2025 alle spalle: Il Girone d’andata del Catania dalla A alla Z
28-12-2025 17:01 -
Autore: Pier Andrea Aidala
E’ soltanto un gioco di fine anno ma, volendo azzardare, quale sarebbe l’alfabeto rossazzurro del girone d’andata 2025-2026 appena trascorso? Scopriamolo assieme.
A, come Allegretto. Non ce ne voglia Aloi, per cui la stagione è con grosse probabilità amaramente già finita, ma il difensore ex Picerno è l’emblema del gruppo costruito da Toscano. Dopo tanta panchina e voci di addio, il ragazzone di Pozzuoli ha conquistato la fiducia di tecnico e tifosi. Non importa se viene schierato da braccetto, da centrale o a piede invertito, Allegretto c’è. Per informazioni chiedere agli attaccanti avversari.
B, come la categoria a cui si ambisce. Mai come quest’anno la sensazione è che il lavoro svolto da dirigenza e staff tecnico sia all’altezza del primato. Per conquistare il salto di categoria diretto occorrerà battere una concorrenza folta ed agguerrita, in particolare il Benevento, altra B cruciale in questa stagione.
C, clean sheet. Il record di imbattibilità interna durerà a lungo, per quella che è la miglior difesa europea tra le mura amiche. Se il Cibali è un fortino inespugnabile lo si deve certamente anche al dodicesimo uomo in campo, e in particolare alle Curve, altra C cruciale per scappar via da quella meno amata.
D, come Dini. Dopo anni di eremitica ricerca e delusioni cocenti, finalmente il Catania ha un portiere affidabile e autorevole. Dini e altri 10.
E, come Emmanuele Pio Cicerelli. Il grave infortunio rimediato contro il Latina lo terrà a lungo lontano dal prato del Massimino, ma il coro unanime di tifosi e addetti ai lavori è stato “Emmanuele, tieni duro, ti aspettiamo in campo”, per nome, come si fa con un amico stretto, un parente, qualcuno a cui si vuole davvero bene. Il numero 10 rossazzurro merita la rivincita, magari con un gol decisivo prima della conclusione del campionato...
F, come Forte. Arrivato tra scetticismo e qualche giudizio affrettato di troppo, l’attaccante ha smentito tutti risultando l’elemento maggiormente funzionale della fase offensiva di Toscano. 7 reti nel girone d’andata, alcune delle quali autentiche perle da categoria superiore, sono un bel modo per rilanciarsi e puntare alla doppia cifra finale. In mezzo, tanto lavoro sporco al servizio della squadra. Qualcuno ancora rimpiange Inglese?
G, come Grella. Filo conduttore del Catania targato Pelligra, il dirigente australiano ha appreso le severe lezioni delle ultime stagioni, costruendo una macchina dirigenziale adeguata ad un club professionistico che mira a palcoscenici più ambiziosi. Se Torre del Grifo sarà nuovamente una struttura legata al club etneo, un giusto merito va attribuito a Grella, che da sempre ha spinto in tale direzione. L’augurio è che ad aprile si raccolgano i frutti del faticoso lavoro compiuto sin dalla rinascita del Catania.
H, come Home. Trattandosi quella del Catania di una proprietà anglofona, è opportuno lanciare il messaggio in lingua madre. L’acquisizione del centro sportivo di Torre del Grifo restituisce una casa alla società etnea e pone le basi per il futuro. Adesso occorre fare l’ultimo sforzo per saldare la restante parte a seguito dell’aggiudicazione dell’asta competitiva, ma presto, speriamo prestissimo, l’elefante tornerà ad allenarsi nella sua “home, sweet home”.
I, come Ierardi. Solo un anno fa l’avventura ai piedi dell’Etna per il centrale ex Vicenza sembrava al capolinea. Poi una rinascita graduale che lo ha reso, prima dell’infortunio, il miglior difensore dell’intera categoria. Lo rivedremo in campo a metà gennaio, sperando vi rimanga fino a fine torneo.
L, come Lunetta. In una squadra di titolari, forse, nessuno come Gabriel Lunetta è un titolarissimo. Prima punta, trequartista, esterno, l’italo-francese cambia zolla del campo ma non l’atteggiamento che ne ha fatto un beniamino dei tifosi e una sicurezza per il tecnico. Imprescindibile.
M, come Mercato. In una macchina quasi perfetta la dirigenza sarà chiamata a inserire al contempo uomini in grado di non mutare gli equilibri dello spogliatoio e calciatori capaci di fare la differenza. Se tale sfida verrà superata, il Catania avrà ottime chance di staccare il ticket tanto agognato a fine stagione.
N, come Nessun rimpianto: quasi a voler parafrasare gli 883, la stagione 2025-26 del Catania, al giro di boa, intona le note del celebre brano di Pezzali. In estate si era scritto e detto tanto degli addii dolorosi di ex beniamini del Massimino. Oggi sembra passato un secolo e non vi è più alcun retrogusto amaro se non l’eco dei fischi del Cibali.
O, come Obiettivo. Forse per la prima volta dal ritorno in Serie C, la società è stata chiara sulla meta finale da raggiungere a qualunque costo. Il salto di categoria è più di un sogno, e dopo un’odissea che racconta di una decade abbondante nei bassifondi del calcio italiano è giunto il momento di un balzo in avanti.
P, come Pelligra. Il Presidente parla meno del passato, posta meno sorrisi sui social, ma agisce decisamente di più con azioni concrete che guardano al futuro del club. Torre del Grifo, gli investimenti sulla prima squadra, sono solo alcuni esempi. Ci si augura che presto anche il marchio faccia parte delle promesse mantenute dal patron australiano.
Q, come Quaini. Arrivato per volere dell’ex tecnico Tabbiani, il mediano ha vissuto stagioni all’insegna di alti e bassi, per imporsi durante la gestione Toscano come un elemento pressoché fondamentale dello scacchiere tattico. Se talvolta giungesse qualche cartellino giallo in meno saremmo vicinissimi alla perfezione.
R, come Rinnovo. La telenovela della stagione rossazzurra è senza alcun dubbio quella relativa al rinnovo di contratto di Kaleb Jimenez. Il numero sette sta diventando turno dopo turno sempre più importante per mister Toscano, ma l’annosa questione del vincolo in scadenza rischia di mutare equilibri e certezze in campo. Che la Befana porti con sé una firma last minute?
S, come Sostituzioni. Mai come quest’anno l’apporto dei subentrati sta facendo la differenza. Malgrado le difficoltà legate agli infortuni, chiunque abbia ricevuto la chiamata del mister, anche a partita in corso, ha dato un apporto il più delle volte decisivo. Ci si augura che il 2026 spiani la strada del gol anche a Rolfini e Caturano, vero valore aggiunto della panchina etnea.
T, come Toscano. Poche parole, tanto lavoro. Inutile discutere sull’estetica del gioco dell’allenatore calabrese, ciò che conta è il risultato. Al giro di boa il suo Catania è in vetta assieme al Benevento, la missione è arrivarci in solitaria a fine aprile.
U, come Unità. Il gruppo di Capitan Di Tacchio e soci segue con dedizione l’allenatore e i risultati sul campo testimoniano una compattezza che appartiene solo alle squadre capaci di conquistare obiettivi importanti. Merito della società, dello staff tecnico e del collettivo di atleti, tutti uniti per un unico obiettivo.
V, come Vittoria. Non quella singola, ma intesa come trionfo finale. In un torneo dall’altissimo coefficiente di difficoltà, questo Catania sta dimostrando di poter lottare concretamente per il ticket diretto per la cadetteria. La concorrenza è folta, ma ciò non può spaventare un gruppo coeso come quello rossoazzurro.
Z, come Zarbano. Il dirigente ex Genoa è l'anello mancante che occorreva inserire nell’organigramma etneo per far funzionare al meglio ogni ingranaggio del club. Esperienza, serietà e competenza al servizio della causa. L’auspicio è che festeggi immediatamente il suo primo anno ai piedi dell’Etna con una promozione.