Ieri Catania ha riaperto uno scrigno di memoria collettiva che per 45 anni era rimasto custodito nel cuore di chi c’era e nella curiosità di chi, troppo giovane allora, quella stagione l’aveva soltanto sentita raccontare. La presentazione del libro “Quella stagione perfetta” di Tiziana Pizzo è diventata molto più di un evento culturale: è stata una vera e propria restituzione emotiva di un’epoca in cui Catania fu capitale della pallavolo italiana. La sala, gremita fino all’inverosimile, ha restituito l’immagine di un’intera città raccolta attorno a uno dei suoi ricordi sportivi più luminosi: lo scudetto femminile dell’Alidea del 1980, primo titolo tricolore di volley femminile mai arrivato al Sud.
Il libro nasce da una lunga attesa, quasi da un appuntamento con il destino continuamente rimandato. Per anni Tiziana e la sorella Donatella avevano provato a organizzare questo momento, tra ostacoli, imprevisti, il dolore per la scomparsa della Professoressa Lyliana, prima donna a vincere uno scudetto da allenatrice, e persino il lungo stop imposto dal Covid. Ma ieri quella partita, simbolicamente, è stata finalmente vinta. E lo si è capito subito dall’atmosfera che si respirava: una miscela di commozione sincera, orgoglio, gioia condivisa e gratitudine.
Si è pianto senza imbarazzo, soprattutto quando l’attore Filippo Brazzaventre ha letto il passo del libro che racconta la partita decisiva per il titolo. Ma si è anche riso, tanto, grazie alla conduzione leggera e coinvolgente di Gino Astorina, capace di tenere per ore una platea fatta di ex atlete, dirigenti, arbitri, appassionati, amici che in quegli anni avevano condiviso palazzetti, trasferte, sogni e sacrifici. Poi è arrivato uno dei momenti più intensi della serata, quando le protagoniste di quell’impresa sono salite sul palco una dopo l’altra: tutte eleganti, fiere, con negli occhi ancora la luce di chi sa di aver scritto una pagina che non si cancella. I nomi scorrevano come in un album di famiglia: Pennisi, Billotta, Privitera, Rannisi, Bellini, Ferlito, Borzì, Carchiolo, accanto ai dirigenti e agli artefici di quel progetto sportivo, fino alla presenza simbolica dell’unica straniera, Julia Bendeova.
Il racconto non si è limitato a quell’unica stagione, ma ha abbracciato un intero periodo storico, intrecciando le vicende dell’Alidea con quelle di Bowling e Torre Tabita, squadre che contribuirono a creare il ciclo vincente del volley femminile catanese. La prefazione del libro è firmata da Jacopo Volpi, storica voce della Rai, che nel suo intervento ha rievocato anche il clima del vecchio palasport di piazza Spedini, dove “cadevano tutti”, maschile compreso, e dove la pallavolo era diventata davvero patrimonio popolare. In sala, ad annuire, c’erano volti che hanno segnato quella stagione irripetibile, tra cui ex campioni, arbitri, tecnici, insieme al presidente regionale del Coni Enzo Falzone e al sindaco Enrico Trantino.
La serata si è aperta con immagini che hanno fatto venire i brividi: l’ultima gara dell’Alidea, commentata dalla voce giovanissima di Piero Dupplicato. Poi sono arrivati anche i saluti in video, come quello di Paolo Pizzo, due volte campione del mondo di scherma, nipote di Tiziana e Donatella, che ha ricordato quanto lo spirito sportivo gli sia stato trasmesso proprio in famiglia. E ancora, l’intervento a sorpresa di Andrea Lucchetta, sempre capace di portare entusiasmo e modernità nel racconto dello sport. La società Catania Rossazzurra, attraverso il presidente Enzo Ingrassia, ha premiato le campionesse d’Italia, mentre il giornalista Maurizio Nicita ha ricordato il valore storico di quella vittoria e il giusto ingresso della Professoressa Pizzo nella Hall of Fame.
Tra il pubblico c’erano anche i protagonisti della Paoletti campione d’Italia maschile nel 1978, a testimoniare una stagione irripetibile per l’intero movimento etneo, capace in pochi anni di portare due scudetti a Catania, maschile e femminile, e di fornire l’ossatura della Nazionale argento ai Mondiali. Un passato che non è nostalgia fine a sé stessa, ma radice profonda di ciò che lo sport rappresenta ancora oggi per la città.
“Quella stagione perfetta” è molto più di un libro di sport. È un viaggio nella memoria, un atto d’amore verso la pallavolo, verso le persone che l’hanno resa grande, verso una Catania che seppe sentirsi al centro dell’Italia sportiva. Tiziana Pizzo, ex giocatrice della Nazionale, campionessa d’Italia nel 1980, oggi vive ad Aci Trezza, affacciata sul mare, e continua a scrivere con lo stesso sguardo sensibile che ieri ha guidato il pubblico dentro le sue pagine. La sua voce restituisce dignità al ricordo, trasformando l’impresa sportiva in racconto umano, fatto di paure, sogni, fatica, amicizia, passione.
Il finale è stato affidato alle immagini scelte dall’autrice per raccontare l’evoluzione del volley, dagli albori ai trionfi mondiali della Nazionale italiana. Poi, quasi sottovoce, una frase ha acceso un nuovo sorriso tra i presenti: "Mi sa tanto che dovrò scriverne un altro". Un annuncio semplice, che ha fatto scattare un applauso lungo, spontaneo, liberatorio. Perché, in fondo, ieri non si è chiuso un capitolo: se ne è aperto un altro, con la consapevolezza che certe storie, quando sono autentiche, non finiscono mai davvero.