall’altro, lascia la consapevolezza che una squadra con ambizioni di vertice non può accontentarsi di sopravvivere in trasferta. Anche perché il contesto del girone C è tutt’altro che permissivo, come dimostrano risultati clamorosi maturati sugli altri campi, a partire dal crollo della Salernitana sul campo di uno Siracusa brillante e organizzato.

Il primato momentaneo del Catania va quindi letto con equilibrio. È un segnale positivo, ma anche fragile, legato agli incastri del calendario e alle prossime gare delle dirette concorrenti, come il Benevento, chiamato a confrontarsi con un Crotone imprevedibile. In un campionato così combattuto, affidarsi esclusivamente al rendimento interno non può bastare per costruire uno strappo decisivo.

La sensazione è che al Catania manchi ancora quel salto mentale necessario per imporsi anche fuori casa: maggiore sfrontatezza, più qualità nelle scelte centrali e la capacità di chiudere le partite quando l’avversario vacilla. Senza questo passo in avanti, il rischio è quello di continuare a galleggiare su equilibri precari, rinviando sempre il momento della vera fuga. In un girone che non fa sconti, prima o poi, anche questi pareggi potrebbero presentare il conto.